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IVREA. Grijuela boccia l’Ico-Valley di Tiraboschi. “Fatemi vedere il piano finanziario...”

IVREA. Grijuela boccia l’Ico-Valley di Tiraboschi. “Fatemi vedere il piano finanziario...”

L'ex sindaco Fiorenzo Grijuela (foto archivio)

Allora, lasciamo perdere che il sindaco Stefano Sertoli, venerdì scorso, nella gran convention, l’ha definita una “visionaria” tanto quanto lo fu Adriano Olivetti...  Lasciamo perdere che le grandi multinazionali americane (Google e  Microsoft), almeno per il momento, si sono ben gardate dal dire che tireranno fuori il portafoglio.... Lasciamo perdere che si prevede un costo di 200 milioni di euro che non sono bruscolini e davvero non si trovano sotto ad un ponte... Infine lasciamo perdere che, da qualunque parti la si guardi, quando si parla della Ico-Valley a Palazzo Uffici frutto della dirompente fantasia della senatora Virgina Tiraboschi si sta guardando ad un progetto calato su di un edificio di proprietà privata e più in particolare del Fondo Prelios.... Lasciamo perdere tutto questo  e concentriamoci sui contenuti elaborati con la collaborazione del “Consorzio Insediamenti produttivi”, cioè da Alberta Pasquero, donna del “sistema” e del Pd.  Al 6° piano “work Hospitality e biblioteca digitale”. Vale a dire albergo e spazio relax.  Al 5° una galleria commerciale con Coffee bistrot e ristorante.  Al 4° Hub, slot e spazi condivisi per il co-working.  Al 3° Comdata (mica si può cacciare…).  Al 2° ancora hub, ancora  Slot, ma anche laboratori. Infine al 1° gli uffici di “governance degli Hub”, di gestione degli Hub e dell’expo permanente dell’alimentare e del non alimentare e al piano terra la “reception”, la digital accademy” e il “meeting expo”.  Per un totale (tolta Comdata) di 24.320 metri quadrati, circa 4.480 per piano…  La domanda a questo punto è: chi paga? Dopo aver appreso la notizia, questa domanda se l’è fatta (toh guarda...!!!) anche l’ex sindaco  Fiorenzo Grijuela. Un giudizio sincero e spassionato come solo può esserlo se arriva da chi, dall’alto dei suoi 81 anni, fa il pensionato e il nonno a tempo pieno guardando con distacco a quei tanti anni passati ad amministrare la città.  “Da un punto di vista delle idee - ci dice - potrebbe anche essere una cosa interessante. Io però, quando mi mostrano dei progetti faraonici, vorrei prima conoscere il piano finanziario. E’ facile dire che i soldi (forse....) arriveranno dall’Europa, dal Governo o dalla Cassa Depositi e Prestiti. Se è così ditemi, quando, quanto e come. Premetto: io non ho seguito le due presentazioni, ma ritengo che il problema soldi sia centrale. Non credo sia cosi facile trovare finanziatori disponibili a mettere sul piatto 100 o 200 milioni di euro. Anzi sono convinto che i privati non tireranno fuori neanche una lira ... Capaci, questo sì, a fare grandi dichiarazioni e a mettersi a disposizione per offrire i propri servizi...”. Epperò ci sono anche i negozi, l’albergo, il ristorante, le fiere permanenti “Se è tutto rivolto al commerciale la Ico-Valley non regge - mette le mani avanti Grijuela - Avrebbe retto se ci fosse ancora l’Olivetti di un tempo con tutti  i suoi dipendenti. Scordiamoci che qualcuno venga a Ivrea per andare in un Centro Commerciale. E poi smettiamola di pensare ai supermercati quando non sappiamo che cos’altro fare... Oggi la tendenza è a chiuderli, non certo ad aprirli!”. Fuori uno, fuori due, altro non restano che gli accordi con l’Università... “E su questo lasciatemi dire una cosa, per l’esperienza accumulata negli anni. Mettiamo pure che ci siano i presupposti e le condizioni. Se l’Università o il Politecnico venissero a Ivrea, aldilà che queste materie già le insegnano a Torino, vorranno anche essere pagati. Hanno anche loro un bilancio da chiudere. Chi tira fuori questi soldi? Scienza della Comunicazione costava al Comune di Ivrea la bellezza di 150 mila euro all’anno, per le spese di gestione e di trasporto dei docenti. Non so quanto ci costi l’infermieristica, ma certo non è gratis.  Da un punto di vista teorico sono processi interessanti, ma sia chiaro a tutti che si genera una spesa corrente continua...”. Ricapitolando: Via l’Università, via i grandi magazzini, via la ricerca, ci sono ancora le start up... “Diciamo che è una delle cose che si possono fare, ma sono processi lenti e, se non c’è un interesse vero e proprio, ci va l’energia del territorio com’è successo per esempio con il Bioparco dove oggi ci lavorano più di 600 persone. Oppure con Icona, ma con Icona, come dicevamo prima, 20 imprenditori han tirato fuori dei soldi e non hanno mai pensato ad un supermercato....” Un primvato come “Google”. “Facciamogli dire che l’investimento lo faranno tutto loro e non c’è problema di destinazione urbanistica... Loro i soldi li hanno.” Sì, vabbè.... Liborio La Mattina
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