CHIVASSO. Giovedì 27 gennaio, in occasione del 77esimo anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti, si sono tenute due importanti iniziative, promosse dalle sezione chivassese “Boris Bradac” dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), in collaborazione con il Comune di Chivasso.
La giornata è iniziata con la posa di una pietra d’inciampo dedicata ad Arrigo Levi, nato a Chivasso il 20 ottobre 1882 e morto ad Auschwitz nel 1944. La pietra è stata collocata di fronte al numero civico 59 di via Torino, dove Arrigo Levi visse con la moglie Emma Ottolenghi.
“Arrigo venne arrestato il 20 dicembre 1943, mentre cercava di scappare in Svizzera. Dopo Como, venne trasferito nel Campo di Fossoli, vicino a Modena, città da cui, nel febbraio del 1944, venne deportato ad Auschwitz”, racconta il presidente della sezione “Boris Bradac” dell’A.N.P.I., Vinicio Milani, nel mentre viene posata la pietra, e prosegue “sulla morte di Arrigo non si sa nulla; si ipotizza che il decesso potrebbe essere avvenuto nel campo di lavoro di Monovitz”.
A Chivasso la storia degli ebrei è legata alla nascita del mercato, già fiorente attorno al 1200 sotto i portici adiacenti all’antica via della Ruta. Durante il periodo fascista, tuttavia, a Chivasso non risiedeva una comunità ebraica molto numerosa. Eppure anche qui le leggi razziali del 17 novembre 1938 sconvolsero profondamente l’esistenza degli ebrei chivassesi, come Arrigo Levi.
Le pietre d’inciampo sono piccole targhe di ottone, nate dall’idea dell’artista tedesco Gunter Demnig, poste su cubetti di pietra, poi installate sui pavimenti delle strade a ricordo di vittime del fascismo e del nazismo, proprio innanzi all’ultima abitazione della persona che si vuol onorare.
Questa è la seconda deposta sul suolo chivassese, dopo quella del 30 aprile del 2021, in piazza della Repubblica, in memoria di Ester Ernesta Sacerdote Segre, deportata e morta ad Auschwitz con i suoi figli, Abramo e Rosa.
Ogni singola pietra d’inciampo racchiude in se una storia, la memoria del dolore, del sacrificio, delle privazioni, di coloro che vennero sradicati dalla loro terra natia per essere deportati nei centri di sterminio.
A celebrare la ricorrenza internazionale del Giorno della Memoria e per dare testimonianza di ciò che la pietra vuol rappresentare, una delegazione del Comune di Chivasso composta dal sindaco Claudio Castello, con vari assessori e consiglieri comunali, il presidente della sezione “Boris Bradac” dell’A.N.P.I. Vinicio Milani, insieme a Stefania, Giorgio ed Ettore, i nipoti di Levi ed alla vice presidente della Comunità Ebraica di Torino Franca Mortara.
Emozionante il ricordo del nipote di Levi, Ettore: dagli immobili requisiti alla fallita fuga in Svizzera, dalla consegna ai fascisti della Repubblica di Salò al carcere di Milano, fino alla deportazione in Polonia.
Tra le figure istituzionali presenti, anche la sindaca di Strambino e consigliera delegata della Città Metropolitana di Torino Sonia Cambursano, e il consigliere regionale Gianluca Gavazza.
Non potevano mancare le delegazioni di studenti del Liceo Isaac Newton di Chivasso e di altre scuole cittadine, nonché la presenza di molti cittadini e cittadine.
La mattinata di giovedì si è conclusa solennemente in piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa, presso il Portico di Palazzo Santa Chiara, dove ha avuto luogo la cerimonia di scopertura della lapide (targa, ndr.) in ricordo del Generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente della Polizia di Stato Domenico Russo, barbaramente assassinati dalla mafia nel 1982.
Suggestivo ed esaustivo l’intervento del presidente della sezione chivassese dell’A.N.P.I. Vinicio Milani, il quale, dopo lo svelamento della targa, ha illustrato ai presenti le motivazioni che hanno determinato la realizzazione di una targa complementare a quella già preesistente sulla facciata di Palazzo Santa Chiara, donata dall’Associazione Nazionale dei Carabinieri ed apposta nel lontano 1988, in occasione dell’intitolazione di piazza del Municipio a Carlo Alberto Dalla Chiesa.
