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08 Agosto 2021 - 19:03
La presentazione ad Alpette del libro “Ancora dodici chilometri- migranti in fuga sulla rotta alpina”
ALPETTE. “Ancora dodici chilometri”. E’ il titolo dell’incontro tenutosi ad Alpette sabato 24 luglio nell’ambito del nutrito programma di appuntamenti culturali dell’estate 2021.
Ed è anche il titolo del libro che è stato presentato, edito da Bollati Boringhieri. Di quali dodici chilometri si tratti lo chiarisce il sottotitolo “Migranti in fuga sulla rotta alpina”: sono quelli che separano Clavière da Briançon attraverso il Passo del Monginevro.
Pochi in condizioni normali ma tanti, faticosi e pericolosi se a percorrerli in mezzo alla neve ed alla tormenta sono gli esseri umani che, fuggiti da guerre e persecuzioni, cercano di raggiungere clandestinamente la Francia o l’Europa centro-settentrionale, spesso per ricongiungersi a parenti che vivono lì da anni. L’autore del libro, lo scrittore e giornalista Maurizio Pagliassotti, quella rotta l’ha percorsa.
Ne ha parlato ad Alpette insieme a due tra i fondatori dell’associazione “Il Pulmino Verde” che dal 2016 si occupa dei migranti sia in termini di sostegno diretto sia attraverso un’opera di collaborazione con le associazioni presenti sul territorio.
Pagliassotti si è pertanto alternato a Fernanda Torre e Marco Ceretto Castigliano nel rispondere ai numerosi quesiti posti dal pubblico. Tutti e tre si sono detti molto soddisfatti per il numero di presenze e di domande: non se lo sarebbero aspettato in un paese di queste dimensioni.
In realtà il Comune e l’A.N.P.I. di Alpette, che si sono avvalsi della collaborazione della Libreria “Colibrì” di Cuorgnè, hanno sempre mostrato una sensibilità particolare verso i temi sociali e politici più scottanti.
Merita un elogio l’iniziativa degli organizzatori di far girare dei foglietti sui quali hanno chiesto ai presenti - con tono quasi di scusa – di scrivere nome, cognome e numero di telefono: “E’ per il tracciamento, se mai dovesse rendersi necessario…”. Difficile immaginare che con quei numeri, il distanziamento e le mascherine, proprio lì potesse scoppiare un focolaio ma di questi tempi la prudenza non è mai troppa.
La “rotta alpina” – hanno spiegato i relatori - è diventata un simbolo dell’obiettivo che larga parte del mondo politico ha perseguito ostinatamente in questi ultimi anni: far passare l’idea che chi fugge da guerre e povertà sia un nemico, il nostro grande e vero nemico, intenzionato ad invaderci. Il confine con la Francia è diventato pertanto, grazie alla propaganda, la “frontiera della spettacolarizzazione”.
“Mi ha colpito – ha detto Pagliassotti – accorgermi che nel rifugio di Briançon tutti parlavano in italiano. Che stranieri erano? Lì ho capito che stavamo vivendo un momento di follia collettiva”. Fernanda Torre ha aggiunto: “Con Salvini al Ministero dell’Interno erano aumentate di molto le espulsioni: di persone che erano qui da anni, che avevano imparato la nostra lingua e sulle quali si era investito e fatto un percorso integrativo-culturale. Il 2018 ha rappresentato davvero una svolta negativa in questo senso. Ora la situazione è migliorata leggermente ma non in modo radicale”.
“Dietro questo esplodere dell’odio – ha proseguito l’autore del volume – c’è un disegno preordinato. Continuiamo a sottovalutare il potere delle televisioni ma le trasmissioni che vanno in onda al mattino sui canali commerciali stanno facendo un’opera di formazione di massa.
Gli anziani che stanno lì ad ascoltarle e che non sono cattivi ma che fanno parte del “centro fluido”, amorfo, e che hanno sempre bisogno di qualcuno su cui scaricare le proprie frustrazioni o semplicemente le proprie noie, in questo modo trovano il nemico ideale: l’invasore. Se l’invasore affonda nel mare è giusto”.
Lo scrittore attua una distinzione netta tra “l’odio verso l’immigrato che si sviluppa nei quartieri poveri delle città e quello dei piccoli centri. Nelle metropoli l’ostilità trae la sua origine dai problemi concreti che mettono una contro l’altra le persone socialmente ed economicamente fragili.
