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Cronaca
06 Maggio 2023 - 15:45
Con una delibera del 5 maggio scorso l’Asl To4 ha “licenziato” la dirigente Carla Fasson. Stando a quel che si legge la decisione saerbbe stata presa per “mancanza” dei titoli necessari ad occupare la posizione che stava occupando. Il provvedimento non è firmato dal direttore generale Stefano Scarpetta, ma dal direttore del personale Marco Pricco, congiuntamente al direttore amministrativo Stefano Loss Robin e dal direttore Alessandro Girardi.

Da qui in avanti Fasson potrà rivolgersi al tribunale del lavoro per far valere le eventuali proprie ragioni.
Nello specifico, com’è ormai noto Fasson non s’è mai iscritta all’albo dei tecnici di laboratorio (come richiesto dal Decreto in vigore dal marzo 2018 firmato dell’allora ministro alla Sanità, Beatrice Lorenzin) perché secondo i magistrati eporediesi non avrebbe avuto e non ha i requisiti richiesti per ricoprire il ruolo di dirigente del Dipsa.

In verità, questo finale era già scritto da giorni. Prevedibile e consequenziale alle altre ben più pesanti accuse formulate dai pm Valentina Bossi e Alessandro Gallo della Procura di Ivrea e avallate dal Gip Fabio Rabagliati che l’ha definita un “soggetto socialmente pericoloso”.
Nelle carte eporediesi quel che emerge è che all’Asl To4 per vincere le selezioni interne o avanzare di carriera occorreva conoscere lei.
Era lei a comandare e lo sapevano un po’ tutti.
Vicina ai primari, ma soprattutto crocevia di tutte le decisioni prese ai piani alti di via Po a Chivasso, dove ha sede la Direzione Generale dell’Asl To4.
C’è per esempio una telefonata in cui Fasson si rivolge a Stefano Scarpetta dicendogli che «deve seguirla, che ci sarà un rimpasto e che verranno sicuramente spostati...».

Il direttore generale Stefano Scarpetta
A riprova del suo inserimento anche in situazioni che non la riguardano, in un’altra conversazione telefonica del febbraio di un anno fa, chiede a Scarpetta «se Rossi (liquidatore Saapa) ha le palle per gestire l’ospedale di Settimo e tutta la situazione».
E ancora in un altro colloquio telefonico la dirigente del Dipsa detta al direttore Scarpetta ciò che deve dire ai giornalisti.
In un caso garantisce il posto di coordinatore di Radiologia medica ad una persona in cambio degli «esiti delle analisi biologiche di alcune persone».
E il suo interlocutore, che poi si sarebbe presentato alla selezione interna, vincendola, le risponde: «Ogni tua richiesta è un ordine per me».
Carla Fasson è accusata di rivelazione di segreto, corruzione (una sola condotta) e di abuso d’ufficio per aver di fatto obbligato la vincitrice di un concorso interno a non accettare l’incarico a Settimo Torinese (credendo fosse Ivrea) che sarebbe poi andato ad una candidata “amica”.
Tutto abbastanza alla luce del sole e con modi alquanto discutibili. Al telefono con Massimo Gai, coordinatore dello Spresal di Ivrea la si sente dire: «Massacrala, falla desistere. Dille che il posto è a Ivrea (e non allo Spresal di Settimo ndr), che lì nevica, che da Torino c’è un sacco di strada da fare, tutti i giorni. Dille che le sarà chiesta una reperibilità h24, sempre, che lavorerà sabato e domenica, che le ferie sarà complicato farle e che non avrà mai il trasferimento».
Non si fa nulla per nulla Massimo Gai in cambio avrebbe ricevuto le domande di un concorso per il Sisp di Ciriè a cui avrebbe poi partecipato la moglie Maria Gazzera.
Secondo la Procura dopo i “favori” i vincitori si sentivano in un certo senso obbligati con Fasson e finivano con il prestarsi “ad ogni richiesta perché lei aveva assicurato a loro l’agognata promozione” con tanto di aumento di stipendio. Manco a dirlo, molti dei vincitori sono indagati.
Tra gli “altarini” scoperti quello del concorso per lo Spresal di Ciriè anticipato da Fasson di qualche giorno perchè Claudia Griglione, che avrebbe dovuto vincerlo (era tutto scritto), aveva già comprato i biglietti per gli Stati Uniti....
L’altra inchiesta a Torino
Non ce n’era ancora abbastanza considerando che nei giorni scorsi è giunta la notizia di una nuova indagine aperta dalla Procura di Torino a cui per competenza, quella di Ivrea, ha girato uno stralcio degli atti.
Stando a quel che se ne sa Carla Fasson, 53 anni, avrebbe chiesto al dottor Giulio Meinardi, o se si preferisce avrebbe ipotizzato con lui, di posizionare un gps (sistema di posizionamento) sotto la macchina del dottor Libero Tubino, direttore del reparto di otorinolaingoiatria dell’ospedale di Chivasso, nonché del dipartimento chirurgico di tutta l’AslTo4.
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“Monitora i suoi spostamenti” avrebbe detto Fasson a Meinardi che per inciso è in pianta organica senza cariche dirigenziali.
La domanda è perchè mai Fasson volesse “pedinare” Tubino e sapere dove andasse a tutte le ore del giorno?
Una vicenda a tratti pruriginosa, che non resterà senza risposta considerando i motivi (non sono poi così tanti) per cui una persona arriva a decidere di controllarne un’altra attraverso un software di solito utilizzato da polizia, guardia di finanza e carabinieri per seguire gli indagati.
«Sulla questione gps, al momento, alla mia assistita non viene contestato alcun reato. E dunque non è vero che lo aveva posizionato sotto l’auto. Credo piuttosto che la questione sia frutto di fraintendimento di una dichiarazione fatta. Io comunque non ho ancora avuto modo di ascoltare gli audio delle telefonate», sottolinea l’avvocato Beatrice Rinaudo che difende Carla Fasson.
A questa accusa se ne aggiunge un’altra. Pare infatti che Fasson si facesse anche timbrare il cartellino d’ingresso da altre persone. Scrive il giudice torinese delle indagini preliminari “concorrono nel reato di accesso abusivo al sistema informatico” in quanto “Fasson si sarebbe fatta timbrare il cartellino da altre persone”.
Anche su questo l’avvocato Rinaudo che la difende ha già messo le mani avanti: «Non è assolutamente vero. Al momento non fa parte dei capi d’imputazione contestati, ma se dovessero contestare questo reato, allora, produrremo tutta la documentazione a dimostrazione che è tutto falso».
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