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07 Maggio 2021 - 17:38
CHIVASSO. Delle due l’una: o Castello si dimette o Chivasso correrà il rischio di un commissariamento. A sostenerlo è Renato Cambursano, il giorno dopo il caso scoppiato in città sui nuovi contatti tra la ‘ndrangheta e la politica cittadina.
Cambursano, ex sindaco ed ex parlamentare, non è uno spettatore disinteressato: la maggioranza del primo cittadino Claudio Castello si regge anche sul sostegno della civica “LiberaMente”, di cui Cambursano è stato ideatore ed è tutt’ora anima del gruppo. Nella maggioranza di Claudio Castello, “LiberaMente” conta un assessore (Domenico Barengo) ed un consigliere comunale (Claudia Buo).
Chivasso, anno 2011. I giornali titolavano così: “Le mani della ‘ndrangheta sulle elezioni comunali”. Chivasso, anno 2021. Dieci anni dopo, si torna a parlare di ‘ndrangheta ed elezioni comunali, questa volta quelle del 2017. Tu che sei stato sindaco di questa città, quanto ti fa male questo nuovo, ennesimo, accostamento?
“Male di sicuro. Dimostra per l’ennesima volta che, ahimè, alcuni politici non sono in grado di capire che cosa e chi li circonda e quindi assumono nei confronti di alcuni personaggi che, poi si scopre parte della malavita organizzata, atteggiamenti che non dovrebbero avere. Questi contatti avvengono per ottenerne, da parte dei richiedenti, presumibilmente autorizzazioni amministrative e da parte dei politici un ritorno dal punto di vista elettorale”.
Ti aspetti un intervento della Prefettura di Torino?
“Io credo che le autorità superiori, cominciando dal Prefetto di Torino, abbiano tutte le condizioni per poter intervenire e capire come stanno le cose in quel di Chivasso. Dieci anni fa non c’è stato lo scioglimento del Consiglio comunale: ci sono state le dimissioni di De Mori e il commissariamento. Non si è sciolto il Consiglio perché l’amministrazione chiamata in causa era caduta e la voce doveva tornare ai cittadini con nuove elezioni. Oggi invece siamo ad un anno dalla scadenza del mandato..”.
Che cosa ti aspetti, invece, dal sindaco Claudio Castello e dalla sua amministrazione?
“Delle due l’una: o chi è chiamato in causa prende l’iniziativa in proprio e ne tira le conseguenze, oppure temo che il Prefetto provveda arrivando allo scioglimento del Consiglio comunale. Quello che farà il sindaco, solo lui è in grado di dirlo.
Constato anche per le notizie che ho letto, che ancora una volta la malavita organizzata opera a 360 gradi: non si limita a scegliere una parte politica, ma ha contatto con tutti, destra, sinistra e centro, perché gli anticorpi che dovevano essere messi in campo con Colpo di Coda, non sono avvenuti. Ci ritroviamo esattamente come allora. E’ un brutto segno, in momento in cui la popolazione è stremata, la pandemia ha mietuto vittime, la ripresa ha difficoltà a partire e quindi ci dovrebbe essere un governo all’altezza di questa situazione. Rischiamo di avere un commissariamento, le elezioni anticipate e poi l’amministrazione comunale ferma per un anno mentre dovrebbe ripartire con vigore e forza. Questa è una terribile situazione che avremmo voluto non rivedere”.
Hai parlato di anticorpi. Per rimanere in tema di attualità, esiste un vaccino alla ‘ndrangheta?
“Mi verrebbe da dire che ci vuole il nas-dupì, il “naso doppio”. Cioè avere la capacità di capire che cosa avviene sul territorio, capire chi si muove e come si muove, che cosa rappresenta e quindi prendere le relative contromisure. Stare a distanza da questo mondo. Poi, per carità, uno può partecipare ad una festa allargata ed essere avvicinato da un personaggio più o meno chiacchierato, ma dal contatto momentaneo al contatto che prosegue nel corso del tempo, di strada ne passa e di differenze ne passano. La mia esperienza mi insegna che, avendolo vissuto in prima persona, si può capire che è bene stare alla larga da certi mondi”.
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