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Il caso

"Genitore 1" e "genitore 2" al posto di mamma e papà: il "decreto Salvini" colpito e affondato

Lettera al ministro Matteo Salvini di una delle due mamme, Sonia, che a Roma si sono viste riconoscere il diritto ad essere chiamate "genitore"

"Genitore 1" e "genitore 2" al posto di mamma e papà: il "decreto Salvini" colpito e affondato

Lo scrive al ministro Matteo Salvini una delle due mamme, Sonia, che a Roma si sono viste riconoscere il diritto ad essere chiamate 'genitore' anziché venire inquadrate nelle caselle 'padre' e 'madre'

La società "è già pronta" ad accogliere bambini con due mamme: e tornare alla scritta 'genitore' sulla carta di identità non è una minaccia per la famiglia tradizionale.

Lo scrive al ministro Matteo Salvini una delle due mamme, Sonia, che a Roma si sono viste riconoscere il diritto ad essere chiamate 'genitore' anziché venire inquadrate nelle caselle 'padre' e 'madre' che escludono le coppie omogenitoriali.

Matteo Salvini

Il governo studierà la sentenza con particolare attenzione dato che, a quanto si è appreso, ritiene che presenti problemi di esecuzione e di identificazione personale.

Ma l'avvocato Alexander Schuster, paladino di tante famiglie arcobaleno, dice che la sentenza deve essere applicata: "è definitiva".

"Sono figlia di un padre e di una madre che mi amano infinitamente, ma la mia bambina ha due mamme che l'hanno desiderata, la amano e si prendono cura di lei tutti i giorni, esattamente come hanno fatto i miei genitori con me. Genitori, questo siamo", sottolinea Sonia.

Foto d'archivio

"E cosa ci sia di discriminante nella parola genitori, anziché padre e madre, nel chiedere che venga rispettata la nostra identità personale e familiare, questo proprio non riesco a comprenderlo, mi perdoni", prosegue Sonia nella lettera aperta rivolta all'attuale ministro delle Infrastrutture che nel 2019, quando era ministro degli Interni, emanò un decreto per sbarrare il passo al riconoscimento anagrafico dei figli di genitori dello stesso stesso.

"Non riesco a comprendere - prosegue Sonia - come la nostra legittima richiesta minacci la 'famiglia tradizionale', quella con cui tutti i giorni interagiamo dentro e fuori la scuola di nostra figlia, rapportandoci serenamente, oserei dire 'normalmente' ".

"Non capisco, ma sarà sicuramente un mio limite, come il fatto di chiedere che vengano difesi i nostri diritti voglia dire compromettere quelli della famiglia tradizionale. I papà e le mamme degli amichetti della nostra piccola grande donna - prosegue Sonia - ci accolgono tutti i giorni senza sentirsi minacciati. La società, ministro, è molto più preparata, flessibile e inclusiva delle Istituzioni".

Foto d'archivio

L'avvocato Schuster spiega che cause come quella delle due mamme di Roma "sono molto costose", circa 25mila euro per tre gradi di giudizio, e quando vengono proposte per la prima volta, occorre che dietro alle famiglie ci sia una associazione che con un apposito gruppo di lavoro, in questo caso Rete Lenford e l'Associazione famiglie arcobaleno, promuova il ricorso 'pilota'.

Un ricorso che era stato proposto davanti al Tar di Roma: una vittoria in sede amministrativa contro il decreto 'Salvini' del 31 gennaio 2019, sottolinea ancora l'avvocato Schuster, avrebbe avuto valore in tutto il territorio nazionale, "ma il Tar ha passato la 'palla' al giudice ordinario con la conseguenza che la decisione che riconosce il diritto delle due mamme ad essere chiamate 'genitore' vale solo per loro". Ma "è definitiva e deve essere applicata".

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