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Sindaco show in Consiglio: “Anche i miei omissis parlano chiaro”

Attaccato dalla minoranza, ha fatto un discorso che ha mischiato presunte minacce ricevute, il celebre “tatuaggio”, le marce per la legalità e gli “storici detrattori”...

Sindaco show in Consiglio: “Anche i miei omissis parlano chiaro”

“Speculazioni politiche”. “Strumentalizzazioni dei miei detrattori storici”. E ancora: “Stanno turbando la mia onorabilità”. Fino a lasciare tutti a bocca aperta con una dichiarazione shock: “Forse non tutti sapete che è due anni che sono sottoposto a vigilanza per minacce di morte!”.

Claudio Castello si è preso la scena, l’altra sera in Consiglio comunale, rispondendo alla richiesta di chiarimenti che le opposizioni di centrodestra e di Liberamente Democratici hanno messo sul tavolo come “conditio sine qua non” per non abbandonare il Consiglio.

Che le parole di Castello non abbiano convinto Doria, Buo e compagnia s’è già scritto. 

La minoranza chiedeva spiegazioni sul perché la versione del sindaco resa in Consiglio nel maggio 2021 sulle intercettazioni tra lo stesso Castello e Giuseppe Pino Vazzana fosse diversa da quella rilasciata in tribunale a Ivrea due anni dopo, il 10 maggio scorso.

Là era stata un’ingenuità rispondere alle telefonate del presunto affiliato di ‘ndrangheta - all’epoca dei fatti, il 2017, un semplice imprenditore come tanti - oggi in tribunale a Ivrea è diventata una “metamorfosi” per ricercare voti, un “non ricordo” dietro l’altro (tre in totale) alle domande del pm Valerio Longi e del giudice Stefania Cugge che gli chiedevano conto del contenuto di quelle ormai celebri intercettazioni.

L’altra sera Castello non si è limitato a replicare - e alla fine ad applaudire provocatoriamente l’opposizione mentre abbandonava l’aula insoddisfatta dalle sue parole - ma è andato oltre.

Ha tirato in ballo la storia delle minacce di morte a cui tutti, almeno pubblico, giornalisti e consiglieri di minoranza, hanno strabuzzato gli occhi.

Nel suo intervento ha messo un po’ di tutto, finanché l’ammissione di un certo “impaccio” nel ritrovarsi a deporre in un’aula di tribunale”.

Questa è una speculazione politica di certi miei detrattori storici - ha inforcato Castello -, dopo che hanno provato ad attaccare la mia onorabilità, ora si appigliano a quella testimonianza che non ha nessuna rilevanza penale. Stanno turbando la mia quotidianità. E’ da più di due anni che sono sottoposto a vigilanza per minacce di morte, ma non ho mai utilizzato questo in campagna elettorale. Noi siamo altro. Noi ci confrontiamo ogni giorno con le forze dell’ordine, onoriamo i martiri delle mafie, portiamo la legalità nelle scuole. Provo disgusto per i tatuaggi che inneggiano alla criminalità organizzata che si sono visti in certe situazioni. Ripeto: non sono né indagato né imputato e la deposizione di mercoledì parla chiaro. Anche i miei omissis parlano chiaro”. 

Claudio Castello l'altra sera in Consiglio comunale (foto Andrà)

Presentarsi in tribunale - ha aggiunto - ha provocato in me un naturale impaccio specie quando si parla di fatti episodici che risalgono ad anni fa. Nel percorso di Platinum il Comune di Chivasso si è costituito parte civile: è questo quello che conta. La ‘ndrangheta è il male assoluto, non ha niente a che spartire con la cultura della nostra gente. La mia storia parla per me…”.

Ma a quali minacce di morte faceva riferimento il sindaco di Chivasso Claudio Castello?

Abbiamo provato a chiederlo all’ufficio stampa del primo cittadino ma il sindaco non vuole aggiungere altro.

Anche le forze dell’ordine non si esprimono. 

L’unico riferimento che abbiamo trovato nella rete è quello al 21 aprile 2021, quando Castello ricevette alcune minacce sui social e per cui la Polizia Municipale avviò un’indagine.

In particolare, dopo l'ennesimo aperitivo non autorizzato alla Torteria di via Orti, comparvero sul profilo Facebook del primo cittadino alcuni commenti conditi da insulti e pesanti allusioni, fino alle minacce vere e proprie.

Un utente, già identificato, sottolineava che il sindaco "arriverà a trovare non le mazzate ma le pallottole" perchè "di Hitler e Mussolini sotto terra ce ne saranno sempre". Castello aveva appena annunciato sui social di aver contattato il prefetto di Torino, "sollecitato dai cittadini che chiedono di far finire questa continua sfida allo Stato e alle regole di contenimento del contagio”.

Probabile, ma non certo perché non abbiamo conferma dal diretto interessato, che si riferisse a quest’episodio.

Anche perché pare che le minacce - così dice un'altra fonte - si potrebbero riferire a due lettere anonime ricevute dal primo cittadino nella primavera di due anno fa. 

In risposta alle minoranze si sono espressi in Consiglio anche i capigruppo di maggioranza.

Stefano Mazzer (Pd) ha spiegato che “i processi si fanno nelle aule dei tribunali e non in sala del Consiglio”, ribadendo la “piena fiducia nell’operato del sindaco. Quella fiducia l’abbiamo chiesta anche noi quando andavamo a richiedere i voti ai nostri concittadini. Nel 2017 la persona di cui stiamo parlando (Vazzana, ndr) era un imprenditore e come tale veniva trattato sia dal sindaco sia da altri personaggi di Chivasso”.

Per Adriano Pasteris (Noi per Chivasso), che all’epoca dei fatti contestati sedeva in opposizione, “bisogna essere garantisti sempre, fino in fondo, ci vuole fiducia nella giustizia sennò è giustizialismo. La giustizia è altra cosa, ha dei riti. La ritualità della giustizia va rispettata, è la base della convivenza civile. Il patentino della legalità non si autodetermina, nessuno può addossarselo. Da questo punto di vista abbiamo fatto notevoli passi avanti rispetto ad anni fa. Se noi avessimo un minimo di dubbio non ce lo doveva spiegare Buo, noi ci saremmo già dimessi”.

Anche Chiara Gasparri “Sinistra Ecologista” è intervenuta per ribadire di credere alla “buona fede di Castello. Magari ha peccato di ingenuità di cui oggi certamente non peccherebbe più…”.

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