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Cronaca
31 Marzo 2025 - 14:59
foto archivio
È una storia oscura e sconvolgente quella che emerge, a frammenti, dai racconti degli amici e dai primi riscontri investigativi. Un presunto stupro che si sarebbe consumato nella tarda serata di lunedì scorso, tra le scale del parcheggio del Movicentro di Ivrea, nella stessa giornata della rissa finita con l’accoltellamento di un cane.
Protagonista della vicenda una studentessa di 16 anni, che sarebbe stata prima drogata e poi violentata. A denunciare tutto, ieri, ai carabinieri di Banchette, è stata la ragazza accompagnata dalla mamma.
La giovane è stata ritrovata priva di conoscenza, con il corpo coperto di lividi, il giorno successivo. Ricoverata all’ospedale di Ciriè, è rimasta in osservazione per due giorni.
Secondo le informazioni trapelate, tra i sospettati ci sarebbe almeno un ragazzo, di origini tunisine, minorenne, che risiederebbe in una comunità di Brosso, in Valchiusella. Ma non è escluso che più di una persona possa aver preso parte alla violenza.
Gli inquirenti stanno ora ricostruendo il quadro, con il massimo riserbo, mentre la Procura della Repubblica di Ivrea ha aperto un fascicolo per accertare i fatti. L’ipotesi su cui si lavora è quella di una violenza sessuale aggravata, consumata in un luogo da tempo considerato zona franca per microcriminalità e degrado.
Il Movicentro, infatti, è tristemente noto come area di transito e spaccio, dove la videosorveglianza è spesso assente o inefficace, e dove i giovani si ritrovano lontano da occhi indiscreti. In quel contesto, la sedicenne e il suo aggressore sarebbero stati visti insieme poco prima della presunta violenza.
Le indagini dovranno chiarire quanti fossero i responsabili, che sostanze siano state utilizzate per stordire la ragazza e, soprattutto, se ci siano altri testimoni disposti a parlare.

La minore, al momento, si trova in uno stato psicofisico tale da rendere difficile un'immediata audizione da parte delle autorità competenti.
Il silenzio che circonda la vicenda è assordante. Silenzio dalle Istituzioni, silenzio da parte della comunità locale, che pare voler rimuovere in fretta l’accaduto, come troppo spesso accade quando la realtà fa paura. Eppure, qualcosa si è rotto.
Perché, al di là degli sviluppi giudiziari, resta l’amara constatazione: Ivrea non è più in grado di proteggere i suoi giovani, i suoi spazi pubblici sono spesso terra di nessuno, dove tutto può accadere.
La proposta di “daspo urbano” lanciata nei giorni scorsi dal consigliere comunale Massimiliano De Stefano non sarà la soluzione definitiva, ma forse è un segnale che qualcosa deve cambiare, e in fretta.
Insomma, mentre si attendono risposte dalla magistratura, la città si interroga – o dovrebbe interrogarsi – su cosa sia diventata. E su quante altre storie, simili a questa, non arriveranno mai alla ribalta perché mancano il coraggio, la forza, o semplicemente qualcuno che ascolti.
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In Italia, la legge considera la violenza sessuale tra minori una fattispecie delicata, che non richiede necessariamente l’uso della forza fisica o di minacce per configurarsi come reato. A determinare la rilevanza penale dell’atto è soprattutto la capacità giuridica di prestare un consenso valido, che dipende dall’età e dalle condizioni psicologiche e sociali dei soggetti coinvolti.
Il Codice Penale italiano, in particolare l’articolo 609-quater, stabilisce che l’età minima per un consenso sessuale valido è di 14 anni. Qualsiasi rapporto con un minore sotto questa soglia è considerato violenza sessuale, anche se la vittima si dice consenziente. La norma si fa ancora più severa se la vittima ha meno di 10 anni, prevedendo pene aggravate.
Nel caso di minori tra i 14 e i 16 anni, il rapporto può comunque configurare un reato se l’altro soggetto è un adulto che riveste un ruolo di autorità, come un genitore, un insegnante, un tutore o un ascendente. Anche in presenza di un’apparente volontarietà, il rapporto è punibile per il potenziale squilibrio di potere e influenza.
Per quanto riguarda i rapporti tra minorenni, la legge ammette la possibilità di relazioni sessuali tra giovani che abbiano entrambi compiuto 14 anni, purché siano consenzienti e non ci siano forme di costrizione, abusi, o differenze marcate in termini di età, forza fisica o condizione psicologica. Se uno dei due ha meno di 14 anni, invece, si configura comunque un reato a carico dell’altro, anche se coetaneo.
Un altro aspetto centrale è il consenso viziato. Anche sopra i 14 anni, un rapporto può essere giudicato penalmente rilevante se si dimostra che la persona coinvolta non era in grado di intendere o di volere, ad esempio per l’assunzione di alcol o droghe, oppure se ha subito pressioni psicologiche, inganni, minacce o abusi di autorità. In tal caso, entra in gioco l’articolo 609-bis del Codice Penale, che definisce in maniera ampia e severa la nozione di violenza sessuale.
Infine, va considerata la differenza di età tra i soggetti. Anche se la vittima ha compiuto 14 anni, un rapporto può essere perseguito se l’altro soggetto è maggiorenne o ha almeno tre anni in più, e se il contesto suggerisce uno squilibrio di potere o una relazione inappropriata.

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