“La vecchia lapide – spiega il presidente dell’A.N.P.I. - pur ricordando il grande valore dell’Uomo, non riporta che il Generale Dalla Chiesa morì per mano della criminalità organizzata” e continua “non rende onore alla sua memoria, poiché non è specificato che fu vittima di un agguato mafioso”.
Vinicio Milani, nel ribadire la coerenza del suo pensiero, riporta alcuni passi di una lettera aperta, che inviò ai media il 27 aprile del 1988, in qualità di consigliere comunale, in occasione dell’inaugurazione della piazza. La lettera era indirizzata all’allora sindaco di Chivasso Renato Cambursano.
Nell’incipit Milani mostrava il suo disappunto sulla riuscita della manifestazione “Dopo una riflessione sulla figura del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e sul contesto socio-politico in cui è maturato il suo assassinio – scriveva Milani – con rammarico mi trovo imbarazzato a non condividere i preparativi, sin qui fatti, della manifestazione a cura dell’Associazione Nazionale Carabinieri, sezione di Chivasso, di concerto con l’amministrazione comunale, pur avendo il sottoscritto ritenuto doveroso votare a favore”.
Nel prosieguo della lettera vengono poi elencate le motivazioni del dissenso “Sia l'invito formulato ai consiglieri comunali da parte sua sig. Sindaco, che il materiale allegato a cura dell’associazione dell'Arma, sono privi di motivazioni reali, lasciando intravedere la riuscita di una manifestazione all'insegna dell'esteriorità e superficialità dove da un lato si vuole fare del Gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa un eroe e un mito, non menzionando minimamente la sua lotta accanto ai partigiani, il suo impegno contro il terrorismo e la sua vita contro la mafia, dall'altro – continua l’allora consigliere comunale Vinicio Milani - un comitato d'onore dove appare con tanta evidenza l'assenza di rappresentanti legati ai momenti caratterizzanti la sua vita, esempio: non compare alcun rappresentante dell'A.N.P.I. e nemmeno un familiare di Dalla Chiesa”.
Ma non è tutto.
Nella lettera Milani, a un certo punto, sembra non capacitarsi del motivo per cui quella dei commercianti fu l’unica categoria che allora venne invitata a contribuire alla manifestazione.
“La mia – continua la lettera – non vuol essere una polemica sterile o un tentativo di strumentalizzazione politica, poiché mi sembra, anche se vorrei sbagliare, che la cosa sin qui organizzata sia già di per sé stessa sufficientemente strumentalizzata e politicizzata. Il Generale fu un personaggio che seppe lottare con coraggio e generosità per un ideale. Vale detto che fu ucciso perché lasciato solo senza quei poteri da lui richiesti per combattere la mafia con le sue connivenze politiche. Fu ucciso anche perché non stava per essere più solo, dalla sua parte cominciavano a schierarsi gran parte delle forze sindacali, i laici, i liberali, i socialisti, i comunisti, e la Chiesa con in testa il cardinal Pappalardo. E dal basso: gli operai, gli studenti la gente stanca dei continui soprusi”.
Chiaro il messaggio di Vinicio Milani, anche se, per recepirlo, ci sono voluti circa 33 anni: “Vogliamo onorare un martire e già ci siamo dimenticati il messaggio di speranza lasciatoci; Dalla Chiesa voleva spiegare ai siciliani e agli italiani, con la contagiosa forza dell’esempio, che era possibile “prendere la patente di giustizia” senza dover ricorrere alla catena dei favori, voleva portare la presenza dell’istituto/stato laddove regna il rispetto e l’ossequio dell’istituzione/mafia”.
Sono passati molti anni da quella lettera e diverse amministrazioni si sono avvicendate a Palazzo. Ad accogliere finalmente l’appello dell’A.N.P.I. è stato Claudio Castello, l’attuale sindaco di Chivasso.
