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BRANDIZZO. Arrestato per droga il titolare di un'autofficina (figlio di un poliziotto) insieme al dipendente

Avevano un marchio adesivo riproducente il volto di Pablo Escobar i pacchi di hashish sequestrati dalla Squadra Mobile di Torino. Oltre 300 chili di stupefacente, tra cui anche marijuana, occultata in scatole contenenti mangime per cani, confezioni di noci e verdure sottaceto con un'etichetta di una ditta produttrice con sede in Spagna. Alla sbarra un insospettabile. Riccardo De Simone, 32 anni, titolare di una autofficina a Brandizzo e  figlio di Roberto De Simone, un poliziotto già indagato (e sospeso dal servizio per un anno) insieme ad altri tre colleghi del commissariato Dora Vanchiglia per arresti al di fuori delle procedure tanto da dover rispondere di sequestro di persona, peculato, concussione e corruzione. Insieme a Riccardo De Simone un dipendente, Angelo Del Vicario, 47 anni. L'accusa, per entrambi, è di detenzione di stupefacente ai fini dello  spaccio. Stando  al Sostituto Procuratore di Ivrea Alessandro Gallo e agli agenti della Squadra Mobile agli ordini del dirigente Luigi Mitola,  che li hanno pedinati, avrebbero approfittato del lavoro che facevano per trasportare droga a bordo di un furgone bianco. Per entrambi tutto è precipitato l'altro giorno quando nel corso di un pedinamento, gli agenti hanno fermato Riccardo De Simone alla guida del furgone, nei pressi di un cascinale di via Fratelli Sussetto. Con lui  tre borsoni contenenti complessivamente circa 67 kg di hashish. All’interno dell’abitazione di Del Vicario , assistito dall'avvocato Salvo Lo Greco, è poi stati rinvenuto e sequestrato altro stupefacente, nascosto in scatole di mangime per cani, confezioni di noci e verdure sottaceto. In totale altri 153 chili di hashish, quasi 4 chili di cocaina e 68 chili di marijuana. S'aggiungono circa 300 mila euro custoditi in sacchetti sotto vuoto Tra il materiale sequestrato anche dodici chili di materiale esplodente, una pressa idraulica, una macchina professionale per il sottovuoto, un jammer utilizzato per inibire le localizzazioni tramite gps o segnale radio. E ancora un rilevatore di microspie, utilizzato per eludere il controllo delle forze dell'ordine e tre telefoni criptati, solitamente utilizzati dai trafficanti di sostanze stupefacenti. E tanto è bastato per convincere il gip del tribunale di Ivrea, Marianna Tiseo, a confermare la misura cautelare in carcere per entrambi.
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