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ALBIANO. Accusato di bancarotta, vola in Messico sfuggendo al processo

ALBIANO. Accusato di bancarotta, vola in Messico sfuggendo al processo

Il tribunale di Ivrea

Da Albiano alle assolate spiagge dello Yukatan passando per una bancarotta fraudolenta da 200mila euro. 

Mauro Tripodi, 48 anni di Albiano, giovedì mattina non era in Tribunale. Ad assisterlo, l’avvocato Celere Spaziante e, in fondo all’aula, seduto ad ascoltare le testimonianze, il padre. Ma di Mauro Tripodi, tutt’ora in Messico, neppure l’ombra.

Nel corso dell’udienza del 13 febbraio è stato chiamato a testimoniare il liquidatore della Sistemati, la società di cui Tripodi è stato fondatore, nel 2008, con un altro socio, per poi divenire amministratore unico nel 2009 fino al maggio del 2010 quando, di fatto, la Sistemati smette di essere operativa.

L’azienda si occupava di raccogliere gli incassi delle giocate nelle sale slot del territorio. Un giro d’affari di circa 2milioni di euro l’anno. Ed è questo, infatti, il dato registrato nel 2009, unico esercizio completo effettuato dall’attività di Tripodi. 

“Sistemati doveva raccogliere le giocate e versarle alla concessionaria Cogitec - ha spiegato il liquidatore al collegio di giudici guidato dal magistrato Elena Stoppini - Sugli incassi, poi, bisognava pagare le tasse erariali tramite modello F24.

Sulle somme raccolte Sistemati aveva una differenza sua da trattenere a titolo di guadagno. Una piccola percentuale”. Succede, invece, che nel 2009 la ditta non versa le giocate a Cogitec non pagano la quota erariale e gli oneri di concessione. E’ la Cogitec, così, a chiederne il fallimento”.

Quando il liquidatore si insedia cerca di venire a capo della situazione: “La contabilità era tenuta da uno studio di Torino - ha spiegato ai giudici - formalmente era a posto. Ma si tratta di un Bilancio troppo sintetico per ricostruire bene tutto”.

Quel che emerge è un giro di incassi da 2milioni di euro nell’anno 2008, ma una chiusura in passivo del Bilancio.

Il liquidatore tenta di contattare Mauro Tripodi: “Al telegramma inviato mi risposero i genitori. Dissero che il figlio era emigrato all’estero”.

Telefonicamente, poi, riesce a raggiungerlo: “Mi raccontò di non aver mai versato le somme raccolte perchè era vittima di estorsione. Disse che era stato pesantemente minacciato.

Lui e i genitori. E che per questo aveva consegnato le giocate ai suoi estorsori anziché alla Cogitec.

Aggiunse, inoltre, di essersi ammalato per questa storia e di esser stato sottoposto ad un intervento chirurgico. Infine di essere partito per il Messico. Infine mi disse che non poteva tornare in Italia perché non disponeva della necessaria somma di denaro per pagarsi il viaggio”.

Al termine della deposizione del teste il Tribunale ha acquisito i Bilanci della società rinviando l’udienza al prossimo 26 marzo.

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