Cerca

Siccità. SOS degli agricoltori: "Tanti non hanno il cibo da dare agli animali"

Siccità. SOS degli agricoltori: "Tanti non hanno il cibo da dare agli animali"

Enrico Mason coltivatore e allevatore di Monteu da Po, nel chivassese

La pandemia, la guerra ed ora la siccità, tutti eventi di cui, fino a due anni fa, avevamo letto solamente nei libri di storia. Chi avrebbe potuto immaginare un loro ritorno? 

Ma ecco che ora sono qui, sgradite compagne del nostro quotidiano e ci toccano da vicino, sono il nostro presente. 

La siccità ha dato il colpo di grazia all’economia: non possiamo nemmeno permetterci il lusso di usare la classica perifrasi “l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso” – sarebbe un’eresia - perché è proprio lei a scarseggiare: l’acqua. 

Ma quando tutto sembra perduto ecco che riappare – anche se pur di breve durata - la pioggia e con lei la speranza. Pochi giorni che hanno permesso all’azienda Corneliana Agricola Società Cooperativa di Monteu da Po di salvare il raccolto. A raccontarci la storia è Enrico Mason dell’azienda nota per la coltivazione di cereali, grano, mais e soia, ma anche per l’allevamento di vacche piemontesi. 

Siamo stati fortunati per questi due temporali, che ci hanno praticamente salvato il raccolto, ma altri agricoltori e allevatori lo sono stati meno, soprattutto nella zona collinare, dove non ha fatto una goccia d’acqua”. 

Mason racconta infatti di amici che “hanno aziende agricole in serie difficoltà, perché non hanno il cibo da dare agli animali: il fieno scarseggia e il granoturco sta seccando. Alcuni hanno già venduto il bestiame, altri stanno pensando di farlo o, perlomeno, di ridurne il numero”. 

Il problema, spiega Mason, è che “oggi il fieno e le materie prime che servono per l’alimentazione degli animali hanno un costo esagerato e molti non riescono a sostenerlo”. 

Noi vendiamo vitelli svezzati a quelli che poi li ingrassano per il macello – continua a raccontare Mason - che però non ci stanno con le spese: il mangime oramai ha un prezzo quasi triplicato rispetto all’anno scorso. Noi, inoltre, abbiamo il vantaggio di vendere granoturco e letame a un’azienda di Cocconato, che ha un impianto a biogas per produrre energia elettrica. Il digestato, ossia lo scarto, viene rimandato a noi. E’ una sorta di scambio equosolidale, in questo modo abbassiamo il costo dei concimi chimici. Granoturco e letame in pratica ritornano sui nostri campi”.

Nonostante per quest’anno il raccolto sia salvo, permane la preoccupazione per il futuro. Enrico Mason guarda avanti e spiega che “sicuramente serviranno degli investimenti pesanti sull’irrigazione: ci vorranno impianti con cui razionare l’acqua e non sprecarla. Inoltre, avevamo introdotto nuovi mezzi tecnologici per seminare concimi e sementi ed ora il gasolio è raddoppiato. Confidiamo sugli aiuti del governo”.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori