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25 Gennaio 2021 - 15:03
Fabio Chiaravalli (Sogin)
«I quattro comuni individuati nella provincia di Torino come siti “potenzialmente idonei” non si candidano ad ospitare il deposito nucleare nazionale»: il vicesindaco di Città Metropolitana, Marco Marocco, l’ha detto chiaramente nel corso del primo incontro informativo organizzato dalla Regione Piemonte sul deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Mercoledì 20 gennaio si è infatti riunito il Tavolo della Trasparenza e partecipazione nucleare. A condurre i lavori l’assessore regionale all’ambiente Matteo Marnati.
I primi ad intervenire sono stati Fabio Chiaravalli di Sogin e Mario Dionisi, responsabile dell’Area tecnologie nucleari di Isin (Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare), che hanno parlato del sito nazionale, dei modelli internazionali presi a riferimento, dei 150 ettari di terreno che ospiteranno il deposito e del parco tecnologico annesso. In particolar modo si sono soffermati sulla Cnapi, la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee, il documento atteso da cinque anni e pubblicato - dopo il nulla-osta del Governo - lo scorso 5 gennaio. Ad essere analizzati nel dettaglio sono stati tutti i motivi di esclusione che hanno portato all’individuazione dei 67 siti, 8 dei quali si trovano in Piemonte.
La prima richiesta avanzata dai territori e fortemente perorata nel corso dell’incontro è stata quella di una proroga del termine di 60 giorni per presentare le osservazioni. Il primo intervento al riguardo è stato proprio quello di Gianluca Colletti, sindaco di Castelletto Monferrato: «Molte aziende chiudono, noi sindaci di piccoli comuni ci troviamo ancora a dover portare da mangiare alle famiglie in quarantena, e ci chiedete di far fronte a quest’altra emergenza dandoci solo 60 giorni di tempo. Una carta disegnata su criteri scritti da voi - è intervenuto rivolgendosi alla Sogin - senza alcuna condivisione. Presentati e basta». Per Colletti, così come per gli altri sindaci, la revisione di questi criteri è necessario.
Per il Canavese è intervenuta la sindaca di Caluso, Maria Rosa Cena, che ha messo in luce l’inidoneità del sito di Caluso-Mazzè-Rondissone a causa della sua vocazione agricola, delle eccellenze di un territorio che ospita la Docg dell’Erbaluce e l’Igp delle nocciole: «La riconversione del Canavese - ha spiegato - è partita 40 anni fa, quando l’industria ha lasciato il territorio. Ora non può cancellarsi quanto fatto dalle Amministrazioni in tanti anni di paziente lavoro». Anche la Cena ha insistito chiedendo una proroga dei termini per le osservazioni.
Circa il termine dei 60 giorni è anche intervenuto Maurizio Pernice, direttore dell’Isin, che ha spiegato che per la presentazione delle osservazioni alla Carta ci sarà tempo anche dopo lo svolgimento del Seminario Nazionale. Un tempo, quindi, ben più lungo - anche solo considerando la normativa attuale - a prescindere dall’eventuale concessione di una proroga.
Gian Piero Godio di Legambiente ha chiesto «Qual è il livello di sicurezza dei depositi temporanei in caso di eventi avversi?»; ha parlato di «collocazione impropria di questi depositi, tant’è che non compaiono nell’elenco dei siti idonei». Ha inoltre posto un quesito sui tempi per il trasferimento delle varie tipologie di rifiuti e ha chiesto, attualmente, dove siano stoccati i rifiuti radiattivi di origine medica. Godio ha infine rilevato che nell’Alessandrino due aree identificate come “potenzialmente idonee” nella Cnapi si sovrappongono ad un’area di ricarica delle falde acquifere profonde, e ha chiesto se questo criterio di esclusione sia stato preso in considerazione.
Tra gli ultimi interventi quello di Marco Marocco: «Confermo che Città metropolitana sta lavorando per raccogliere tutti gli elementi tecnici necessari a dimostrare che né Carmagnola, né la zona compresa tra Caluso Mazzè e Rondissone sono adatti ad ospitare il deposito unico nazionale di scorie nucleari. Nella prossima riunione del Tavolo regionale condivideremo la nostra documentazione in tal senso».
L’assessore Marnati ha concluso ricordando che questo è stato solo il primo di una serie di incontri del Tavolo della Trasparenza. Il prossimo appuntamento si terrà il 4 febbraio.
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