AGGIORNAMENTI
Cerca
Il caso
17 Novembre 2022 - 23:42
Lo scrive al ministro Matteo Salvini una delle due mamme, Sonia, che a Roma si sono viste riconoscere il diritto ad essere chiamate 'genitore' anziché venire inquadrate nelle caselle 'padre' e 'madre'
La società "è già pronta" ad accogliere bambini con due mamme: e tornare alla scritta 'genitore' sulla carta di identità non è una minaccia per la famiglia tradizionale.
Lo scrive al ministro Matteo Salvini una delle due mamme, Sonia, che a Roma si sono viste riconoscere il diritto ad essere chiamate 'genitore' anziché venire inquadrate nelle caselle 'padre' e 'madre' che escludono le coppie omogenitoriali.

Matteo Salvini
Il governo studierà la sentenza con particolare attenzione dato che, a quanto si è appreso, ritiene che presenti problemi di esecuzione e di identificazione personale.
Ma l'avvocato Alexander Schuster, paladino di tante famiglie arcobaleno, dice che la sentenza deve essere applicata: "è definitiva".
"Sono figlia di un padre e di una madre che mi amano infinitamente, ma la mia bambina ha due mamme che l'hanno desiderata, la amano e si prendono cura di lei tutti i giorni, esattamente come hanno fatto i miei genitori con me. Genitori, questo siamo", sottolinea Sonia.
-1668724390846.jpg)
Foto d'archivio
"E cosa ci sia di discriminante nella parola genitori, anziché padre e madre, nel chiedere che venga rispettata la nostra identità personale e familiare, questo proprio non riesco a comprenderlo, mi perdoni", prosegue Sonia nella lettera aperta rivolta all'attuale ministro delle Infrastrutture che nel 2019, quando era ministro degli Interni, emanò un decreto per sbarrare il passo al riconoscimento anagrafico dei figli di genitori dello stesso stesso.
"Non riesco a comprendere - prosegue Sonia - come la nostra legittima richiesta minacci la 'famiglia tradizionale', quella con cui tutti i giorni interagiamo dentro e fuori la scuola di nostra figlia, rapportandoci serenamente, oserei dire 'normalmente' ".
"Non capisco, ma sarà sicuramente un mio limite, come il fatto di chiedere che vengano difesi i nostri diritti voglia dire compromettere quelli della famiglia tradizionale. I papà e le mamme degli amichetti della nostra piccola grande donna - prosegue Sonia - ci accolgono tutti i giorni senza sentirsi minacciati. La società, ministro, è molto più preparata, flessibile e inclusiva delle Istituzioni".

Foto d'archivio
L'avvocato Schuster spiega che cause come quella delle due mamme di Roma "sono molto costose", circa 25mila euro per tre gradi di giudizio, e quando vengono proposte per la prima volta, occorre che dietro alle famiglie ci sia una associazione che con un apposito gruppo di lavoro, in questo caso Rete Lenford e l'Associazione famiglie arcobaleno, promuova il ricorso 'pilota'.
Un ricorso che era stato proposto davanti al Tar di Roma: una vittoria in sede amministrativa contro il decreto 'Salvini' del 31 gennaio 2019, sottolinea ancora l'avvocato Schuster, avrebbe avuto valore in tutto il territorio nazionale, "ma il Tar ha passato la 'palla' al giudice ordinario con la conseguenza che la decisione che riconosce il diritto delle due mamme ad essere chiamate 'genitore' vale solo per loro". Ma "è definitiva e deve essere applicata".
Edicola digitale
I più letti
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.