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Cronaca

Asl To4, chiuse le indagini: sulla “cricca” dei concorsi truccati e dei favori interni

Telefonate, pressioni, favoritismi e concorsi pilotati: nell’inchiesta spunta l’ex dirigente Carla Fasson, definita dai magistrati «soggetto socialmente pericoloso». Indagati una trentina tra dirigenti, tecnici e funzionari dell’Asl To4, oltre all’ex direttore generale Stefano Scarpetta

Asl To4, chiuse le indagini: sulla “cricca” dei concorsi truccati e dei favori interni

Carla Fasson, ed dirigente Asl To4

Nell’inchiesta c’è una telefonata tra l’ex dirigente Carla Fasson e Massimo Gai, coordinatore dello Spresal di Ivrea. La si sente dire: «Massacrala, falla desistere. Dille che il posto è a Ivrea (e non allo Spresal di Settimo, ndr), che lì nevica, che da Torino c’è un sacco di strada da fare, tutti i giorni. Dille che le sarà chiesta una reperibilità h24, sempre, che lavorerà sabato e domenica, che sarà complicato fare le ferie e che non avrà mai il trasferimento».

Di questo raccontavamo già nel lontano 2023, di un’inchiesta che stava per radere al suolo la credibilità di un’intera Asl To4.
Tra le ultime notizie di rilievo, quella del Tribunale del Riesame di Torino, che aveva accolto il ricorso presentato dagli avvocati Giovanni Fontana e Luca Fiore, difensori di Massimo Gai, indagato insieme alla moglie Maria Grazia Gazzera (consigliera comunale a Cuorgnè).

Il dito era puntato su un presunto “favore” in cambio delle domande di un concorso per il Sisp di Ciriè, a cui avrebbe partecipato la moglie.
Durante l’interrogatorio di garanzia, Gai fece notare che la moglie aveva rinunciato a quel posto dopo tre giorni e, insieme ai legali, sostenne che non vi fosse stata alcuna rivelazione di segreti d’ufficio, poiché le domande “passate” da Fasson alla moglie sarebbero state diverse da quelle poi effettivamente trovate in sede di concorso.

Detto questo, secondo la Procura di Ivrea, dopo quei “favori” i vincitori si sarebbero sentiti in un certo senso obbligatinei confronti di Fasson, finendo per prestarsi «a ogni richiesta, perché lei aveva assicurato loro l’agognata promozione», con tanto di aumento di stipendio.
«Quella di Gai – scrivevano i giudici del Riesame – appare una disponibilità generica; non emerge invece dagli atti che tale disponibilità fosse finalizzata a far vincere alla moglie un determinato posto nei concorsi che sarebbero stati espletati».

Morale: la misura interdittiva a carico di Gai venne ridotta da dieci a quattro mesi. Restava però l’accusa di utilizzo di segreti d’ufficio.

Tutto questo per dire che cosa? Che è di queste ore la notizia della chiusura delle indagini avviate dai pm Valentina Bossi e Alessandro Gallo. Ed è tutto, per ora, ciò che si sa. Resta valida, almeno al momento, tutta la ricostruzione fatta nel 2023 — ma nelle prossime ore è probabile emergano nuovi dettagli.

All’epoca si parlò anche di una misura interdittiva per abuso e utilizzo di segreti d’ufficio nei confronti di Claudia Griglione, coordinatrice dello Spresal di Ciriè, ridotta da cinque a tre mesi.
In quel caso Fasson, oltre ad anticiparle le domande, avrebbe addirittura anticipato la selezione stessa, poiché la Griglione — che “avrebbe dovuto” vincere, tutto era già scritto — aveva già comprato i biglietti per gli Stati Uniti.

Per la cronaca, Carla Fasson, difesa dall’avvocata Beatrice Rinaudo, è stata licenziata il 5 maggio 2023.
Motivo: non si sarebbe mai iscritta all’albo dei tecnici di laboratorio, come richiesto dal decreto in vigore dal marzo 2018 e firmato dall’allora ministra della Sanità Beatrice Lorenzin. Secondo i magistrati eporediesi, non avrebbe mai avuto i requisiti necessari per ricoprire il ruolo di dirigente del Dipsa.

