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L’Asl To4 va avanti “a gettoni” La situazione ormai è al collasso

L’Asl To4 va avanti “a gettoni” La situazione ormai è al collasso

Stefano Scarpetta, Asl To4

Negli ospedali dell’Asl To4 siamo al delirio. Finita l’emergenza Covid, si scopre che la sanità pubblica sta messa peggio di quanto non si pensasse. Le maggiori criticità si registrano nei Pronto Soccorso. E se quello di Cuorgnè, che è in crisi da anni, nessuno (neanche la Direzione Generale) sa quando riaprirà, a Ivrea, verso cui si dirigono i cittadini dell’Alto Canavese, non si hanno medici a sufficienza, soprattutto “urgentisti” su cui poter contare. Negli anni sono scappati via a gambe levate per le difficili condizioni di lavoro in cui si trovavano costretti ad operare. In fuga verso i reparti o in altri ospedali, soprattutto a Torino. Pare di capire che esista un problema organizzativo nato quando si decise di “mantenere” un unico primario per tutti i Dea. Chiaro già in allora che non avrebbe mai potuto tenere sotto controllo una realtà così vasta, quindi rispondere alle richieste degli operatori e risolvere gli innumerevoli problemi che sono una costante quando si lavora con le urgenze.  Morale? Per fra fronte al disastro nel corso degli anni l’Asl To4 si è riempita di gettonisti pagati fino a 60 euro l’ora (circa 500 euro al giorno). Talvolta sono pensionati che ogni tanto tornano al loro vecchio lavoro, oppure giovani, che magari arrivano dall’estero, perlopiù assoldati da cooperative. Comunque professionisti esterni al sistema sanitario.  Essendo esterni, evidentemente, hanno responsabilità limitate. Non sono obbligati a prestare consulenza ai pazienti fuori dal Pronto Soccorso. Non sono obbligati a vedere tutti i codici di priorità. E non sono tenuti ad occuparsi delle urgenze nei reparti.  La tragedia si respira ovunque e anche altri reparti non se la passano bene. Ci sono oramai decine di servizi che non riescono a riaprire, o aprono a singhiozzo per carenza di personale. La pediatria di Ivrea, solo per fare un esempio, è senza posti letto. La sala operatoria di Cuorgnè è chiusa e l’ospedale di Ciriè ha dovuto chiedere aiuto ai chirurghi di Chivasso.  La verità è che mancano medici e pure infermieri. Le Università ne sfornano pochi e quelli che vincono i concorsi vengono “bloccati”, in base ad una “folle” delibera della giunta regionale, nelle RSA. A tutto questo si aggiungono i reparti degli “intoccabili”, la cardiologia a Ciriè, l’otorinolaringoiatria a Chivasso e l’oncologia a Ivrea, si aggiunge la carenza di risorse strumentali (basti dire che in tutta l’Asl To4 manca una scintigrafia), infine il degrado  di alcuni edifici. Incredibile ma vero ci sono decine di locali senza aria condizionata con i pazienti costretti a portarsi i ventilatori o i ventagli da casa. Eppure i bilanci E dire che a guardare i bilanci e ai soldi che si continuano a spendere e spandere, sembrerebbe di vivere in Svizzera. A dirlo, in una denuncia alla Corte dei Conti, è stato, qualche mese fa, il collegio sindacale insediatosi il 17 gennaio del 2019 (Marinella Lombardi, Gianfranco Gallinotti e Marco Meloro). Una denuncia dettagliatissima su una serie di mancate applicazione delle disposizioni di legge in materia di bilanci e di conti consuntivi. Talmente “incomprensibili” che ad un certo punto, tra il 2017 e il 2018, pur di fronte ad un calo di personale che non s’è più fermato, inizia a consolidare una perdita che passa da 3.229.876 a 18.895.742 e che poi diventerà di 24 milioni nel 2019 e di altrettanti nel 2020. Troppi! Nella relazione, i tecnici, dopo aver ricordato di aver sempre espresso parere contrario a questo “andazzo” si dicono stupiti della scelta dell’ex direttore Lorenzo Ardissone e poi del Commissario Luigi Vercellino, di considerare la perdita “necessaria a garantire l’erogazione dei servizi sanitari in maniera continuativa rispetto al passato, senza ricorrere ad una loro riduzione” . Tra i compiti della Direzione Generale ci sarebbe (non a caso) infatti anche quello (e lo dice il Collegio) “di verificare puntualmente ogni singolo costo preventivato (e non soltanto per macro-voci) al fine di individuare una legittima giustificazione  degli stessi”.  E parliamo dei contratti di manutenzione, di affitti, di convenzioni, di acquisti… Tra le “reprimende” dei sindaci anche quella sui fondi non utilizzati e  destinati al potenziamento delle attività connesse alla gestione del COVID-19, per l’assunzione di infermieri (2.407.705,23 euro), per le poltiche sociali  e per la sistemazione alberghiera dei casi in isolamento (1.947.342,00), per l’attività dell’ADI e l’acquisizione della relativa strumentazione, per servizi infermieristici distrettuali (2.894.827,00 euro), per piani aziendali di potenziamento del territorio  (2.969.684,00 euro) per i trasporti (72.044,00 euro).  