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28 Aprile 2020 - 13:40
I rappresentanti sindacali unitari dei lavoratori dell’Asl di Vercelli hanno diffuso nei giorni scorsi una nota per riaffermare «Non siamo eroi: vogliamo solo lavorare in sicurezza per i pazienti e i colleghi. Basta con la “retorica degli eroi” solo a parole ma non nei fatti per la Regione e per l’Asl di Vercelli: per loro la sicurezza degli operatori è opzionale!»
Nonostante si dichiari che ci sia una normalizzazione della situazione, i lavoratori denunciano di dover «discutere ogni giorno per l’approvvigionamento e l’utilizzo corretto dei DPI adeguati. La Direzione dell’Asl di Vercelli, sostenuta anche dal nuovo coordinatore, avrebbe dichiarato in un incontro con i sindacati in video conferenza la centralizzazione della gestione delle varie donazioni (a partire da mascherine e altro), mentre ad oggi tutto è lasciato al caso e peraltro parrebbe poco trasparente. Ci ricordiamo ancora quando dicevano al personale di non usare le mascherine chirurgiche nei corridoi dell’ospedale e nelle attività degli ambulatori per non seminare apprensione tra gli utenti! La nostra Asl si attiene alle disposizioni regionali che hanno già dimostrato di essere inadeguate, e non condivide con i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza sul lavoro protocolli adeguati. La sicurezza e la salute dei lavoratori deve essere fatta in trasparenza ancora di più in un ospedale pubblico».
«Ad oggi - proseguono - la percentuale del personale ospedaliero contagiato è altissima, e si riscontrano casi di familiari contagiati. Su circa duemila dipendenti, solo 400 sono stati sottoposti a tampone. Si continua, nonostante gli impegni presi dai recenti incontri avuti con l’Asl Vc, a non sottoporre a tampone operatori entrati in contatto stretto con colleghi risultati positivi».
«L’Asl di Vercelli parrebbe (lo capiamo dai movimenti, ma nulla è ufficiale) voler riaprire l‘ospedale alle attività ordinarie, ma senza garantire un’adeguata sicurezza ai degenti, agli operatori e alla cittadinanza tutta, e senza condividere con la rsu la riorganizzazione. Ad oggi registriamo che a seguito di queste inadempienze in materia di sicurezza i reparti cosiddetti “non Covid” continuano ad aver casi che poi si riscontrano positivi».
Inoltre c’è una vertenza in corso sull’indennità infettiva: «la Regione Piemonte ha intenzione di riconoscere l’indennità infettiva complessivamente solo al 25% del personale che ha lavorato durante l’emergenza Covid 19. è un’elemosina! è un’ingiustizia! All’Asl di Vercelli i dipendenti rischiano di vedersi riconoscere l’indennità di rischio infettivo e poi vedersi decurtare in busta paga gli incentivi per mancanza di soldi. L’unica cosa che abbiamo ottenuto è che a decorrere dal mese di marzo 2020 fino a fine emergenza le ore di prestazioni aggiuntive effettuate saranno oggetto di separata contabilizzazione».
«Purtroppo - concludono - assistiamo a un continuo rimbalzo delle nostre richieste contro un muro di gomma omertoso e irresponsabile, che pone il personale, i degenti e la popolazione tutta a operare e vivere in uno scenario traballante, insicuro, debole e precario, come appare il futuro se le condizioni e le azioni non cambieranno vanificando sacrifici e quarantene di tutti».
Numerose sigle sindacali hanno dichiarato lo stato di agitazione: «E’ ora di dire basta!».
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