Nei paesotti non esistono situazioni di degrado assoluto ed in certi luoghi i problemi sociali sono pari a zero, eppure anche lì l’odio si è insediato. Penso che tutto questo abbia a che fare con la Noia. Mio nonno, quand’era giovane, per noia andava a fare a pugni con i ragazzi del paese vicino. Sono trascorsi cento anni, abbiamo un ben diverso grado di scolarizzazione, un livello sociale non paragonabile, eppure rimane vivo questo desiderio di trovare dei nemici”.
Che le esplosioni di violenza non siano casuali né spontanee lo conferma Fernanda Torre: “I giovani francesi fra i 25 e 35 anni di <Generazione Identitaria>, movimento sostenuto da Marine Le Pen, che pattugliavano il confine francese con una decina di motoslitte e sei gatti delle nevi arrivando fino a Clavière, non erano lì per un’ iniziativa spontaneistica, questo è evidente”.
I relatori hanno messo a confronto i due mondi – quello che respinge e quello che accoglie – e due tipologie di politici: i sobillatori ed i pacificatori. Quel che è successo a Ventimiglia ed a Bardonecchia rispecchia molto bene gli opposti atteggiamenti. “A Ventimiglia – hanno spiegato Pagliassotti e Ceretto Castigliano – tutto è avvenuto alla massima potenza. Nel 2016 le immagini che si potevano vedere dal ponte erano impressionanti: dentro il letto del fiume – asciutto d’estate - bivaccavano centinaia di persone con tutti i problemi di Decoro Urbano facilmente immaginabili. Fortunatamente un sacerdote mise la sua chiesa a disposizione e vi accolse migranti di etnie e fedi differenti aiutati da volontari anch’essi di differenti credi religiosi e politici. Una soluzione che andava favore di tutti ma che non piaceva a tutti. Improvvisamente il parroco venne trasferito; la chiesa chiusa con il catenaccio; la vicesindaco del PD Silvia Sciandra messa in croce dai giornali nazionali e dal suo stesso partito. Il lavoro d’integrazione è stato demolito pezzo per pezzo, senza dare troppo nell’occhio”.
A Bardonecchia un contesto ambientale diverso ma meccanismi analoghi. Ne ha parlato Fernanda Torre. “I migranti venivano alloggiati in un edificio di proprietà del C.A.I. Inizialmente il sindaco era d’accordo, poi cambiò radicalmente idea: i commercianti, che non li volevano tra i piedi in piena stagione turistica, avevano avuto la meglio”.
Rispetto all’Accoglienza, nel suo libro Pagliassotti ha “cercato di spiegare la differenza fra la creazione di una rete e quella di una catena. Nella prima, maggiore è la differenza fra i suoi componenti e più forte è la rete. Nella catena invece basta che si spezzi un anello e si spezza tutto. Quella di Bardonecchia era una catena”.
Lo scrittore ha anche preso posizione in favore di quei politici ed amministratori che, pur tra difficoltà ed inciampi, hanno il coraggio di schierarsi dalla parte delle vittime e lo ha fatto con parole forti: “Coloro che rendono la nostra vita più bella sono votati al martirio. Una cosa che non tollero nei loro confronti sono le critiche basate sul <Fate troppo poco…> poiché si tratta di persone che vengono messe da parte dai loro stessi partiti e non vengono poi rielette”.
Accogliere non è impegno da poco e può riservare delle delusioni. Una delle osservazioni da parte del pubblico riguardava i casi in cui un migrante lascia con atteggiamento indifferente e quasi senza ringraziamenti il luogo in cui è stato ospitato per mesi: chi lo ha accolto ed accudito ci rimane male… La domanda non è stata elusa. “Si tratta di un tasto molto delicato - ha ammesso Pagliassotti - Chi ha vissuto esperienze molto dolorose ha spesso il cuore indurito e non riesce ad aprirsi”. Fernanda Torre ha aggiunto: “C’è un forte senso di vergogna in chi deve dipendere in tutto dagli altri, l’umiliazione di dover chiedere anche i beni di prima necessità”.
Una signora ha invece domandato: “Noi persone comuni, che non facciamo parte di questa RETE, cosa possiamo fare per dare una mano?” Invece di elencare tutte le cose che avrebbe potuto fare, Pagliassotti le ha risposto: “Lei è già parte di questa rete, visto che è venuta qui. Anche solo comprando questo libro potrete fare qualcosa ma non leggetelo voi: regalatelo!”.
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