Cerca

Evento

A Druento la memoria diventa scena e linguaggio, studenti protagonisti di un progetto che intreccia arte e Shoah

Dal 23 al 31 gennaio la Biblioteca Civica Ipazia ospita “Palcoscenico aperto: l’arte che ci unisce”, esposizione e performance nate dal laboratorio Le mille Emilia di didattica della Shoah

A Druento la memoria diventa scena e linguaggio, studenti protagonisti di un progetto che intreccia arte e Shoah

A Druento la memoria diventa scena e linguaggio, studenti protagonisti di un progetto che intreccia arte e Shoah

Dettagli evento

Raccontare per costruire il futuro, partendo dalle tracce lasciate dalla storia e trasformandole in espressione artistica. È questo il cuore di “Tracce di memoria”, il progetto che dal 23 al 31 gennaio 2026 animerà la Biblioteca Civica Ipazia di Druento, trasformandola in uno spazio di riflessione, creatività e condivisione. Al centro dell’iniziativa c’è “Palcoscenico aperto: l’arte che ci unisce”, un percorso espositivo e performativo che vede protagonisti gli studenti dell’Istituto Comprensivo di Druento, impegnati nel laboratorio “Le mille Emilia di didattica della Shoah”.

Non una mostra tradizionale, ma un’esperienza collettiva che usa l’arte come strumento educativo, capace di dare forma a domande, emozioni e memorie difficili da raccontare con le sole parole. Il sottotitolo scelto, “Emilia Levi fiore di speranza”, richiama una figura simbolica e diventa filo conduttore di un lavoro che intreccia passato e presente, memoria storica e sguardo delle nuove generazioni.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra il Comune di Druento, la Biblioteca Civica, l’Istituto Comprensivo Druento e una rete di realtà associative del territorio, tra cui ANPI – sezione di Druento, Associazione Osteria Sociale, Salone Don Cocchi e Consulta Giovani Druento. Una sinergia che sottolinea come la memoria non sia solo materia scolastica, ma patrimonio condiviso, da coltivare attraverso il dialogo tra istituzioni, scuola e comunità.

Gli elaborati esposti sono il risultato di un percorso didattico che ha coinvolto gli studenti in modo attivo e partecipato. Disegni, testi, installazioni, performance: linguaggi diversi che convergono in un unico racconto corale, capace di restituire la complessità della Shoah senza ridurla a una lezione frontale o a una commemorazione rituale. Qui la memoria prende corpo attraverso l’espressione artistica, diventando esperienza vissuta e non semplice nozione.

Il titolo generale, “Tracce di memoria”, suggerisce proprio questo: segni che restano, che attraversano il tempo e che chiedono di essere interpretati. Raccontare, in questo contesto, significa assumersi una responsabilità: quella di non lasciare che il passato scivoli nell’oblio o venga svuotato di significato. Costruire il futuro, invece, vuol dire offrire ai più giovani strumenti critici per leggere il presente e riconoscere i pericoli dell’indifferenza, della discriminazione, della disumanizzazione.

La scelta della Biblioteca Civica Ipazia come sede dell’iniziativa non è casuale. Luogo di studio e di accesso alla conoscenza, la biblioteca diventa anche spazio scenico, palcoscenico aperto in cui l’arte dialoga con la storia e con chi osserva. Un ambiente che invita alla sosta, all’ascolto, alla riflessione, lontano dai toni urlati e dalle semplificazioni.

L’esposizione è accompagnata da performance dal vivo, pensate come momenti di restituzione pubblica del lavoro svolto dagli studenti. Non esibizioni fine a se stesse, ma gesti narrativi che cercano un contatto diretto con il pubblico, chiamato non solo a guardare, ma a interrogarsi. In questo senso, l’iniziativa supera il confine scolastico e diventa un evento culturale per l’intera cittadinanza.

In un tempo in cui la memoria della Shoah rischia di essere percepita come distante o astratta, “Palcoscenico aperto: l’arte che ci unisce” prova a riportarla al centro attraverso un linguaggio accessibile e coinvolgente. Lo fa affidandosi allo sguardo dei ragazzi, alla loro capacità di rielaborare il passato e di trasformarlo in messaggio per il presente.

A Druento, per una settimana, la memoria non resta chiusa nei libri. Sale sul palco, prende forma, si fa colore, parola, gesto. E ricorda a tutti che raccontare è ancora uno dei modi più potenti per costruire il futuro.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori