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Cronaca
16 Novembre 2022 - 15:14
L'ex assessore regionale Antonio Saitta e Lorenzo Ardissone
E' morto per arresto cardiaco Lorenzo Ardissone. Aveva 64 anni. Laureato in Giurisprudenza e con una specializzazione in gestione manageriale acquisita presso la School of Management dell’Università Bocconi di Milano, Ardissone vantava una lunga esperienza in sanità, sia nel privato che nel pubblico. In particolare, negli anni ’90 era stato Direttore del Provveditorato dell’ex ASL 9 di Ivrea, Direttore Amministrativo dell’USL Valle d’Aosta dal 2000 al 2006, Direttore Amministrativo e poi Generale della Clinica Eporediese (Policlinico di Monza) dal 2010 al 2013.
Infine nel novembre 2013 Direttore Generale dell’USL Valle d’Aosta e nello stesso periodo, nell’ambito della Commissione Cottarelli, membro del Gruppo di Coordinamento del Ministero della Salute e dei tavoli operativi sul programma di Revisione della Spesa. Un lungo e qualificato curriculum professionale, in cui si inseriscono numerosi incarichi in enti pubblici Ipab per l’assistenza agli anziani, comuni e consorzi dei servizi sociali.
Tante medaglie, ma anche un neo, parecchio grosso, la direzione dell’Azienda Servizi Ambiente (ASA), dal 2007 al 2009, cioè della municipalizzata che si occupava dei rifiuti nell’alto Canavese, che è poi finita com’è finita, con un fallimento e più di 50 milioni di euro di debiti.

Questo il curriculum. Ma Ardissone è stato in Canavese e per i tanti che lo hanno conosciuto molto altro. Per intanto si dimise da direttore generale dell'Asl TO 4 un anno prima della scadenza in seguito ad un voto di sfiducia della conferenza, arrivato subito dopo una letteraccia sottoscritta da 24 sindaci del chivassese per la cattiva gestione della fase pandemica.
Si dirà: questioni politiche. Beh certo, ma non solo.
C'è che il suo modo di fare, il suo modo di essere in alcuni momenti ha dato davvero molto da pensare.
Successe nel 2017. Si svegliò una mattina e chiese a tutti i primari degli ospedali di Chivasso, Ivrea, Ciriè e Settimo, di attaccare con chiodi e martello un "crocefisso" nei reparti... I pronto soccorso scoppiavano, le liste d'attesa (ieri come oggi) erano fuori controllo e lui, quasi di rimando, altro non riusciva a fare che chiedere a tutti di rivolgersi a Dio e alla Madonna.
“Il crocifisso c’è da sempre. Non è una cosa che mi sono inventato io - ci disse poi in un intervista - Diciamo che non c’era ovunque e siccome a me piacciono i reparti più o meno ordinati avevo dato disposizione, ormai più di un anno e mezzo fa, che lo si mettesse dove non c’era, salvo toglierlo di fronte a pazienti più o meno sensibili. Non mi sembra un argomento di così gran rilievo...". Amen!
Incredibili le sue email ai dipendenti. Quella della Pasqua del 2017 con una poesia di Gianni Rodari dal titolo “La Speranza” e del Natale del 2016, quattro pagine tratte dalla bibbia ebraica ( il “Qoelet” o “Ecclesiaste”) evidentemente da stampare e poi anche leggere con attenzione. Un santone? Un prete mancato? In tanti se lo chiesero e ci fu chi cominciò a chiamarlo "Don Lorenzo Ardissone”, a tempo perso anche direttore generale dell’Asl To 4!.
Che poi quel testo, scritto in Giudea nel IV o III secolo a.C. ad opera di un autore ignoto che affermava di essere il Re Salomone, conteneva un lungo elenco di meditazioni pessimistiche sulla vita. Della serie: “tutto è vanità”, “tutto è inutile, vuoto”. Due, in particolare: a cosa serve fare il bene e a cosa serva fare il male. Se la morte è l’unica conclusione della vita, allora tutto sembra vano. E cosa suggerisce il Qoelet? Di avere “fiducia nel Padre” e “ di seguire le sue indicazioni”. Tra le altre la famosa frase “Vanitas vanitatum” (vanità delle vanità), perchè tutto non è altro che cosa vana e fatua. Insomma cose forti! Pensieri e parole da farti star lì per un’intera notte a rimirar le stelle o anche solo il soffitto della camera da letto.
In verità Ardissone non era stato il primo e neanche l’unico ad essersi perso tra i tanti versi di questo testo. Tra gli altri il cantante Folk statunitense Pete Seeger per comporre negli anni cinquanta la canzone Turn! Turn! Turn!. Poi il cantautore Angelo Branduardi per la sua “Vanità di Vanità”, contenuta nell’album “State buoni se potete” del 1983. S’aggiunge niente meno che Robert Schumann nella composizione del primo dei 5 Pezzi in Stile Popolare op. 102 per violoncello e pianoforte e, infine, Francesco Petrarca nel sonetto “Voi ch’ ascoltate in rime sparse il suono”, prima poesia del “Canzoniere”, nella sua forma completa “Vanitas Vanitatum et omnia vanitas”, tradotta in Italiano volgare. E qui ci fermiamo, ma non è ancora finita qui.
La sua più grande azione (s'intende sempre di Ardissone), roba da tenersi alla sedia, fu l'iniziativa "Finistre d'azienda", quando chiese in sostanza ai dipendenti di fare quel che in una normale aziende sarebbe stato considerato roba da fannulloni. Autorizzati tutti a guardare dalla finestra e poi a disegnarne il panorama Ed era un po' come se li avessimo, infermieri, impiegati, dottori, novelli Picasso, con matite, gomma e temperino, a comporre schizzi, dell’auto parcheggiata in seconda fila, del castello di Ivrea, dell’ambulanza della croce rossa che va e che viene. Tutti concentrati sui colori, chissà quanto ai malati che avrebbero dovuto invece rappresentare la loro unica ossessione. Insomma delle due l’una. O noi non avevamo capito nulla della sanità pubblica (e l’aveva capita solo l’artista Ardissone) o non l’aveva capita solo lui e urgeva un intervento, minimo minimo dell’assessore regionale alla sanità. Da vero poeta le parole utilizzate da Ardissone nel comunicato aziendale.

