Qual è la situazione? Ne parliamo con Antonio Barillà, chivassese, segretario regionale dello SMI (Sindacato Medici Italiani) uno dei tre sindacati dei medici di famiglia.La situazione è molto seria, se non altro perché i mesi che ci aspettano sono lunghi e difficili. In alcune zone d’Italia ci sono ospedali chenon hanno più la possibilità di accoglierepazientiCovid Positivi.Questa non è una semplice crisi sanitaria, bensì il dramma del Servizio Sanitario Pubblico che non è più in grado di rispondere ai bisogni di salute dei cittadini. La sanità pubblica italiana, la migliore al mondo, perchéfondata sul principio solidaristico, è stata purtropporidotta in macerie. Da oltre 20 anni, infatti,si continuano ad effettuaretagli di posti letto ospedalieri,servizi territoriali,personale medico e paramedico, ecc... Le risorse vengono invece dirottate verso strutture private accreditate e appalti alle cooperative. Il risultato di questa politica criminogena è ovviamente la fragilità di un sistema sanitario che non riesce a garantireil diritto alle cure mediche.Cosa si sarebbe dovuto fare per evitare il collasso del sistema sanitario?Ogni anno, nonostante vengano somministrati nel periodo autunnale milioni di vaccini anti influenzali, nei mesi invernali, indipendentemente dal Covid, abbiamo sempre registrato un sovraffollamento dei servizi sanitari,tanto ospedalieri quanto territoriali. Ciò significa che il sistema sanitario era già in difficoltà in epoca pre Covid, quindi è bastato un virus con potere infettivo elevato a far collassare un sistema già fragile. Come ho già detto, la politica ha le sue colpe perché, non solo in passato, ma anche in questa fase, ha mostrato incapacità nel prevedere e programmare le risposte necessarie a fronteggiare l’epidemia.I drammatici mesi appena trascorsi non hanno lasciato alcuna memoria,elemento indispensabile, se non altro, a non commettere gli stessi errori.La politica, purtroppo, non mostra competenza, lungimiranza e saggezza, elementi fondamentali per governare un Paese, soprattutto nei momenti difficili.Non basta affidarsi e fidarsi delle opinioni di persone che spesso non agiscono nell’interesse della collettività.In Piemonte la sanità è al collasso; dell’annunciato e tanto decantato aumentodi posti letto in terapia intensiva e subintensiva, nei mesi di Maggio e giugno, non si ha alcuna notizia. Sul territorio, inoltre, non è stato fatto nessun investimento per rafforzare i servizi.Le risposte che la politica dà sono le medesime dei mesi scorsi, ovvero conversione in reparti Covid di reparti ospedalieri, sale operatorie, unità coronariche.Di recente è stata emanata una circolare del DIRMEIla quale dispone che le attività ambulatoriali e di ricoverovengano suddivise inprocrastinabili e non.Ciò significache molti interventi e prestazioni specialistiche verranno rimandate a data da destinarsi.La politica regionale continua a brancolare nell’incertezza, alla continua ricerca di un salvatore.Come si spiegano le code ai drive-in?
L’assalto ai drive in èconseguenza di una cattiva informazione che ha creato panico trai cittadini i quali spesso si sottopongono a questo esame in maniera inappropriata. A nulla valgono, in molti casi, i consigli dei medici.
Colgo l’occasione per ribadire che ai primi sintomi è fondamentale l’isolamento, mentrei tamponi vanno eseguiti successivamente dietro indicazione del medico o del Servizio d’igiene.Perchè i medici di famiglia preferirebbero non effettuare tamponi presso i propri studi medici?
In qualità di segretario regionale del Sindacato Medici Italiani, ho spiegato al Presidente Cirio e all’assessore Icardi i motivi per i quali i medici di famiglia non possono essere utilizzati per effettuare i tamponi rapidi presso i loro studi.
Molti medici di base, alcuni anche negli ultimi giorni, sono deceduti.
Il rischio di contagio è per loro elevatissimo,non solo per mancata fornitura di dpi, dispositivi di protezione individuale, chesolo la Asl To4sta erogando, ma anche perchéla stragrande maggioranza degli studi medici si trovain civili abitazioni,non idoneecome tali ad accogliere pazienti potenzialmente positivi.
I cittadini sanno che in questi ultimi mesi l’organizzazione degli studi dei medici di medicina generale è cambiato proprio per limitare la diffusione del Covid-19. Ciò non significa che la mole di lavoro sia diminuita, tutt’altro.
Abbiamo dato comunquedisponibilità ad eseguire i tamponi in localiattrezzati dell’Asl qualora l’azienda lo ritenga necessario.
In ogni caso i tamponi rapididevonoessere effettuati prioritariamente nelle RSA, nei luoghi di lavoro, negli ospedali...non da tutti i cittadini, in modo indiscriminato e senza il consiglio del medico.
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