Alle 2 della scorsa notte il vicesindaco
Elisabetta Piccoli se ne va sbattendo la porta. Alè! Dopo un tira e molla durato quasi due ore, la giunta aveva appena ritirato la proposta di variazione di bilancio e di accensione di un mutuo di 250 mila euro propedeutico alla partecipazione all’asta, poi tenutasi il 5 novembre e andata deserta, per l’acquisto di una parte del "
Centro La Serra".
Ci avevano creduto – e pure tanto – oltre a
Piccoli anche l’assessore
Costanza Casali, ma la maggioranza di centrodestra, questa volta, è caduta sotto i colpi e le mille argomentazioni sciorinate dalle Opposizione. S’aggiunge il parere negativo espresso, con una nota ufficiale, dai Revisori dei conti, peraltro arrivato nelle caselle di posta di tutti i consiglieri mezz’ora prima dell’inizio dell’assise, cominciata, anche a causa di questo, con un’ora circa di ritardo
Ad “abbandonare il campo” per primo è stato il consigliere comunale
Donato Malpede. Non lo si sente quasi mai ma stavolta s’era letto tutta la perizia accampando seri dubbi sui valori al metro quadro dell’immobile.
” Sono perplesso – ha stigmatizzato –
Mi sono fatto due conti. Non mi convince il valore di 500 euro al metro quadro e di 1.200 per gli interrati. Ve lo dico chiaro: La Serra è un rischio. E poi abbiamo il castello da mettere a posto e tanti altri immobili che cadono a pezzi … Perchè comprare La Serra e poi tenerla chiusa…”.
Meglio di
Malpede il sindaco.
Non ci ha pensato un attimo di troppo a scaricare sia
Piccoli che
Casali, definite a più riprese “sognatrici”.
“La fretta non è mai stata una buona consigliera – s’è lasciato andare
Stefano Sertoli quando ormai il punto all’ordine del giorno era stato ritirato –
E’ stato fatto un gran lavoro ma sempre molto di corsa. Diciamocelo. Ci siamo innamorati di questo progetto tardivamente. Era da tempo che l’asta era di pubblico dominio. Siamo partiti senza una idea chiara. Poi è arrivato questo parere dei revisori che sicuramente ci ha creato ulteriori perplessità. Vorrà dire che se l’asta andrà deserta ci riproveremo, o, al contrario, cercheremo di accordarci con l’aggiudicatario…”.
La stoccata finale al dibattito è stata però del consigliere comunale
Fabrizio Dulla per niente spaventato dall’investimento
bensì dall’incertezza sui debiti pregressi e dai costi della futura gestione dell’immobile, circa trecento migliaia di euro all’anno comprese le rate del muto.
“Lo sapete vero che la responsabilità patrimoniale grava in capo ai consiglieri comunali e non ai membri della giunta? Lo sapete che l’assemblea di condominio, per le decisioni che si prenderanno su quell’immobile vale più del consiglio comunale?”, ha guardato diritto nello schermo, pur nelle difficoltà di un collegamento streaming.
“Prendiamoci 60 giorni per gli approfondimenti, il rischio è tropo alto – ha aggiunto – Se quel bene se lo aggiudicasse un privato non sarebbe un dramma. Tutt’altro… Ci potremmo convenzionare e trattare con lui. Ci toglierebbe le castagne dal fuoco…”.
Un intervento senza tanti fronzoli, talmente lineare da indurre il presidente del consiglio
Diego Borla non solo a fargli i complimenti (
“condivido quel che ha detto”) ma anche a sospendere la seduta per 5 minuti (poco prima delle due di notte, s’intende).
C’è da dire che l’arringa di
Elisabetta Piccoli, nel presentare l’affarone, oltreché soporifera, ha imbarcato acqua da tutte le parti. In sintesi si è concentrata su valori da lei stessa definiti “spannometrici” (ma come si fa….?????, ndr), poi sui tempi “stretti” per
“una progettazione di un certo tipo”, quindi su una perizia dell’ingegner
Grosso in cui si sostiene un valore del bene pari a 353 mila euro (messa in dubbio persino da
Malpede), infine sulle eventuali altre spese
(“che non ci sono”), sulle possibilità di indebitamento
(“Cosa sono 14 mila euro di interessi all’anno per un mutuo di 250 mila”), sui resti romanici e sulla necessità di sistemare l’atrio dell’immobile per poter accedere alla Sala La Cupola che è già di proprietà del Comune.
