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Al Balon il Carnevale non sfila: torna a vivere la storia di Borgo Dora

Tra bancarelle, maschere popolari e rievocazioni storiche, l’Antico Carnevale del Balon si prepara all’edizione 2026: una giornata che trasforma il mercato più antico di Torino in un teatro a cielo aperto

Al Balon il Carnevale non sfila: torna a vivere la storia di Borgo Dora

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A Torino il Carnevale non ha bisogno di urlare per farsi notare. Non servono carri mastodontici né lustrini da cartolina. Al Balon, il Carnevale è un’altra cosa: è memoria che cammina, è storia che riemerge tra le pietre di Borgo Dora, è il passato che si concede una giornata per tornare a respirare tra le bancarelle, gli odori del mercato, le voci dei rigattieri e gli sguardi curiosi di chi arriva magari per caso e resta per incanto.

L’Antico Carnevale del Balon è uno di quegli eventi che non si spiegano con una locandina. Bisogna esserci. Bisogna vedere le vie trasformarsi in un palcoscenico popolare, dove ogni costume racconta un’epoca e ogni passo rievoca un frammento di storia. Qui il Carnevale non è evasione: è radice, è orgoglio di quartiere, è il Balon che per un giorno smette di essere solo mercato e diventa racconto collettivo.

La Rusnenta, maschera simbolo di questo Carnevale, non è elegante né rassicurante. È ruvida, arrugginita, popolare. Esattamente come il Balon. Accanto a lei sfilano Gianduja e Giacometta, mentre Borgo Dora si popola di soldati napoleonici, dame settecentesche, legionari romani, popolani medievali. Non è una semplice sfilata: è una rievocazione viva, che invade cortili, slarghi, piazze e persino gli angoli più nascosti del quartiere.

È un Carnevale che non cerca il centro, ma resta volutamente ai margini. Ed è proprio lì che trova la sua forza. Perché il Balon è sempre stato così: un mondo a parte dentro la città, dove il tempo sembra piegarsi e mescolarsi. E quando arriva il Carnevale, quella sensazione diventa realtà.

L’edizione 2026: tradizione che continua

L’Antico Carnevale del Balon 2026 si svolgerà domenica 1° febbraio, per un’intera giornata che promette di trasformare ancora una volta Borgo Dora in una macchina del tempo a cielo aperto.

La mattina si apre come da tradizione, con il mercato del Balon che prende vita fin dalle prime ore. Non è un dettaglio: il Carnevale nasce e vive dentro il mercato, ne è figlio diretto. Intorno alle 9.30 le bancarelle fanno da scenografia naturale a una festa che cresce lentamente, senza fretta.

Dalle 10.30 spazio alle visite guidate storiche, pensate per raccontare il quartiere, le sue trasformazioni, le sue ferite e la sua resilienza. Borgo Dora non viene usato come fondale: viene spiegato, valorizzato, restituito alla città.

Alle 11.00 arriva il momento simbolico dell’evento, con la presentazione ufficiale delle maschere tradizionali. La Rusnenta guida la scena, seguita da Gianduja e Giacometta, mentre il Carnevale entra definitivamente nel vivo. Poco dopo, una presfilata dedicata ai bambini ribadisce che questa festa non è nostalgia sterile, ma passaggio di testimone.

Dalle 12.00 alle 15.30 Borgo Dora si trasforma completamente. I gruppi di rievocazione storica animano il quartiere con esibizioni diffuse: accampamenti, danze, scene di vita quotidiana d’epoca, duelli e rappresentazioni che spaziano dall’antichità al periodo napoleonico. Non c’è un unico palco: tutto il borgo diventa palcoscenico. È qui che il Carnevale del Balon dà il meglio di sé, mescolando spettacolo e autenticità.

Nel pomeriggio, intorno alle 16.00, va in scena la grande sfilata conclusiva, il momento più visibile e fotografato, che attraversa le vie del quartiere raccogliendo pubblico e curiosi. A seguire, le premiazioni, con una giuria che valorizza non solo la bellezza dei costumi, ma anche la coerenza storica e la qualità della rievocazione.

Accanto al programma principale, tornano anche nel 2026 il contest fotografico e le iniziative collaterali, pensate per coinvolgere visitatori, appassionati di storia e semplici spettatori.

L’Antico Carnevale del Balon resta così: imperfetto, popolare, autentico. Un Carnevale che non chiede di essere celebrato, ma solo attraversato. Un evento che non finge di essere altro da ciò che è, e che proprio per questo continua a resistere nel tempo.

Insomma, al Balon il Carnevale non passa. Resta. E ogni anno, puntuale, torna a ricordare a Torino che la sua storia più vera spesso vive dove meno te lo aspetti.

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