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08 Febbraio 2021 - 15:12
Cadigia Perini, segretaria del Circolo
«Il Piemonte è ad oggi la regione italiana a più alto rischio nucleare. Per questo gli abitanti del Piemonte sono sicuramente fra i primi ad essere interessati alla collocazione del materiale radioattivo in un deposito sicuro. Ma allo stesso tempo è comprensibile e condivisibile la preoccupazione della popolazione dei territori dei comuni dichiarati “aree potenzialmente idonee a ospitare il Deposito nazionale”, a partire dalla popolazione del nostro Canavese»: è quanto afferma, in un comunicato diffuso nei giorni scorsi, il Circolo eporediese di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea.
«Le contestazioni a una nuova ubicazione delle scorie sono comprensibili e condivisibili se fatte dalle popolazioni che temono giustamente per l’integrità del proprio territorio e della propria salute, altra cosa se portata avanti da esponenti politici fautori, fino a ieri, del nucleare e ancor oggi in prima linea nel portare avanti politiche energetiche dissennate», dichiara Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc-Se Torino.
«Chiediamo ai governi locali, dalla Regione, alla Città metropolitana, ai singoli Comuni - afferma Cadigia Perini, segretaria del Circolo Prc-Se di Ivrea - prima che sostenere, magari per mero tornaconto politico, la spontanea protesta delle popolazioni, di lavorare insieme alle associazioni ambientaliste per la verifica della giustezza dei criteri di scelta e organizzare momenti di informazione e dibattito con la popolazione. Per questo è prioritario richiedere immediatamente l’allungamento dei tempi per la “consultazione pubblica”, ovvero per la presentazione delle osservazioni e proposte da parte degli enti locali. Gli attuali 60 giorni, considerata la materia e il contesto di emergenza sanitaria, sono assolutamente insufficienti».
«Non si tratta - prosegue Perini - del classico atteggiamento “va tutto bene purché non nel mio giardino”, ci sono infatti motivazioni oggettive per mettere in discussione la qualifica di “area potenzialmente idonea” per i siti piemontesi identificati, come detto Gian Piero Godio, ambientalista, nel suo intervento al Consiglio regionale aperto del 26 gennaio, «molti dei siti potenziali individuati in Piemonte hanno situazioni locali geografiche e fisiche che ne devono determinare l’esclusione» e fra questi vi è l’area di Caluso-Mazzè-Rondissone per la “presenza di aree di ricarica delle falde profonde e vulnerabilità delle falde superficiali”».
«Per tutto quanto detto - conclude la segretaria del Circolo - siamo a fianco delle popolazioni locali che chiedono giustamente di essere informate e tutelate nella propria integrità».
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