Pesanti le accuse formulate dai pm Valentina Bossi e Alessandro Gallo e avallate dal gip Fabio Rabagliati, che la definì un “soggetto socialmente pericoloso”.
Dalle carte emergeva che all’interno dell’Asl To4, per vincere un concorso o fare carriera, occorreva conoscere lei.
Era lei a comandare, e lo sapevano un po’ tutti: vicina ai primari, ma soprattutto crocevia di molte decisioni prese ai piani alti di via Po a Chivasso, dove ha sede la Direzione generale dell’azienda sanitaria.

l'ex direttore SCarpetta

L'ex direttore generale Stefano Scarpetta

Negli atti figurava, ad esempio, una telefonata con l’allora direttore generale Stefano Scarpetta, in cui Fasson gli diceva che «deve seguirla, che ci sarà un rimpasto e che verranno sicuramente spostati...».
A conferma del suo potere di interferenza, in un’altra conversazione del febbraio 2022 chiedeva a Scarpetta «se Rossi (il liquidatore di Saapa) aveva le palle per gestire l’ospedale di Settimo e tutta la situazione».
In un’altra ancora, la dirigente del Dipsa arrivava a dettare al direttore Scarpetta cosa dire ai giornalisti.

In un caso, garantiva un posto da coordinatore di radiologia medica in cambio degli «esiti delle analisi biologiche di alcune persone».
E il suo interlocutore — che poi effettivamente vinse la selezione interna — le rispondeva: «Ogni tua richiesta è un ordine per me».

In questo procedimento, Carla Fasson era accusata di rivelazione di segreti d’ufficio, corruzione (per una sola condotta) e abuso d’ufficio, per aver di fatto obbligato la vincitrice di un concorso interno a rinunciare all’incarico di Settimo Torinese (credendo fosse a Ivrea), così da favorire una candidata “amica”.

Nella maxi indagine avviata dalla Procura di Ivrea, gli indagati erano una trentina.
Secondo l’impianto accusatorio, all’interno dell’Asl To4 esisteva una vera e propria cricca che trascorreva parte del tempo a discutere di posizioni vacanti e bandi per l’affidamento dei servizi nelle Rsa (residenze sociosanitarie assistite).

Le accuse, a vario titolo, includevano turbativa d’asta, corruzione, rivelazione e abuso di atti d’ufficio.
Una delle ipotesi investigative portava dritto all’ospedale di Settimo Torinese, tra i cui soci figurano l’Asl Città di Torino, l’Asl To4, il Comune di Settimo, la Cooperativa Frassati e Patrimonio S.r.l.

Il direttore amministrativo dell’ospedale, Anna Maria Ghiberti, era indagata per frode in pubbliche forniture.
L’avvocato Mauro Milan, consulente di Saapa dal 1° agosto 2020 al 31 luglio 2021, era indagato, in concorso con il liquidatore e altre tre persone, per turbativa d’asta: avrebbe espresso parere positivo sulla proroga del contratto — in pendenza di un contenzioso tra Saapa e la Cooperativa Frassati — a favore della Cm Service, la multiutility di Cascinette, rappresentata dal procuratore Massimo Cassinelli, manager residente a Ivrea.

Indagate anche Anna Maria Conversa, moglie di Cassinelli e Mugnaia nel 1998, e la sorella Carmela Rita Conversa, amministratrice della Cm Service.

Un avviso di garanzia era stato notificato al sindacalista Gian Livio Lembo (Uil), che aveva vinto un bando come tecnico di radiologia a Settimo: essendo l’unico partecipante, come previsto dal regolamento, non aveva sostenuto alcuna prova.

Coinvolto anche Carlo Bono, direttore del distretto sanitario di Settimo Torinese, indagato per corruzione e per aver favorito la Cm Service nell’affidamento della gestione delle Rsa di Settimo e San Mauro, attribuendo un punteggio quasi doppio rispetto alla seconda classificata, in cambio di un furgone.

Nell’elenco degli indagati figuravano anche: Alessandro Rossi (amministratore unico di Saapa), Marianna Anselmo(dipendente Cm Service), Maurilio Ognibene (tecnico della prevenzione), Andrea Fiorillo (ingegnere tecnico), Maria Grazia Gazzera (operatrice all’ospedale di Cuorgnè e consigliera comunale), Gaia Pavan, Mariella Forma, Michele Scusello, Stefano Loss Robin (direttore amministrativo Asl To4), Dario Fornasieri, Pasquale Salerno e Marco Salvagno, ex ufficiale della Guardia di Finanza oggi dirigente del Mater Olbia Hospital, indagato per turbata libertà degli incanti.

Per uno dei concorsi interni “pilotati”, un avviso era stato recapitato anche all’allora direttore generale Stefano Scarpetta.

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