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Estorsione a luci rosse: condanna a 4 anni per una 67enne di Ciriè

Estorsione a luci rosse: condanna a 4 anni per una 67enne di Ciriè

Tribunale (foto archivio)

CIRIE'. Estorsione a luci rosse. E’ una storia che arriva dal tribunale di Ivrea dove, giovedì, il collegio presieduto dalla giudice Stefania Cugge (a latere Antonio Borretta e Antonella Pelliccia) ha condannato a 4 anni e 4 mesi per estorsione e atti persecutori più il pagamento di una multa di mille e 300 euro, Michelina Inserra, 67 anni. La procura di Ivrea aveva chiesto la condanna a 5 anni e 8 mesi. Il collegio dei giudici ha anche riconosciuto all’uomo, costituitosi parte civile, una provvisionale di 30 mila euro.

Originaria di Castellamare di Stabia, Inserra è una truffatrice di professione (a Cirié aveva obbligato una commessa di una tabaccheria ad effettuarle ricariche alla post pay per 46 mila euro. Transizioni che si era garantita con una semplice minaccia).

La vittima è un uomo, 79 enne e vedovo, soggiogato da una donna che vive nello stesso condominio. I due si sono frequentati.

Il rapporto era diventato sempre più intimo. E lei chiedeva e otteneva sempre più soldi.

I fatti sono avvenuti a Cirié tra novembre 2019 e gennaio 2021. L’uomo si era innamorato e i due si frequentavano. Poi, evidentemente, il pensionato aveva capito le vere intenzioni della Inserra e aveva interrotto i rapporti forse anche convinto dalla figlia.

Da qui i ricatti e le estorsioni con la minaccia di denunciare molestie sessuali se non avesse pagato. Lei lo ricattava e minacciava di raccontare ai carabinieri le molestie sessuali se non avesse continuato a versarle i soldi. Dai carabinieri è andato, invece, il pensionato. Ma lei insisteva e lasciava sotto la porta di casa dell’uomo dei bigliettini: “Oggi voglio che vieni sopra se no ti denuncio”.

L’aveva anche minacciato di percuoterlo con la scopa o l’ombrello se non l’avesse fatta entrare. L’uomo, esasperato, era andato anche a vivere da un amico.

Michelina Inserra aveva cercato di ottenere soldi anche dalla figlia dell’uomo, che aveva scoperto tutto. Per questo reato, però, il tribunale ha assolto la Inserra perché “Il fatto non sussiste”.

In attesa di leggere le motivazioni della sentenza - che verranno pubblicate tra 90 giorni -  il difensore della parte civile, l’avvocato Andrea Cagliero si dichiara soddisfatto: “Valuteremo se impugnare il capo d’imputazione per il quale l’imputata è stata assolta”.

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