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Nuovo ospedale di Ivrea: al primo posto c’è di nuovo l’area Ribes. E adesso che si fa?

Il sindaco Matteo Chiantore sarà in grado di esercitare il ruolo di presidente della Conferenza dei sindaci?

Nuovo ospedale di Ivrea: al primo posto c’è di nuovo l’area Ribes. E adesso che si fa?

Le analisi sono finite e c’è uno studio sui tre siti individuati per la costruzione del nuovo ospedale. Lo ha detto “giurin giuretto” l’assessore regionale alla sanità Luigi Genesio Icardi la scorsa settimana rispondendo ad una interrogazione  del consigliere regionale  del Pd Alberto Avetta.

“In relazione alla collocazione del nuovo Ospedale di Ivrea, a valle dello studio commissionato dalla Regione è stata stilata una graduatoria di siti preferibili in base ad una serie di parametri tecnici - ha specificato Icardi - Sono stati effettuati ulteriori approfondimenti soprattutto di carattere idrogeologico portati a termine dai competenti uffici regionali”.

A muso Alberto Avetta.

Alberto Avetta

“Prendiamo atto  con favore - gli ha risposto - che sono  terminate le verifiche tecniche relative ai vari siti candidati ad ospitare il nuovo ospedale di Ivrea, che a breve l’assessore Icardi incontrerà AslTO4 e i sindaci del territorio per definire una “localizzazione condivisa”.

“Dopo tanto tempo sprecato - ha aggiunto Avetta  - stiamo forse, seppur faticosamente, arrivando al primo concreto passo. Ora bisogna recuperare il ritardo accumulato e andare avanti con determinazione senza alimentare altre sterili contrapposizioni tra territori. In ogni caso saranno necessari anni per vedere i primi risultati e nell’attesa occorre occuparsi dell’attuale ospedale, che ha bisogno di interventi manutentivi (i cantieri Piano Arcuri e Pnrr finalmente sono partiti)  e deve essere dotato delle migliori tecnologie (a cominciare dalla tanto attesa risonanza magnetica). Il presidio di Ivrea vanta una squadra di sanitari di altissimo livello che, nonostante tutte le criticità, è riuscita a rendere di nuovo attrattivo il nostro ospedale. Medici, infermieri, tecnici ed amministrativi costituiscono un valore aggiunto che la Giunta Cirio ha il dovere di  tutelare e sostenere fornendo loro, domani, una moderna ed efficiente struttura ospedaliera, e garantendo, oggi, tutte le dotazioni tecnologiche che consentano di lavorare al meglio. Queste professionalità e competenze sono il nostro vero patrimonio pubblico. Sarebbe davvero un peccato se andasse disperso per l’inerzia di qualcuno”. 

Il ping pong

Sia come sia questo “ping pong” tra Regione, commissioni consigliari, conferenza dei sindaci e direzione generale dell’Asl To4, comincia un po’ a stancare.  

Domanda: c’è o non c’è una graduatoria?

Ve lo diciamo noi.... Sì che c’è! Al primo posto l’area Ribes, al secondo l’area ex Montefibre e al terzo Palazzo Uffici... Proprio come a suo tempo aveva evidenziato lo studio dell’Ires.

“Non abbiamo preso alcuna decisione sul siti - ci ha però specificato al telefono Icardi - C’è uno studio portato avanti da Regione, Ires e AslTo4 che li compara. La scelta la dovrà fare la conferenza dei sindaci e il Comune che metterà a disposizione l’area. La scelta è politica ma anche tecnica. La verità è che Montefibre e Ribes  hanno un punteggio quasi simile. Di buono c’è che possiamo partire subito. C’è la disponibilità del finanziamento Inail e con il nuovo codice appalti i costi della progettazione saranno perlopiù in carico all’azienda che vincerà la gara.”

Insomma, ecco il motivo per cui la notizia della graduatoria non è stata data prima delle elezioni e la si vuole  dare solo adesso. Avrebbe massacrato i candidati a sindaco Stefano Sertoli e Andrea Cantoni, che poi, per la verità, si sono massacrati da soli.

“L’idea di aspettare le elezioni non è mia ma del governatore Alberto Cirio...” passa e chiude Icardi...

E se non è questo un agire da Ponzio Pilato  diteci voi che cos’è? Non certo un bel messaggio per il cittadino bombardato da notizie su una sanità che funziona male, per non dire malissimo, con tempi lunghi di attesa, pronto soccorso che non funzionano e cure, in alcuni casi, talmente costose da indurre i pazienti a lasciar perdere. Tant’è! L’impressione è che quand’anche si volesse prendere una decisione sarebbe o “ideologica” o “strategica”. 

Nella seconda ipotesi a nessuno sfugga che allungare i tempi, o il brodo, significherà arrivare a scadenza del mandato (si vota per il rinnovo del consiglio regionale il prossimo anno) con un nulla di fatto.

