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Un colpo di pistola alla tempia. Così si è suicidato l'ex assessore regionale Angelo Burzi

Un colpo di pistola alla tempia. Così si è suicidato l'ex assessore regionale Angelo Burzi

Angelo Burzi

Un colpo di pistola alla tempia. Con la lucida e composta determinazione per le quali era conosciuto e stimato. Così, la vigilia di Natale, a Torino si è tolto la vita Angelo Burzi, uno dei protagonisti della scena politica piemontese.  Aveva 73 anni ed era un liberale vecchio stampo che aveva contribuito a scrivere la storia del centrodestra sotto la Mole.  In tanti ora collegano il gesto alle accuse, che sentiva profondamente ingiuste, legate al caso ‘Rimborsopoli”, il maxi-processo sull’uso improprio del denaro destinato ai consiglieri regionali in cui era coinvolto.  Per agire, Burzi ha atteso che la moglie fosse fuori casa. Ha chiamato le forze dell’ordine, annunciando le sue intenzioni e pregando loro di avvisare la donna. Poi si è servito dell’arma, regolarmente denunciata. Sul posto si sono precipitati i carabinieri della stazione Vanchiglia, che però non hanno potuto fare nulla. Sembra che abbia lasciato una lettera destinata ad alcune persone fidate.  Laureato in ingegneria elettronica e imprenditore, nel 1993 era stato tra i fondatori di Forza Italia in Piemonte. Poi fu a lungo consigliere e assessore regionale. Sempre con il centrodestra seguendo il percorso che portò da Fi alla nascita del Pdl. Da molti anni si stava battendo nelle aule di giustizia per la questione dei rimborsi. Il 14 dicembre, nell’ennesima tappa di un procedimento travagliato e interminabile, la Corte d’appello gli aveva inflitto tre anni di reclusione. Burzi non era fra quelli che si dedicavano ad acquisti stravaganti (dal tosaerba ai profilattici). I giudici però avevano stabilito che erano illegittime anche le spese che lui considerava di rappresentanza, come i pranzi per gli ospiti in occasione di incontri politici e istituzionali.  Sul banco degli imputati, insieme a lui, l’ex presidente Roberto Cota, gli ex consiglieri regionali Augusta Montaruli e Roberto Tentoni, giusto per citarne alcuni. Molto vicino a Burzi per aver fatto parte del suo staff fin dal 1993, c’è l’attuale deputato Carlo Giacometto. “Non arrendetevi, non siete soli - scrive su Facebook - E invece sì, Angelo, Amico e maestro: da oggi ciascuno di noi sarà molto più solo, è inutile negarlo. Ma ce ne occuperemo, senza arrenderci come ci hai insegnato, per ricordare ogni giorno la grandezza indiscutibile dei tuoi principi morali, del tuo insegnamento, della cultura che ci hai regalato”. Letteralmente scioccati tra le file del Coordinamento Regionale di Forza Italia in Piemonte: “Anche chi nel nostro partito lo considerava ingombrante, perché sapeva farsi valere con la forza della preparazione e della cocciutaggine, gli riconosceva però l’alta statura politica – scrivono in una nota – Qualcuno ha cercato di appannare la sua immagine, ma chi lo ha conosciuto sa quanto fosse uomo di alti principi e rispettoso dei valori della galanteria d’altri tempi. La sua tragedia ci deve far interrogare e deve far interrogare il mondo politico se non vi sia qualche cosa da riformare nel sistema italiano. Perché la sua dipartita ha delle colpe e deve portare ad una serie riflessione. Angelo Burzi ci mancherà perché anche quando sembrava più lontano da Forza Italia incarnava al meglio i nostri principi e valori e per loro ha combattuto fino all’ultimo giorno della sua vita”. Senza parole anche l’ex Governatore Enzo Ghigo. “Da uomo orgoglioso qual era- scrive - è stata sicuramente per lui dolorosa la vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto in un periodo storico in cui, con indubbie storture commesse da alcuni, anche molti politici retti e onesti sono stati travolti, convinti in buona fede, secondo le regole allora vigenti, di non aver mai commesso illeciti”.  E la vicenda giudiziaria trova ampio spazio anche nei commenti nel ricordo dell’ex Governatore Roberto Cota. “In questi anni ho cercato di stargli accanto, ma ognuno reagisce a modo proprio – commenta - Angelo non si dava pace della ingiustizia con cui è stata gestita la vicenda Rimborsopoli, una delle pagine più incredibili della recente storia giudiziaria. Mi aveva confidato le sue preoccupazioni, ma non voglio fare polemiche. C’ è un tempo per tutto, oggi è il tempo del dolore. Ci dovrà però essere il tempo per raccontare le ingiustizie e le assurdità di questi anni....”.  L’ex consiligere regionale Gian Luca Vignale, nel 2012, fondò con Burzi il Movimento “Progett’Azione”. “Per molti anni - commenta - la mia giornata è cominciata con un caffè e una sigaretta nel suo ufficio.  Angelo era una persona onesta, intransigente (con gli altri e con se stesso) sensibile e buona.  Ha patito duramente 10 anni di calvario giudiziario e l’ultima sentenza di dicembre credo sia stata per lui non più sopportabile.  Non meritava, lui come altri colleghi, una gogna mediatica e giudiziaria così.  Spero che dove sei ora, caro Angelo, tu possa trovare la serenità che cercavi. E ancora il deputato Augusta Montaruli che con Burzi è finita nel tritacarne mediatico (“Non trovo altre parole se non le sue, pronunciate nel dicembre 2012 “ […] più chiara sarà la responsabilità, altro termine che qui sfugge un po’ a tutti perché è più facile trovare i colpevoli che cercare le responsabilità che è percorso mentalmente complesso. ..”.), l’ex senatore Andrea Fluttero (“Da potente ‘Richeleu” della politica torinese a colpevole doc per i forcaioli di ogni specie. Tanti pensieri sulla tua vicenda politica ed umana. Troppi e troppo complessi per scriverne su fb. Riposa in pace. Anche se immagino il sarcasmo col quale commenteresti questo nostro compassionevole modo di dire di fronte alla morte...”.) e l’attuale sindaco di Torino Stefano Lo Russo (“È stata una persona con la quale era sempre intenso il dialogo ed il confronto politico. Era un punto di riferimento per l’area liberale”).