“Ci piange il cuore vedere com’è ridotto il Centro La serra – ha cercato di smuovere le coscienze –
La cifra (circa 271 mila euro, ndr) è sostenibile.Vogliamo evitare che lo acquisti qualcun altro. Non è un salto nel buio. Prima si fa l’atrio e poi si cercano, privati, soldi e contributi per tutto il resto. Di mutui è dal 2006 che non se ne accedono ... E’ stata una corsa contro il tempo. Abbiamo gettato il cuore oltre all’ostacolo. Riappropriamoci di questo immobile iconico e trainante per il turismo…“.
E i revisori?
“Dicono di non aver competenza sulla valutazione complessiva…”: ha cercato di sminuire il vicesindaco, ma nessuno se l’è bevuta.
“Approvare una proposta di acquisto come questa – le ha subito risposto
Andrea Benedino concentrandosi sugli studi “spannometrici” –
mi sembra un salto mortale nel buio e senza rete. La proposta è ghiotta, ma francamente mi sentirei più tranquillo se ci fosse qualche manifestazione d’interesse di qualche privato. Se così non fosse anche sulla base della relazione dei revisori che mi ha fatto saltare sulla sedia, io una responsabilità di questo tipo no me la assume e inviterei i consigliere di maggioranza a pensarci bene…”.
Come Bendino anche il consigliere
Francesco Comotto secondo cui il “cuore” non deve prevalere sulla lettura dei documenti.
“E qui subentra la testa, la responsabilità della scelta e della buona amministrazione… – ha inforcato –
Ad un certo punto, nel bando, si parla di irregolarità edilizie e di oneri a carico dell’aggiudicatario. Non è un aspetto poco importante. Di quali abusi stiamo parlando?”. Insomma il bando non garantirebbe il buono stato degli impianti e la loro stessa esistenza. E neanche dice se esista o meno un problema di amianto e di rifiuti speciali da smaltire.
Al coro dei “No” anche
Maurizio Perinetti che, nel chiedersi se un Comune di 23 mila abitanti abbia la capacità di sopportarne il peso e la gestione di un immobile di quel tipo ha osservato che non ce l’ha fatta neanche l’Olivetti. E
Perinetti, peraltro, s’è convinto che il recupero non potrà che passare dall’iniziativa privata e da un’idea forte su cosa farci lì dentro, perchè esiste un problema di costi e di difficoltà nella gestione di un condominio che, con l’operazione “spezzatino”, venne diviso tra tantissimi proprietari.
“Se il parere dei revisori non era fondamentale perchè lo hanno dato? – ha concluso –
Ci dicono che i consiglieri ne risponderanno personalmente. Qui non si tratta di buttare il cuore oltre all’ostacolo. Così facendo buttiamo oltre all’ostacolo il cuore dei cittadini. Insomma non ce la sentiamo di andare in questa direzione. Passo troppo grande, un passo oltre la gamba…”.
Più morbido, ma turbato (se lo dice da solo) il consigliere comunale
Massimo Fresc. Prima ha tirato le orecchie alla giunta
(“La struttura è lì da anni. Non è vero che è mancato il tempo. L’acquisto era indicato nel vostro programma e in due anni e mezzo si potevano fare gl approfondimenti…”) poi s’è concentrato sul valore
urbanistico, sul degrado che è sotto gli occhi di tutti e sull’entusiasmo all’acquisto espresso dai militati cinquestelle.
“L’accensione del mutuo - ha dichiarato
- non è un problema. Il bilancio è solido anche grazie delle passate amministrazione e può anche rispondere a una richiesta di coraggio, senza correre grossi rischi…”.