E siccome la politica così stupida non è, su Ivrea, complice l’ex presidente della Conferenza dei sindaci nonchè sindaco di Ivrea Stefano Sertoli, ci si è affidati alla logica del “dividi et impera”, facendo cioè litigare i comuni dell’eporediese all’infinito, con inutili gruppi di lavoro e dibattiti.

C’è una soluzione? 

In verità una soltanto. Trattandosi di argomenti e strutture dell’Asl To4, a mettere la parola fine a questa litania, ci dovrebbe pensare (e su questo ha ragione da vendere Icardi) la Conferenza dei sindaci preconfezionata non dalla Direzione Generale (come si è fatto sino ad oggi) ma da quei 10 comuni che da soli bastano a fare la maggioranza. 

Esattamente come si faceva un tempo, quando Aldo Corgiat di Settimo, Fiorenzo Grijuela di Ivrea, Andrea Fluttero di Chivasso, Francesco Brizio di Ciriè ecc.., si incontravano il giorno prima per tirare giù la linea da seguire o per inforcare Regione, direzione generale e quanti stessero menando il can per l’aia.

C’è solo un particolare. L’attuale presidente Matteo Chiantore, che è anche sindaco di Ivrea, quando si siederà lì, sarà in grado di spogliarsi della sua posizione di sindaco per fare gli interessi dell’Asl To4 nel suo insieme e quindi anche dei suoi concittadini? Delle due l’una.

Potrà continuare nella disperata ricerca di un consenso di tutti i piccoli comuni dell’eporediese fino allo sfinimento giustificandosi, come ha sempre fatto Sertoli in questi ultimi cinque anni, con le enormi difficoltà a mettere insieme la maggioranza di un’assemblea che conta 174 comuni, oppure governare l’assemblea con la logica che per una maggioranza bastano una decina di teste come peraltro scritto a chiare lettere sul Regolamento approvato nella seduta della Conferenza dei Sindaci del 5.5.2008. 

Prevede che “ogni Comune dispone di un numero di voti in proporzione al numero degli abitanti residenti alla data del 31 dicembre dell’anno precedente, con aggiornamento triennale a decorrere dall’1.1.2008.” 

E ancora che “I voti sono assegnati ai singoli Comuni nella misura di un voto ogni 2500 abitanti o frazioni di 2500 e che ai Comuni con un numero di abitanti inferiore a 2500 spetta un voto!”.

Tutto chiaro? A noi sì!

Certo è che per fare di un sindaco un presidente non basterà conoscere i problema dell’ospedale di Ivrea, ma occorrerà entrare con la testa nei problemi di tutti gli altri sindaci, parlandone con Claudio Castello di Chivasso, Elena Piastra di Ivrea, Loredana Devietti di Ciriè e via discorrendo.

Coldiretti dice “NO” all’area Ribes e 
al consumo di suolo per un nuovo ospedale

 

Per la scelta del sito più adatto al nuovo ospedale di Ivrea Coldiretti chiede che si tenga conto del rischio idrogeologico oltre che del consumo di suolo agricolo oltre che della facilità di accesso. Coldiretti Torino conferma, quindi, la richiesta di escludere l’area “Ribes” di Pavone Canavese dalle aree tra cui scegliere l’area di realizzazione del nuovo ospedale di Ivrea. «Dei tre siti selezionati – osserva il presidente di Coldiretti, Bruno Mecca Cici - l’area di Pavone è quella esposta al consumo di suolo agricolo e, soprattutto, al rischio idraulico, come sanno bene amministratori e agricoltori. Al contrario, le aree ex industriali “Palazzo Uffici Olivetti” e “Montefibre” sono indenni da rischi idrogeologici e soprattutto sono spazi dove non c’è agricoltura. Inoltre, da cittadini del territorio, aggiungiamo che sono inserite in zone più accessibili per i residenti di Ivrea e del territorio eporediese».
Sarebbe un errore ripetere gli sbagli del passato, quando in Canavese sono state cementificati territori poi coinvolti in gravi dissesti o in eventi alluvionali. «La recente tragedia della Romagna alluvionata ha fatto venire in mente agli agricoltori l’alluvione del 15 ottobre 2000, quando il Nodo idraulico di Ivrea ha rivelato tutta la sua instabilità idraulica con l’allagamento di vastissime aree di terreni agricoli. Per questo nella scelta del nuovo sito per l’ospedale di Ivrea si deve tenere conto dalla sicurezza idrogeologica. Sembra scontato ma nel dibattito a cui stiamo assistendo sembra che questa sia una questione secondaria».
«La decisione sul luogo dove costruire il nuovo nosocomio eporediese deve essere presa considerando anche l’importanza di preservare al massimo la preziosa capacità del Canavese di produrre cibo di qualità. Il comparto agricolo è per l’Eporediese un settore economico strategico che innesca filiere agroalimentari che oggi generano valore secondo soltanto all’industria elettronica e manifatturiera e che rappresentano bacini occupazionali importanti per un territorio che ha vissuto una preoccupante deindustrializzazione. Trattare i campi coltivati come semplici superfici facili da espropriare sarebbe un grave errore strategico».
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