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07 Febbraio 2022 - 21:20
Gianluca Gavazza, consigliere regionale della Lega
A “fargli la festa” ci ha pensato il noto sito internet torinese “lospiffero”, specializzato in “cronaca politica”, .
“Toglietegli il fiasco - han scritto i colleghi torinesi - Nel consiglio regionale siede tal Gianluca Gavazza, il maslè (macellaio), culo attaccato alla poltrona e mente fin troppo libera di vagolare, visto che sulla sua pagina Facebook posta l’esito di uno di quei giochi scemi che forniscono risposte all’altezza di chi spreca il proprio tempo a porre domande oziose e inconcludenti.... Non pago di aver superato chi comprava le creme da Vanna Marchi, il maslè pubblica tronfio il risultato del test, aprendo la strada a una legittima richiesta per altri test e di altro genere per l’esponente dell’assemblea legislativa di via Alfieri....”.
Insomma han concluso: “La Lega non ha un problema, non uno soltanto...”.
Vabbè, dai, “esageroma nen”. Si direbbe in piemontese “tondo tondo”. La verità è che il “problema”, se di problema si tratta, non è tanto del fiasco, quanto dell’uso “spastico” dei social, una malattia che coinvolge tutta la classe politica di centrodestra e centrosinistra.
E’ quella malattia di voler essere sempre online non importa per quale motivo, ma con l’obiettivo di accrescere la propria popolarità, senza considerare che i social sono un’arma a doppio taglio. Capaci di creare un successo o il suo esatto contrario.
Ora, un conto è pagare qualcuno che te li gestisce o avere “doti e capacità da leader”, altra cosa è cercare di scimmiottare Salvini, Letta e Meloni con il “fai-da-te”, con foto, video post e commenti di dubbia rilevanza. Che Gavazza sia un autodidatta è chiaro fin dalla presenza di due profili su Facebook e due su Instagram quasi a voler distinguere le amicizie private dagli elettori, cosa impossibile per un personaggio pubblico, salvo non sia affetto da un disturbo dissociativo dell’identità e se così fosse ci vorrebbe un medico di quelli bravi.
Se lo ha pensato o qualcuno glielo ha consigliato, siamo già alla frutta.
Non esiste una regola, ma una cosa i social ce l’hanno insegnata: quando si è scelti per un incarico di grande responsabilità, quando si è al centro dell’attenzione generale, forse sarebbe il caso di comunicare il meno possibile. Non solo sui social ma anche sui social.
La speranza? E che il maslè inizi a rispondere a tutti i test possibili e immaginabili. Sui propri gusti in fatto di donne, sulle sue conoscenze di geografia o matematiche. Sulle sue “perversioni”. Sulla fede reliogisa.
Lo scandalo, per gioco, potrebbe anche essere più grande.Edicola digitale
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