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Oculistica svenduta ai privati. Le cataratte al Gradenigo e alla Clinica Eporediese

Oculistica svenduta ai privati. Le cataratte al Gradenigo e alla Clinica Eporediese

Visita oculistica

Hanno un bel da dire - coloro che lo dicono -  a sostenere che la sanità in Piemonte è pubblica. Al massimo è ibrida. E’ un puzzle. E’ una confusione di ruoli. E’, in un certo senso,  impazzita.... Parla un’altra lingua nell’Asl To4 e la pulce nelle orecchie ce l’ha messa, qualche giorno fa, una signora avanti con l’età. Ci ha chiesto di fare i complimenti alla direzione generale (“come si chiama quello là? Scarpetta?”)per l’efficienza dimostrata in un’operazione di cataratta che la riguardava da vicino. La trafila? Niente di più semplice. Visita privata: 250 euro. Quindi cataratta al Gradenigo di Torino. Il tutto in poco più di un mese abbondante. “Cavolacci”, ci siamo detti. Meglio che in Svizzera. 

Due sole le parole stonate. La prima: “Gradenigo” . Non ci pareva di averla ancora vista nelle varie contrattazioni con i privati sottoscritte dall’Asl To4. La seconda: “oculistica”. Non foss’altro che fino a qualche anno fa, e fin dai tempi di Adriano Olivetti, si parlava dell’ospedale di Ivrea come di un’eccellenza non solo italiana, ma addirittura europea... Scopriamo solo adesso, ma ce ne saremmo dovuti accorgere prima, che forse siamo riusciti nell’impresa di mandarla a scatafascio  (s’intende l’oculistica) a Ivrea, non prima d’averla letteralmente cancellata dall’ospedale di Chivasso, quasi mobbizzando un medico (Giovanni Vadalà) che se l’era guadagnata con concorso. Solite storie trite e ritrite: “la sala chirurgica non c’è”, “la stanza non c’è”, “l’ufficio non c’è” eccetera eccetera... Una stanza - a dire il vero - alla fine gliel’avevano trovata ma all’ospedale di Settimo, poi è arrivato il Covid e di Vadalà non se n’è più saputo nulla. Sparito da tutto i radar... In ogni caso, e tornando ai “privati”, è datato 18/06/2021 un accordo sottoscritto dalla Direzione Regionale della Sanità e le Associazioni rappresentative degli “Erogatori Sanitari Privati”con decorrenza a circa sei mesi prima, cioè dal 1° di gennaio del 2021, per la ripartizione alle singole ASL dei fondi in più stanziati per il recupero delle liste di attesa e delle prestazioni non erogate nei diversi periodi di lockdown. Per l’ASL TO4 parliamo di  831.875,00 da aggiungersi ai quasi 71 milioni già messi in bilancio. Morale?  L’ASLTO4 si è subito messa pancia a terra, con un’efficienza tedesca, nell’individuare le prestazioni che non avrebbe potuto garantire con l’attuale organizzazione, sia relativamente al personale dipendente che alle disponibilità di spazi.  Oltre ai privati, di cui già ci si avvaleva fino allo scorso anno, ne sono spuntati fuori almeno altri due e tra questi, per l’appunto, il  Gradenigo di Torino a cui stati richiesti 100 interventi di cataratta per 90 mila. S’aggiunge la Casa della Divina Provvidenza per 84  colonscopie e 48 Endoscopie pagate 11.159 euro. E poi. A Villa Grazia di San Carlo sono state assegnate 32.168 euro in più per esami diagnostici (Eco-dopler). Alla Nuova Lamp di Settimo Torinese 83.610 euro per esami di laboratorio e diagnostica per immagini. Altri 141 mila euro al Malpighi di Chivasso per esami di laboratorio, diagnostica per immagini, elettrocardiogrammi,  visite specialistiche di cardiologia, endocrinologia, otorinolaringoiatria, urologia  e ortopedia. Infine al Policlinico di Monza, cioè alla Clinica Eporediese la bellezza di 471.464,00. Anche qui per esami, diagnostici e visite, soprattuto tante visite oculistiche (700) e tanti interventi di cataratta (250). E non basta ancora. Leggiamo infatti che “viene interamente riconosciuta, anche oltre i limiti di budget 2021, tutta l’attività svolta in ragione della pandemia: dall’attività di indagine diagnostica ai ricoveri...”. Esattamente come avevamo pronosticato quando l’Asl To4 e il Policlinico di Monza annunciarono di aver messo a disposizione i letti della Clinica Eporediese di Ivrea per allettare i malati Covid di media intensità, il tutto condendo l’accordo di elogi per Clemente Ponzetti nel suo doppio ruolo di dipendente del Policlinico di Monza (direttore sanitario) e consulente dell’Asl To4 con tanto di nomina dell’ex commissario Luigi Vercellino per coordinare gli Hot Spot e riorganizzare il SISP, nonchè di gestire l’attività di vaccinazione anti-Covid. Insomma, il Policlinico ringrazia. Chiuderà il 2021 con entrate pubbliche superiori al 2020. Alè! Sanità privata... C’è chi dice che 80 milioni di euro (circa) su un bilancio dell’Asl To4 che si avvicina e supera i 950 milioni di euro (quasi un miliardo, sigh...) siano ben poca cosa... Può essere.! Epperè è bene anche aggiungere hce esiste in Italia una evidente differenza tra le regole di funzionamento degli ospedali pubblici e quelle delle Case di Cura Private “contrattualizzate”.  Differenza largamente a favore di queste ultime. Il risultato di questa differenza non favorisce né la qualità del servizio, né l’equità del trattamento dei professionisti, ma favorisce quasi solo l’imprenditoria privata ed alcune tipologie di professionisti. Prima differenza: il trattamento economico del personale dipendente. I contratti della sanità privata sono vecchi e penalizzanti per i lavoratori.  Seconda differenza: il trattamento economico dei medici delle strutture private spesso  è molto alto con una logica tutta orientata alla valorizzazione della produzione specie in area chirurgica, che peraltro è quella che di gran lunga “fattura” di più.  Questa politica retributiva spinge ad un aumento ingiustificato della produzione e determina spesso repentini e non concordati cambiamenti nel menù delle prestazioni chirurgiche di molte strutture private che aumentano o riducono le “produzioni” in base alla propria convenienza. In sostanza, adesso, nell’Asl To4, vanno di moda le “cataratte”. Ha senso questa volubilità autodeterminata dell’offerta dal punto di vista della sanità pubblica?   Terza differenza: le Case di Cura non fanno quasi mai urgenze e scelgono la attività programmata che più conviene loro e su quella investono  ottimizzando i costi e il rapporto costi/ricavi (ma in una ottica di impresa e non di sanità pubblica). Quarta differenza: le Case di Cura grazie ai due fattori precedentemente descritti (trattamenti economici alti  e autoreferenzialità nella scelta della produzione) sono molto attrattive per  i medici pubblici che trovano opportunità che il pubblico loro nega complici a volte le Direzioni Aziendali, diciamo così, poco “accattivanti”.   In conclusione? Servono regole diverse e la (ri)scoperta della centralità del pubblico, non ideologica, ma pragmatica...

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