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14 Settembre 2021 - 16:50
Sertoli Stefano, sindaco di Ivrea
C’è stato un tempo – e non son certo secoli fa – in cui l’assemblea dei sindaci dell’Asl To4 aveva un valore. Aldo Corgiat di Settimo Torinese, Andrea Fluttero di Chivasso, Francesco Brizio di Ciriè, Nevio Coral di Leini e Fiorenzo Grijuela di Ivrea, in alcuni contesti e all’occorrenza, decidevano una linea e poi la dettavano a tutti gli altri sindaci, al direttore generale, ai direttori sanitari e ai direttori amministrativi, al di fuori e dentro il piano aziendale, prima e dopo l’approvazione del bilancio di previsione e del conto consuntivo. Sempre, costantemente, unitamente, francamente, splendidamente… Lo fecero anche quando si divisero la sede della Direzione (a Chivasso), la presidenza della Conferenza dei sindaci (a Ivrea), la presidenza del Comitato ristretto (a Ciriè). Oggi purtroppo le cose non stanno più così. Sulle questioni sanitarie il presidente della Conferenza dei sindaci, che per statuto è il sindaco di Ivrea, quindi Stefano Sertoli, non si sente praticamente quasi mai. Assente ingiustificato su tutta la linea. Una specie di zombie che cammina lungo le strade del Canavese Due, massimo tre/quattro riunioni all’anno su ordinazione. Eppure, in questi ultimi due anni di cose da dire ce ne sarebbero state un sacco e anche oggi ce ne sarebbero. Mai che si sia sentito sulle “Case di Comunità” (5 hub e una ventina di piccoli poliambulatori) per la cui individuazione l’assessore regionale Luigi Genesio Icardi ha di recente chiesto alla direzione generale dell’Asl To 4 una indagine sul patrimonio immobiliare. Mai che lo si sia sentito convocare una riunione per il problema dei pronto soccorso (anche solo per condividere “politicamente” il problema della mancanza di personale medico e infermieristico). Mai che lo si sia sentito interferire sugli investimenti che da due anni aleggiano sui tre ospedali per un incremento delle terapie intensive e semi-intensive. Un “presidente” inutile. Ed è così che al posto di una assemblea trasparente in cui discutere, litigare e formulare proposte unitarie, da qualche anno a questa parte, ci si ritrova in balia della regola del “sindaco che fa da sè e chi fa da sè fa per tre...”. La speranza era che il neo direttore generale Stefano Scarpetta staccasse il cellulare alla voce “sindaco di...” e “consigliere regionale di....”, invitandoli ad un dialogo in conferenza. Vox populi ci dicono che anche lui, come chi lo ha preceduto negli ultimi anni, sia ormai finito nel vortice delle telecomunicazioni, degli sms e dei whatsapp moltiplicati per quasi 200 teste pensanti (tanti sono i primi cittadini). Tirato per la giacchetta come la “bela maria” e in maniera strumentale, un po’ di qua e un po’ di là. Poveretto. E così la spesa (come ha sottolineato il collegio dei sindaci) è fuori controllo, le perdite si assommano alle perdite degli anni precedenti, i contratti di locazione (vedasi ex artiginalelli di Ivrea) si rinnovano senza colpo ferire, si acquista “roba” senza che ci si ponga una domanda che sia una e, dulcis in fundo, le manutenzioni (anche del verde che non c’è) si susseguono a colpi di decine di migliaia di euro e via cantando “fin che la barca va..”. Non va meglio nella gestione della sanità con i nuovi reparti (a cominciare dall’oculistica a Chivasso) che non si aprono (anche se previsti nel piano aziendale) per far felici altri oculisti, con gli infermieri che non ce n’è e con gli specialisti freschi di università che nell’Asl To 4, finita in mano a veri e propri “baroni” del bisturi, col cavolo che ci vogliono venire. A sottolineare la gravità della situazione la notizia della chiusura di una serie di attività all’ospedale di Chivasso per spostare alcuni chirurghi al Dea di Ciriè rimasto senza personale. Non per un giorno. Non per una settimana. Addirittura per due mesi. Tutto luglio e tutto agosto. Alè. Ecco di fronte a tutto questo ci si chiede dove sia finita l’Assemblea dei sindaci e un presidente degno di questo nome). Ci si chiede quanto conti la politica sempre che esista in giro qualcuno in grado di rappresentarla. Liborio La Mattina
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