Si dice (ma è più di una semplice voce) che all’ufficio ragioneria  dell’Asl To4 non abbiano mai saputo di dover predisporre un piano attuativo degli investimenti che, infatti, non c’è. Al neo direttore Scarpetta qualcuno dovrà poi anche ricordare quei 10 milioni di euro di investimenti rientranti nel decreto Speranza approvato lo scorso 10 febbraio per lavori che, nella gran parte, si sarebbero dovuti fare entro il 2020. A Ciriè, 2,5 milioni di euro per l’adeguamento degli impianti tecnologici, antincendio e per la sicurezza nei luoghi di lavoro.  A Ivrea 1,5 milioni  per il rifacimento dei montanti elettrici e anche qui per l’impianto antincendio. A Chivasso, 5 milioni e 928mila euro per la ristrutturazione del vecchio ospedale, in questo caso in base a un piano che dovrebbe andare avanti sino al 2025. Con le tempistiche alle quali ci ha abituato l’Asl To4, speriamo di poter vedere qualcosa entro la metà di questo secolo… La speranza (sempre l’ultima a morire) e che Scarpetta riesca ad incidere, cominciando con il tenersi alla larga dalle consulenze, come quella (da denuncia alla Corte dei Conti) sull’organizzazione dei vaccini e dei tamponi affidata a Clemente Ponzetti, ex direttore dell’ospedale di Ivrea, oggi direttore sanitario al Policlinico di Monza, per poi scoprire che uno dei dirigenti più pagati della nostra Asl, la dottoressa Carla Fasson, era stata distaccata al Dirmei (Dipartimento interaziendale malattie ed emergenze infettive) ad occuparsi proprio di centri vaccinali. E quando parliamo del Policnico di Monza parliamo della stessa società privata che è proprietaria della Clinica Eporediese a cui l’Asl To4 ha assegnato un budget  per il 2020 di 17,4 milioni e mezzo di euro, circa 70 milioni di euro negli ultimi quattro anni “regalati” (tra virgolette) ad un soggetto che agisce in concorrenza con la sanità pubblica, peraltro scegliendo le attività più convenienti  e profittevoli. E poco importa di un contratto per le manutenzioni “a tavolino”  che, per l’intera Asl To4, stando al bando di gara quinquennale in corso, ci costerà più di 7 mila euro al giorno.  Ecco, di fronte a un disavanzo di 24 milioni di euro, il cittadino vorrebbe vedere sindaci, commissari straordinari, direttori generali e amministratori pancia a terra per cercare di capire dove risparmiare e soprattutto come, senza toccare un posto letto che sia uno, senza tagliare il personale e soprattutto mantenendo inalterati i servizi.  E di domande ce ne sono altre e tra le tante una sui canoni di locazione.  Quale azienda continuerebbe a pagare per occupare una casa d’altri se avesse a disposizione degli immobili di proprietà facilmente sistemabili?  Eppure succede e succede a Ivrea. 140 mila euro di canone annuo per l’edificio di via Aldisio (Ex Artigianelli) di proprietà dell’Istituto Canonico Cuniberti, vale a dire del Vescovo della Diocesi di Ivrea. Se non è questa una cosa che assomiglia vagamente ad una “mazzeta” diteci voi cos’è. A meno che non ci sia qualcuno che ancora crede possa bastare questo per guadagnarsi un posto in Paradiso... Il contratto scaduto il 31 dicembre del 2017 è stato rinnovato al ribasso per i prossimi sei anni (prima il canone era di 252 mila euro…) cioè fino al 2023. In via Aldisio trovano ancora spazio il Sert (servizio per le tossicodipendenze), un pezzo di “igiene degli alimenti” (ma non tutta), un ambulatorio per le vaccinazioni, un pezzo di veterinaria (ma non tutta), un pezzo di ufficio tecnico (ma non tutto), un po’ di informatici (ma non tutti), un po’ di ingegneria clinica (ma non tutto) e il centralino. Stando agli accordi a suo tempo sottoscritti con la Regione, quel che c’è qui lo si sarebbe dovuto trasferire nel nuovo poliambulatorio di  via Gingzburg. Non solo non lo si è fatto ma a quanto pare non lo si farà almeno fino al 2029 dato che gli affitti prevedono sempre un rinnovo di sei più sei. Nel frattempo (altro che manutenzioni periodiche e costanti) si è però riusciti a mandare a “ramengo” l’ex Poliambulatorio di corso Costantino Nigra (che invece, toh guarda, è di proprietà dell’Asl To4) dove un tempo operava proprio il Sert spostato in via Aldisio e il centro di riabilitazione visiva. Quel che fa ridere è che l’immobile di via Costantino Nigra tutto sommato non necessiterebbe  di particolari adeguamenti ma quello di via Aldisio sì. Manca infatti un accesso per i disabili, manca un ascensore e delle certificazioni anticendio e sulla sicurezza  non se n’è mai vista traccia. E la chiudiamo qui, con la consapevolezza che solo i sindaci, se lo volessero, ma a quanto pare non lo vogliono, potrebbero obbligare un direttore generale o un semplice commissario per quanto “straordinario” ad un cambio di passo vero. Spulciando una delibera dietro l’altra, chiedendo lumi e pezze giustificative.   Facendo insomma quel che compete loro e che è scritto nero su bianco nel cosiddetto “Atto Unico” aziendale.

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