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L'intervista
18 Giugno 2023 - 15:13
Rosaria Benedetto
26 anni appena compiuti e 7 lingue parlate: italiano, inglese, spagnolo, tedesco, portoghese, russo, francese. Due cifre che potremmo usare per cominciare a descrivere Rosaria Benedetto. La ragazza è cresciuta a Nole e si è avvicinata al mondo dell'arte grazie al festival Lunathica. "La frequento da quando è stata fondata - ci racconta - ma faccio la volontaria da tredici anni".
Rosaria è convinta che "si possa comunicare anche col corpo, e gli spettacoli di Lunathica lo dimostrano". Laureata in mediazione linguista e poi in linguistica, al momento lavora in Iveco, dove mette disposizione la sua conoscenza delle lingue per il servizio clienti esteri.
Un giorno le è capitata un'occasione: sfilare al settantaseiesimo festival del cinema di Cannes. Non se l'è fatta scappare.
Come sei arrivata a Cannes?
E' capitata l'occasione quando ho visto un annuncio su Instagram: si erano liberati due posti dopo che due modelle russe non avevano ottenuto il visto. Erano solo cinque giorni prima della sfilata. Non so in base a cosa, ma ho deciso di buttarmi. Avevo commentato il post su Instagram dicendo ironicamente che quelle basse come me non sarebbero state considerate, e invece sono stata contattata. Certo è che se non avessi avuto un po' incoraggiamento da più parti non l'avrei mai e poi mai fatto. Ho dovuto inviare delle mie foto e le mie taglie per candidarmi di modo che la stilista potesse vedermi. Si trattava di una stilista russa, Ludmila Kanunnik, che era lì per esporre la sua nuova collezione in stile futurista, e quindi alle tre di notte di sabato sera ho inviato queste foto, e poi la domenica pomeriggio mi hanno confermato che sarei stata parte del gruppo. Avremmo sfilato per il Royal Gentlemen Gala all'hotel Barrière d'Albion di Cannes, il 26 maggio.

Rosaria Benedetto
Avevi già avuto altre esperienze prima della sfilata?
Sì, un'altra volta per un eventino piccolo: era a Nole per la serata di apertura delle selezioni di Miss Italia, anche se io non concorrevo per Miss Italia. Ho fatto però sei anni di teatro, e questo mi ha aiutato a sfidare la tensione; in più ho fatto anche spettacoli di acrobatica: sono abituata all'idea di avere del pubblico che guarda e si aspetta qualcosa. Come fotomodella avevo invece fatto già qualche esperienza.
Cosa succede nei momenti immediatamente precedenti alla sfilata? Come ci si prepara?
Sembrava una favola: siamo arrivati lì in largo anticipo nel pomeriggio, c'erano delle conferenze nelle altre stanze e delle make up artist che arrivavano da tutto il mondo. Ci hanno truccate e acconciate in base a quello che diceva la stilista. Va detto che di stilisti ce n'erano molti, si trattava davvero di un ambiente internazionale. Mi sono ritrovata a fare da interprete tra francese, russo e italiano. Si sentiva anche l'ansia generale, la voglia di finire tutto in tempo. Appena eravamo pronte, poi, abbiamo fatto le prove generali per sfilare in un'altra stanza, con foto nel backstage. Fatte le prove, che erano tutte in russo, hanno cominciato a sfilare tutti, si sfilava tra i tavoli per poi finire tutte sul palchetto.

Con Ahn Bonaparte
Cosa ti porti dietro di più dell'esperienza?
Sicuramente molta soddisfazione, perché è stato davvero tutto inaspettato: sono cose che non avrei mai pensato di fare. Ho vissuto momenti bellissimi e super intensi: mi ha sorpreso l'umiltà di tutte quelle persone che ti parlavano e ti trattavano come un'amica. Ho avuto modo di conoscere la principessa Ahn Bonaparte, che ha presentato la serata, e Richard Marcello. Tutto questo è partito dalla gentilezza gratuita di altre persone, perché se non avessi ricevuto degli incoraggiamenti non sarei stata lì.
Lo rifaresti?
Decisamente.

Con altre modelle
Per finire: il mondo della moda è spesso oggetto di critiche per il suo carattere estremamente performativo. Tu che esperienza hai avuto in merito?
Mi stavo chiedendo anche io come sarebbe stata l'esperienza sotto questo aspetto, e mi chiedevo se fossi all'altezza. Ciononostante, non solo nel nostro gruppo ma anche negli altri ho visto molta voglia di aiutarsi a vicenda; si trattava di un momento di festa. Insomma, ci si aiutava tantissimo ed è stato bello perché in questo ambito ho visto tanta umanità e zero competizione. Mi sono sembrati tutti abbastanza tranquilli e almeno in questo caso non competitivi.
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