Intervenuto anche lui durante la cerimonia, in rappresentanza della città di Chivasso, Castello ha dichiarato: “Nella Giornata della Memoria, oggi onoriamo anche il ricordo di un grande servitore dello Stato, al quale la città ha dedicato una delle sue piazze più emblematiche. Il Palazzo Municipale di Chivasso ha ora un motivo in più per venerare la legalità, perché il Governo di una città è in primis il rispetto delle leggi, su cui siamo chiamati a giurare la nostra fedeltà sin dal primo insediamento. La regola della storia – prosegue Castello - è sempre la stessa: dobbiamo conoscerla per non commettere i medesimi errori. Come per la shoah, anche per l’antimafia, non sono ammesse dimenticanze. Non ce lo possiamo permettere specie nei confronti delle giovani generazioni che rischiano di soppiantare i veri modelli da seguire con un individualismo digitale fuori controllo”.
Non è mancato il riferimento agli episodi di trolling accaduti qualche giorno fa, nei confronti di Rita Dalla Chiesa “mi sono sentito in dovere di esprimere solidarietà a nome mio e della comunità che amministro, a Rita Dalla Chiesa, figlia del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che ha ricevuto attacchi indegni sul suo profilo facebook, da parte di una presunta ragazzina, che ha offeso la memoria del prefetto con commenti insolenti ed indelicati. Ecco perché i modelli di riferimento del nostro Paese – ha sottolineato il sindaco - devono essere portati nelle scuole, nelle piazze, nelle famiglie e in tutti i luoghi in cui è necessario conoscere e seguire i loro esempi per la difesa della nostra democrazia”.
Castello ha poi dichiarato che “ci è sembrato doveroso dotare la città di un nuovo marmo in cui fosse incisa la matrice mafiosa di quella strage, che costò la vita al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ad Emanuela Setti Carraro e a Domenico Russo” ed ha specificato “Alla vecchia lapide mancava qualcosa: abbiamo ritenuto doveroso aggiungere anche i nomi delle persone che, pur non essendo destinatarie dirette dell’agguato, ne sono rimaste vittime, perché anche loro sono state consacrate a simbolo della lotta contro la mafia: Emanuela Setti Carraro, piemontese come Dalla Chiesa, rappresenta le famiglie che seguono anche nell’estremo sacrificio i propri congiunti al servizio dello Stato contro l’Anti Stato. Cosa Nostra non si è fatta scrupoli ad infrangere quell’antica regola interna all’organizzazione secondo cui le donne non dovevano essere uccise. Domenico Russo è invece il poliziotto assegnato alla scorta del generale Dalla Chiesa. Morì dopo 12 giorni di agonia in ospedale. Proprio perché non ci sono vittime di serie A e vittime di serie B”.
Il primo cittadino, in conclusione, ha commentato “Noi oggi siamo qui a testimoniare come l’impegno civile di ogni cittadino italiano, da nord a sud, non possa transigere dalla condanna ferma ed incondizionata della subcultura mafiosa in ogni sua espressione. Solo così non saranno stati vani i sacrifici di centinaia e centinaia di vittime di mafia che hanno lasciato un vuoto incolmabile tra i loro familiari e un’assenza qualificata nelle istituzioni italiane”.
Ad onorare la memoria di Carlo Alberto Dalla Chiesa, erano presenti – oltre ad alcuni cittadini – il Comandante Generale della Guardia di Finanza Rossano Vitale ed il Maggiore dell’Arma della Compagnia dei Carabinieri di Chivasso Luca Giacolla, il quale, nel corso di un suo breve intervento, dopo aver ringraziato per la targa e reso gli onori al Generale Dalla Chiesa, ha sottolineato l’importanza che le nuove generazioni rivestono nel percorso culturale verso la legalità e che “lo Stato c’è, è vicino a tutti noi”.
Le iniziative proseguiranno domani mattina, venerdì 28 gennaio, nella biblioteca Movimente, in Piazzale XII Maggio 1944, alle ore 11, con la presentazione del libro di Titti Mondo “Tre racconti per ricordare - Dedicato ai bambini e ai ragazzi di ogni tempo e di ogni età". L’incontro sul tema della Shoah è riservato ad una classe V della scuola primaria Cosola.
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