OGLIANICO. A Oglianico c'è uno spazio di cura che si chiama Atelier dei sensi. Uno spazio in cui trovare ristoro nonostante i graffi che la complessità del nostro tempo ha scavato nelle coscienze di tutti. Una pandemia globale, la minaccia del disastro ecologico e adesso perfino una guerra. Certo, qui ce la passiamo abbastanza bene, ma sarà sempre così?
Sono domande legittime, che possono creare ansia, stress e perfino traumi. Per questo e per tanto altro c'è l'Atelier dei sensi. Lo spazio nasce un anno fa dall'idea di una psicoterapeuta di esperienza pluridecennale, RaffaellaBortino, classe 1948.
Bortino è nata e cresciuta a Oglianico, ma la sua carriera di studentessa e di professionista l'ha portata ovunque. Ha studiato a Trento a ridosso degli anni '70: erano gli anni della contestazione studentesca e si respirava un'aria di cambiamento.
Poi ha cambiato nazione: Stati Uniti, Svizzera e Francia. Oggi, invece, è sul territorio, e si divide tra Moncalieri e Oglianico per svolgere la sua attività di psicoterapeuta.
"Abbiamo creato l'Atelier dei sensi un anno fa - spiega Raffaella - prendendo in affitto i locali che prima appartenevano al Bar Cedro". Il bar aveva chiuso di recente, e Raffaella non ha perso l'occasione per trasformare quei locali in un luogo di creatività e di gioco.
Già, perché una delle attività che si svolgono tra le mura dell'Atelier dei sensi è l'arteterapia: "E' un approccio che serve a permettere al corpo di dialogare e di arrivare dove le parole non arrivano" spiega la psicoterapeuta. Un approccio simile è la musicoterapia, in cui attraverso le sette note si cerca di perseguire gli stessi fini.
A partecipare alle attività sono i ragazzi con cui Raffaella lavora già da diverso tempo nella comunità "Fermata d'autobus" di Moncalieri. Ma a Raffaella non bastava: sentiva che avrebbe dovuto sviluppare quello spazio in direzioni diverse.
Da qui l'idea dello spazio d'ascolto. Un luogo in cui le persone sarebbero potute venire per raccontare il proprio vissuto e gli eventi, magari traumatici, che lo riguardavano. Soprattutto in relazione alla pandemia, che ha costituito una sfida per tutti.
"Abbiamo trovato l'appoggio della sindaca di Oglianico, Monica Vacha, che è subito stata entusiasta dell'idea che le avevamo proposto" spiega Bortino. Inizialmente l'Atelier era aperto il lunedì dalle 14 alle 16.
"Poi, però, ci siamo resi conto che per i lavoratori poteva essere scomodo. Inoltre, abbiamo capito che per certe persone poteva essere una fonte di disagio il fatto di venire a raccontarsi in un luogo come il nostro: in un paesino così piccolo, questo è comprensibile" chiarisce la psicoterapeutica.
Che ha così deciso di sdoganare la modalità telematica: "Le persone possono chiamarmi quando vogliono e da lì riusciamo a chiacchierare di quello che loro ritengono di dover dire. In più, questa modalità garantisce l'anonimato".
Sia chiaro, lo spazio d'ascolto rimane aperto. Semplicemente ad esso si è aggiunta la modalità telefonica. Ad oggi ci sono circa dieci persone che chiamano o che si presentano all'Atelier con qualcosa da raccontare. Ecco, a tal proposito: cosa raccontano le persone che si rivolgono all'Atelier?
"Principalmente fatti legati al covid-19 - spiega la psicoterapeuta - . Alcune di loro hanno dovuto subire la morte dei parenti per colpa del virus, altri hanno figli adolescenti che in seguito al lockdown si sono isolati sempre di più e quindi cercano dei modi per affrontare questa situazione".
La fascia di età si aggira attorno ai quarant'anni, ma anche gli adolescenti ogni tanto chiamano. Questo perché "con la riduzione dei contatti sociali sono stati privati di scuola, amici, sessualità, e sono quindi la fascia in assoluto più colpita".
Lo spazio rimane aperto, e per informazioni è possibile contattare Raffaella al 3483615173.
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