Il post di Pino Capogna

Ciao #Angelo Una notizia terribile che rende tanto triste questo giorno di Natale. Ho stentato a credere che fosse vera, non riuscivo ad immaginare come uno come te potesse aver deciso di compiere un gesto tanto estremo. Così voglioso di riempire la vita, di segnare ogni istante, di ricercare nuovi obiettivi e rilanciare altrettante sfide ogni giorno. Un uomo desideroso sempre di determinare, di competere, di costruire e di programmare. Scenari e strategie, prospettive e percorsi. No, non poteva essere possibile. Immediatamente è stato un colpo sordo alla bocca dello stomaco. Ma poi, cercando di spiegare come tu possa aver trovato questo lucido coraggio, mi son detto e son certo che, nonostante tutto, con la tua straordinaria intelligenza, con la tua innata capacità oratoria, con la tua preparazione culturale saresti stato in grado di spiegare a tutti noi e motivare anche una scelta che ci appare così incomprensibile e dolorosa.  D’altra parte chi ti ha conosciuto sa che non eri abituato ad abdicare rispetto a tuoi convincimenti, a tirarti indietro quando il confronto delle idee diventava necessario e l’unica via d’uscita, ad andare anche controcorrente quando le decisioni non ti appartenevano e non erano nelle tue corde. Di certo non le mandavi a dire, sapevi di passare come un antipatico, così come sapevi che molti ti consideravano uno stronzo.  Sì, eri uno con un carattere anche spigoloso, ma la tua preparazione politico-amministrativa era di gran lunga sopra la media di molti della politica piemontese che si mettono la cravatta, ma solo quella hanno e nulla più.  Ti ho conosciuto nel giugno del 2000 ed in assessorato in Regione insieme a Carlo, Luciana, Andrea, Francesca, Nicoletta e Mariateresa abbiamo condiviso un percorso breve, ma incredibilmente interessante e formativo.  Per circa due anni, ogni mattina intorno alle 7 ero la prima persona che sentivi al mattino: preparavo la rassegna stampa. Non ci siamo mai persi di vista del tutto e non facevi mancare i tuoi consigli ed insegnamenti anche a distanza.  Ancora l’anno scorso in occasione della tornata elettorale venariese, eri stato uno dei pochi che non aveva fatto mancare parole di sostegno, invitandomi a continuare a credere nella forza delle mie idee e della mia credibilità. In un mondo, quello che stiamo vivendo, fatto di  innumerevoli ipocriti e fasulli, hai sempre dimostrato di essere uno vero. Ciao Angelo, quel poco che oggi sono è anche grazie a te! 

Pino Capogna, Venaria

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