“Tutti noi - diceva e scriveva - trascorriamo in azienda una cospicua parte delle nostre vite e, più o meno consapevolmente, acquisiamo dalla frequentazione dei luoghi aziendali punti di osservazione, porzioni di orizzonti, di tetti, di cortili, di strade, colline, alberi, antenne e misceliamo questi ingredienti con il quotidiano esercizio della professione. E se ce lo raccontassimo? E se lo rendessimo patrimonio condiviso e partecipe?”.

“Perchè la finestra e il suo osservato sono la traccia affettiva e un potentissimo patrimonio di memoria che ognuno di noi si porta appresso per ogni luogo frequentato...”
Già perchè non farlo?
A convincerlo sarebbe stato (il cognome è tutto un programma) l’amico architetto Matteo Pericoli, newyorchese di adozione e da qualche anno torinese di residenza.
Perchè?
“Perchè la finestra e il suo osservato sono la traccia affettiva e un potentissimo patrimonio di memoria che ognuno di noi si porta appresso per ogni luogo frequentato...”
E per Pericoli, a dirla proprio tutta, la “finestra” era un po’ diventata un’ossessione. Qualche primavera primavera prima aveva infatti realizzato un progetto simile, con gli studenti del Liceo Scientifico Gramsci di Ivrea.
Ne erano emersi semplici schizzi in bianco e nero, bozzetti, prospettive ma soprattutto storie, riflessioni filosofiche sulla vita, note autobiografiche, memorie e ricordi di infanzia, di amicizie, di paure, frammenti di vite.
“Lo scorso mese di giugno - aggiungeva Ardissone - la Direzione Generale aveva dato alcuni mandati, tra questi uno chiedeva di esplorare strategie finalizzate a sviluppare il senso di appartenenza aziendale. Tema antico, attuale e di grande prospettiva che va affrontato partendo dal singolo e dalla sua unicità per poi salire ad un livello collettivo, di gruppo e di squadra. Tale approccio trova proprio nella medicina narrativa, nell’approccio autobiografico, nell’identificazione di simboli e valori comuni una sua fisiologica e sinergica alleanza per avviare un percorso rivolto a tutti i dipendenti dell’ASL TO4...”.
E se non era pura retorica questa, diteci voi cos’era. Solo allucinazioni? Tutto vero! Provare per credere. I disegni di chi se n’era stato minuti, ore o giornate attaccato alla finestra a guardare fuori in attesa della giusta ispirazione, arrivarono puntuali e ci fu pure un grande evento con l’esposizione presso il Polo di Officina H.
“Uno schizzo, un racconto osservato dal posto di lavoro - continuò e insistette Ardissone - Non l’azienda trasparente che si fa guardare, ma l’azienda che attraverso i suoi mille occhi guarda fuori e nel farlo si racconta, riflette e si interroga sviluppando l’appartenenza nella condivisione del comune punto di osservazione. Punti di vista, cioè “punti di azienda”.
E poi ancora Ardissone, neanche fosse in preda ad una visione divina. “Perchè l’idea di un’azienda vissuta come un punto di vista privilegiato per osservare il fuori è un ribaltamento di paradigma poiché finora si è sempre parlato di aziende trasparenti per essere guardate e non il contrario. Di fatto però l’osservazione diventa reciproca, in questo caso si vuole dare voce all’osservato del professionista....”.

