Una tragedia. Un fatto inaudito. Una di quelle cose che quando ti capitano tra capo e collo ti chiedi quale democrazia l’abbia partorita.
Eppure è successo. E succede che l’associazione Ivrea Soccorso, una storia lunga 36 anni, costruita sul lavoro di un centinaio di volontari (107 per l’esattezza) e 8 dipendenti, ha perso la gara d’appalto (valore 200 mila euro) promossa dalla Città della Salute di Torino per il servizio emergenza del 118 ininterrottamente gestito da 10 anni a questa parte. Il tutto a vantaggio della “Croce blu” di Biella che da queste parti di radicamento non ne ha, ma ha saputo (si spera non furbescamente) far leva sui propri numeri. Sui suoi 300 volontarie sulle sue otto postazioni che però, manco a dirlo, non si trovano in eporediese, salvo una a Montalto.
Le buste sono state aperte a Torino prima di Natale, ma la comunicazione su chi si è aggiudicato la gara è arrivata a San Silvestro.
Alza le braccia al cielo il presidente di Ivrea Soccorso Lino Cortesi. E’ disperato.
“Abbiamo presentato un esposto all’Anac, l’Autorità Anti corruzione -ci racconta - Faremo anche un ricorso al Tar. Ringrazio fin d’ora gli amministratori pubblici che si stanno interessando a noi, a cominciare dall’assessore comunale Elisabetta Piccoli.Il problema è la legge. E’ sbagliata. Non valorizza le potenzialità espresse dai territori. Rispetto a noi la Croce blu è una vera e propria azienda, ma in eporediese praticamente non esisteva e infatti stan cercando dei volontari. Per poter cominciare a lavorare hanno assunto quattro dei nostri dipendenti. Lo dico a malincuore, non foss’altro che tutti è quattro si sono dovuti licenziare perdendo l’anzianità e parte dello stipendio...”
Inosmma non ci si aspettava proprio una cosa del genere.
E adesso che si fa?
“Continueremo a prestare i servizi dell’Asl To4 e cercheremo di non perdere la gara in programma ad aprile. Cercheremo di farci furbi magari creando un’associazione temporanea di scopo con le altre dieci associazioni iscritte all’Anpass e operanti in Canavese. Infine cercheremo di sviluppre maggioramente le attività che già facevano prima con i privati....”.
Il dramma per Cortesi sono gli investimenti realizzati e in programma. “Avevamo appena acquistato una medicalizzata, spendendeo 85 mila euro e contando di poterla ammortizzare in cinque anni. Ci siamo anche impegnati per la nuova sede in piazza Mascagni. Lo dico francamente:ci hanno lasciati in braghe di tela...”
I numeri lasciano l’amaro in bocca e ci dicono che nel 2018, l’associazione eporediese con le sue 6 ambulanze, di cui due medicalizzate e due autovetture ha svolto qualcosa come circa 1700 servizi in emergenza, cioè circa 5 al giorno.
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