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“L’acquedotto della Valle Orco è un’opera anacronistica”

Bruno-Mecca-Cici

Bruno Mecca Cici

Nuovo acquedotto della Valle orco. Sul progetto di cui si parla oramai da anni Coldiretti tutto vuole fare salvo che farsi portare a spasso come la bela maria.“Stavo giusto pensando di rac- cogliere più informazioni - com- menta con noi il presidente Bruno mecca Cici - A noi non è mai arrivato nulla di ufficiale. In linea di massima vanno bene le concessioni a chi spende di più o a chi ci guadagna, come nel caso della diga di Ceresole la cui gestione è affidata a Iren, ma se poi l’agricoltura è condi- zionata dalla magnanimità di chi gestisce i corsi d’acqua, non va bene....”. La verità è che... “dopo un’an-
nata così siccitosa dovremmo avere imparato che qualunque progetto di captazione idrica deve essere adeguato al concetto di uso plurimo delle acque – os- serva ancora - Rispolverare un progetto come quello dell’acque- dotto della valle Orco e concepirlo per il solo utilizzo idropotabile ci pare del tutto anacronistico. Un’opera che prevede un prelievo importante da bacini imbriferi come quello dell’Orco che vede i ghiacciai in ritirata e la man- canza di precipitazioni nevose deve perlomeno essere utile per tutti e tre gli usi strategici: pota- bile, energetico e anche irriguo. Dobbiamo imparare tutti qual- cosa da quello che sta accadendo
al clima. Il primo insegnamento è che l’acqua non deve mancare all’agricoltura. Le produzioni agricole, dai cereali ai foraggi, dagli ortaggi alla frutta tutti i prodotti della terra hanno biso- gno di acqua. Senza irrigazione non c’è agricoltura. Se dovremo fare fronte ad annate sempre più siccitose, intervallate da bombe d’acqua, l’unica strada per con- tinuare a produrre cibo senza dover aumentare la dipendenza dall’estero è accumulare l’acqua quando piove troppo per usarla quando non piove ma anche utilizzare le risorse per i grandi investimenti pubblici in favore di opere che coprano tutti i fabbiso- gni primari. L’agricoltura deve
entrare a pieno titolo tra i bisogni primari e non ci deve più essere una grande derivazione così come una grande captazione che
non siano progettate anche per fi- nalità irrigue. Ci aspettiamo che l’ATO acque, Regione Piemonte, Città Metropolitana, Iren e Smat
vogliano incontrarci per discu- tere insieme di adeguamento del progetto che risponda anche ai fabbisogni irrigui».
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