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Per che professione sei nato? Il consigliere regionale Gianluca Gavazza fa “ridere” sui social

Per che professione sei nato?  Il consigliere regionale Gianluca Gavazza fa “ridere” sui social

Gianluca Gavazza, consigliere regionale della Lega

Poteva venir fuori che era nato per fare il “Papa” o il “Presidente della Repubblica”. O, perchè no, il Generale d’armata. E invece no! Il “test” di Facebbok “Per che professione sei nato?” non ha avuto dubbi a catalogarlo tra gli aspiranti “Capomafia”. E lui, che tutto è fuorchè un tecnico informatico, come la peggiore delle casalinghe, ha postato il risultato. Alè! Non l’avesse mai fatto! Due minuti dopo, il torrazzese Gianluca Gavazza, consigliere regionale della Lega, era sulla bocca di tutti, ancor più degli “amici” di Governo che da mesi l’han messo nel mirino per sfilargli la poltrona di segretario del consiglio regionale, una carica di prestigio rivendicata dai Fratelli d’Italia. A “fargli la festa” ci ha pensato il noto sito internet torinese “lospiffero”, specializzato in “cronaca politica”, .    “Toglietegli il fiasco - han scritto i colleghi torinesi - Nel consiglio regionale siede tal Gianluca Gavazza, il maslè (macellaio), culo attaccato alla poltrona e mente fin troppo libera di vagolare, visto che sulla sua pagina Facebook posta l’esito di uno di quei giochi scemi che forniscono risposte all’altezza di chi spreca il proprio tempo a porre domande oziose e inconcludenti.... Non pago di aver superato chi comprava le creme da Vanna Marchi, il maslè pubblica tronfio il risultato del test, aprendo la strada a una legittima richiesta per altri test e di altro genere per l’esponente dell’assemblea legislativa di via Alfieri....”. Insomma han concluso: “La Lega non ha un problema, non uno soltanto...”. Vabbè, dai, “esageroma nen”. Si direbbe in piemontese “tondo tondo”. La verità è che il “problema”, se di problema si tratta,  non è tanto del fiasco, quanto dell’uso “spastico” dei social, una malattia che coinvolge tutta la classe politica di centrodestra e centrosinistra. E’ quella malattia di voler essere sempre online non importa per quale motivo, ma con l’obiettivo di accrescere la propria popolarità, senza considerare che i social sono un’arma a doppio taglio. Capaci di creare un successo o il suo esatto contrario. Ora, un conto è pagare qualcuno che te li gestisce o avere “doti e capacità da leader”, altra cosa è cercare di scimmiottare Salvini, Letta e Meloni con il “fai-da-te”, con foto, video post e commenti di dubbia rilevanza. Che Gavazza sia un autodidatta è chiaro fin dalla presenza di due profili  su Facebook e due su Instagram quasi a voler distinguere le amicizie private dagli elettori, cosa impossibile per un personaggio pubblico, salvo non sia affetto da un disturbo dissociativo dell’identità e se così fosse ci vorrebbe un medico di quelli bravi.  Se lo ha pensato o qualcuno glielo ha consigliato, siamo già alla frutta. Non esiste una regola, ma una cosa i social ce l’hanno insegnata: quando si è scelti per un incarico di grande responsabilità, quando si è al centro dell’attenzione generale, forse sarebbe il caso di comunicare il meno possibile. Non solo sui social ma anche sui social.  La speranza? E che il maslè inizi a rispondere a tutti i test possibili e immaginabili. Sui propri gusti in fatto di donne, sulle sue conoscenze di geografia o matematiche. Sulle sue “perversioni”. Sulla fede reliogisa.  Lo scandalo, per gioco, potrebbe anche essere più grande.
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