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27 Settembre 2025 - 00:52
Vigile urbano di Chivasso a processo: “Spiava le mail del Comune dopo la sospensione”
Si collega ai computer del Comune nonostante la sospensione, legge le mail riservate della responsabile del personale e finisce davanti ai giudici. È questa la vicenda di cui tutti parlano a Chivasso, ancor più dopo la pubblicazione di una delibera di giunga per l'assegnazione dell'incarico legale ad un avvocato. Vede protagonista un agente della polizia locale, G. B., oggi imputato per accesso abusivo a sistema informatico.
Secondo le indagini condotte dalla Polizia Postale, non si sarebbe trattato di un gesto estemporaneo, ma di una serie di intrusioni avvenute nel corso del 2024. B., approfittando di postazioni diverse – sia all’interno degli uffici comunali, sia altrove – avrebbe avuto accesso alla corrispondenza privata della funzionaria responsabile del personale, in particolare agli scambi con il comandante della polizia locale Marco Lauria. L’obiettivo, sostengono gli investigatori, era verificare se nei suoi confronti fossero stati avviati nuovi procedimenti disciplinari, dopo quelli che già lo avevano colpito e che erano culminati con la sospensione.
L’accusa mossa dalla pm Eugenia Ghi è pesante: accesso abusivo a sistema informatico e possesso di strumenti idonei a violare reti protette, reati che il codice penale considera gravi e che prevedono pene che vanno da tre a otto anni di carcere. Non un dettaglio, ma un passaggio che conferisce al caso una dimensione dirompente, perché riguarda un agente che, per il ruolo ricoperto, avrebbe dovuto garantire legalità e sicurezza, non scavalcarle.
Il procedimento è già calendarizzato: il prossimo 31 ottobre la vicenda approderà in tribunale a Torino, davanti alla giudice dell’udienza preliminare Paola Odilia Meroni. Proprio in quella data, il Comune di Chivasso intende formalizzare la costituzione di parte civile. Una scelta che, nelle carte ufficiali, viene giustificata con la “gravità dei reati contestati” e con la necessità di tutelare l’ente e i suoi dipendenti. Dal municipio, però, non trapela altro: silenzio istituzionale fino a quando non si aprirà ufficialmente il dibattimento.

La posizione dell’agente non si esaurisce con questo procedimento. In parallelo, infatti, davanti al giudice del lavoro di Ivrea è aperta un’altra causa che lo vede opposto al Comune. In questo caso la contesa ruota intorno alla sospensione disciplinare, che B. contesta ritenendola ingiusta. La sua difesa, affidata all’avvocato Claudio Strata, ha già fatto sapere che il vigile considera i provvedimenti nei suoi confronti frutto di un trattamento discriminatorio rispetto ad altri dipendenti dell’ente.
B. era arrivato a Chivasso soltanto tre anni fa, selezionato scorrendo una graduatoria concorsuale bandita da un altro Comune e aperta ad altre amministrazioni. Un ingresso nella polizia locale che sembrava un passaggio di routine, ma che oggi assume ben altri contorni.
L’inchiesta giudiziaria ha inevitabilmente suscitato interrogativi anche all’interno del municipio. Come ha potuto un agente sospeso accedere a sistemi teoricamente protetti? Con quali modalità tecniche? E soprattutto, ci sono state conseguenze pratiche sulle attività dell’ufficio personale e sulla gestione dei dati riservati? Domande alle quali il processo sarà chiamato a dare risposta.
Quel che è certo è che la vicenda rischia di lasciare un segno profondo, non solo sul futuro professionale di B., ma anche sull’immagine della polizia municipale di Chivasso. Perché se sarà confermato quanto emerso dalle indagini, si tratterà di un tradimento di fiducia difficile da ricucire.
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