Mario Traina, ex direttore sanitario dell'Asl To4, Braccio destro di Lorenzo Ardissone
Qualcuno avrebbe dovuto fermarlo... ma non era ancora giunto il tempo.
In verità qualcuno ci provò, correva il giugno del 2018, quasi alla scadenza del suo primo mandato. Nientepopò di meno che il suo braccio destro, l'allora direttore sanitario Mario Traina, sponsorizzato dall’allora assessore regionale al lavoro Gianna Pentenero. Nelle sfere alte del Pd per settimane non si parlò d’altro, così come peraltro si diceva che mai e poi mai l’assessore regionale Antonio Saitta si sarebbe piegato a Pentenero. E poi? Mario Traina non venne giudicato idoneo e Lorenzo Ardissone si è ritrovato con la strada spianata e la nomina in tasca per i successivi tre anni.
“Sono felice per la mia conferma in questa Azienda - commentò dopo aver appreso la notizia - Sono felice per me ma soprattutto per la nostra organizzazione. Una conferma che vuole significare sì che ha fatto bene anche il Direttore ma, soprattutto, che hanno fatto bene tutti i professionisti e gli operatori che ogni giorno si dedicano ai loro compiti. Cosa dire, si riparte ma senza mai esserci fermati. Ancora grazie a tutti”.

Nella foto di repertorio. Al centro il direttore generale Lorenzo Ardissone. A destra Giovanni La Valle
E su questo, qualche cosa da dire ci sarebbe stato, non foss’altro che per gli “scandali”, magari non tanto grossi (dipende dai punti di vista), che aveva contraddistinto quei suoi primi tre anni, a cominciare dal concorso da primario organizzato per sè medesimo (fatto e vinto) dall’ex direttore sanitario Giovanni La Valle. Uno scivolone inaudito che aveva fatto sobbalzare sulla sedia mezzo consiglio regionale. Tutti tranne Ardissone. Serafico e sereno, s’era pure messo a difenderlo a suon di comunicati stampa, salvo poi essere “silenziato” dall’assessore regionale Saitta in prima persona.
Per la cronaca, La Valle, dopo tutto quel "can-can" passò alla "direzione sanitaria" del Policlinico San Martino di Genova e poi tornò alla Città della salute di Torino dove oggi è direttore generale... Una carrierona, insomma.
Nel dicembre del 2021 la "batosta". I carabinieri perquisiscono l'abitazione di Ardissone ad Agliè e gli sequestrano telefonino e computer. Il suo nome è tra gli indagati per turbativa d’asta all’ospedale Parini di Aosta (fatto risalente dal 2013 al 2015). Il reato ipotizzato è turbativa del procedimento amministrativo per l’affidamento del servizio di pulizie dell’ospedale Parini di Aosta per circa tre milioni. L’inchiesta coordinata dal pm di Aosta Luca Ceccanti è affidata ai carabinieri. Gli indagati sono 4: oltre ad Ardissone anche Massimo Cassinelli titolare della finanziaria che gestisce la Cm Service di Cascinette d’Ivrea e due dipendenti della Cm Service.
PS. Alla fin fine però quel che emerge chiaramente è che Ardissone era un "buono". Buono a tutto non tanto a dirigere le aziende a cominciare dall'Asl TO4. Probabilmente in molti, in allora, ne avevano approfittato. Alla famiglia le condoglianze di questa redazione.
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