Ha scelto un giornale di Bologna “QN”, città in cui è nata la madre e in cui lui ha vissuto da giovane per tirare le orecchie al Pd di Enrico Letta. Alla domanda che cosa gli scriverebbe, Monsignor Luigi Bettazzi, classe 1923, vescovo emerito di Ivrea non ha avuto dubbi. “Di fare qualcosa veramente di sinistra: s’impegni per i più poveri e i più in difficoltà”, ha detto senza tanti tentennamenti riprendendo quella celebre frase che il regista Nanni Moretti sussurra a Massimo D’Alema nel film “Aprile”, seduto davanti al televisore, durante un dibattito televisivo con Berlusconi. “D’Alema reagisci. Reagisci. E dai. Rispondi. Dai. Dì qualcosa di sinistra... Dì qualcosa... Di una cosa....”.
Davvero poco, ma è già tanta roba, in confronto del carteggio sul dialogo fra marxismo e cristianesimo che ci fu tra lui e Ernico Berlinguer, ad un certo punto interrotto quando l’allora patriarca di Venezia, Albino Luciani, scrisse che Berlinguer poteva parlare a nome del suo partito, mentre Bettazzi non aveva alcun mandato di farlo a nome della Chiesa. “Feci sapere al segretario del Pci -ha ricordato Bettazzi su Qn - che continuare il dialogo sarebbe risultato ambiguo. Più tardi ho saputo che a Luciani quel richiamo era stato comandato dall’alto”.
Tornato alla ribalta di recente per la sua lunga amicizia con Padre Enzo Bianchi che ha acquistato (toh, guarda) una cascina ad Albiano d’Ivrea, il Bettazzi che a noi piace non ha mai smesso di confrontarsi con “la sinistra di Dio”, dal titolo di uno dei suoi libri più conosciuti
Lo è da quel lontano 1963 quando nel bel mezzo del Concilio Vaticano II, citò “Le cinque piaghe della Chiesa”, un trattato dell’Abate Antonio Rosmini, allora ancora all’indice.
Lo è da quella volta in cui si offrì con coraggio alle Brigate rosse in cambio della liberazione di Aldo Moro.
Lo è per le sue battaglie in solitaria in appoggio ai Dico del governo Prodi.
Più di un sognatore, quasi un eretico e tra le le tante sue eresie, quella dell’inter-comunione, la partecipazione attiva alla messa di un’altra comunità cristiana, diversa da quella cattolica, una pratica ammessa nel caso specifico delle coppie miste.
“Sarebbe - lo dice lui - non il termine, ma l’inizio di un affratellamento fra le Chiese cristiane”.
E tra le tante domande del giornalista, una punta diritto ai suoi quasi cent’anni, anche se in tanti vorrebbero ne vivesse altri 100.
Come le piacerebbe essere ricordato, don Luigi? “Mi ricordino, se credono, come un cristiano che ha cercato di capire e di vivere quanto il Signore gli chiedeva. Sia per la sua vita personale, sia per quella della società ecclesiale e umana”.
Lunga vita a Bettazzi..
Liborio La Mattina
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