Sparò contro un'auto guidata da rapinatori in fuga e uccise una donna che era a bordo. Per questo motivo un vicesovrintendente di polizia, Alessandro Sartore, 34 anni, è sotto processo a Torino in Corte d'Assise d'Appello: imputato inizialmente di omicidio, in primo grado fu condannato a un anno e quattro mesi per eccesso colposo nell'uso legittimo delle armi. La scorsa settimana la Procura generale ha chiesto la riduzione della pena a sei mesi di reclusione. Era l'8 settembre del 2007 e il vicesovrintendente era intervenuto a Ivrea per arrestare quattro romeni che avevano appena compiuto una rapina. Contro l'auto che non si era fermata all'alt, sparò alcuni colpi con la Beretta Parabellum di ordinanza. Uno dei proiettili centrò Mariana Chisoi, 37 anni, seduta accanto al marito (che si trovava al volante), ferendola mortalmente. Al processo, Alessandro Sartore è assistito dagli avvocati Stefano La Notte ed Enrico Scolari. "Bisogna dare atto alla difesa - commenta il legale di parte civile, Flavio Campagna - che ha lavorato molto bene. Questo per me è un caso in cui si potrebbe persino configurare l'omicidio volontario con dolo eventuale. L'agente ha sparato da un metro di distanza, sul lato del passeggero, dove la vittima era piegata in avanti". La sentenza è prevista per il 16 ottobre.
In aula
La mattina di quell’8 settembre, in via Torino a Ivrea il primo colpo fu sparato in aria, gli altri tre in direzione di una Lancia K a bordo della quale si trovavano quattro romeni, due uomini e due donne. Uno dei tre proiettili colpì la donna seduta accanto al guidatore: Mariana Chisoi, sposata e madre di tre figli, morì in ospedale. Gli stranieri erano appena usciti dal supermercato Conad, all’interno del quale avevano rubato alcolici per un valore di 300 euro. Erano disarmati. Dopo aver abbandonato il supermercato, il quartetto era ripartito a bordo di una Lancia K parcheggiata nel piazzale antistante. Alla guida del veicolo c’era Nicu Chisoi, 40 anni, accanto a lui la moglie Mariana. Sui sedili posteriori, Stefan e Mariana Costache. Gli agenti avevano preparato una trappola e anziché fermarli all’uscita, consentirono ai rapinatori di salire in macchina e ripartire.
Stando alle ricostruzioni in aula, la Lancia K avrebbe abbandonato il piazzale e percorso un tratto a “S” per raggiungere via Torino. Il poliziotto, invece, avrebbe cominciato a correre nel tentativo di tagliare loro la strada. Giunto in via Torino, avrebbe quindi atteso l’arrivo della vettura. L’agente aveva definito l’auto “in fuga”, ma il consulente tecnico di parte Fabrizio Vinardi (nominato dagli avvocati Luca Giabardo e Flavio Campagna, difensori di Nicu Chisoi, marito della vittima) ha stabilito che viaggiava a una velocità compresa «tra i 30 e i 35 chilometri orari nel momento in cui si trovava in prossimità della posizione del poliziotto (ossia negli istanti in cui questi sparò i tre colpi)». Lo stesso consulente di parte aveva smentito le dichiarazioni rese dal poliziotto e gli esiti della perizia balistica ordinata dal gip Marco Tornatore e svolta dai periti. «Al momento di esplodere i colpi: il tiratore si trovava nell’area compresa tra il marciapiede e i primi 50 centimetri di strada, a ridosso del marciapiede stesso». Pertanto, il poliziotto non avrebbe rischiato di essere travolto dall’auto in fuga. • A pochi centimetri dall’auto, Alessandro Santore avrebbe sparato tre colpi: il primo contro il cofano, il secondo contro la portiera, il terzo in direzione dello sportellino del carburante. • Nel frattempo, Stefan e Mariana Costache hanno patteggiato 20 e 18 mesi di reclusione per rapina e resistenza.
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