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21 Marzo 2022 - 15:44
Medici
Squillino le trombe, rullino i tamburi, la Regione Piemonte si è finalmente messa pancia a terra a lavorare per il recupero delle liste d’attesa in ambito sanitario. Il governatore della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore regionale alla sanità Luigi Genesio Icardi lo hanno chiamato “Piano straordinario” e parliamo di visite specialistiche, di esami, di interventi chirurgici, di appuntamenti fissati oggi a data da destinarsi. L’obiettivo della Regione (quasi un miracolo), è il recupero, entro il mese di settembre, del 30 per cento delle prestazioni ambulatoriali di primo accesso e prima della fine del 2022, di tutti gli arretrati causati dalla pandemia. Per mettere in atto il cronoprogramma verrà investito un bel gruzzoletto di soldi, pari a 50 milioni di euro. In prima linea il Direttore dell’Assessorato regionale alla Sanità Mario Minola e il consulente strategico Pietro Presti. Si occuperanno del monitoraggio settimanale degli obiettivi assegnati alle Aziende sanitarie attraverso il metodo del “cruscotto” già sperimentato con efficacia per la campagna vaccinale contro il Covid. Si agirà, almeno a parole, sul potenziamento dell’offerta pubblica, sulle convenzioni e sugli accreditamenti con i privati. Soprattutto si lavorerà per tenere aggiornato il sistema informatico, il cosiddetto Cup o Sovracup, obbligando i medici a informare puntualmente sulle proprie disponibilità di tempo. Perchè è evidente che sino a che i medici continueranno a tenersi l’agenda sulla propria scrivania diventa un po’ difficile organizzare loro il lavoro. “In particolare - commentano Cirio e Icardi - faremo in modo che chiunque chiami per prenotare venga preso in carico dal sistema, anche in assenza di una disponibilità immediata. Sarà il sistema stesso a ricontattare il cittadino a breve, ad esempio attraverso un sms, inviando data e luogo dell’appuntamento ed evitando che si debba telefonare più volte per ottenere la prenotazione...” «Non deve più accadere - concludono i due - che il cittadino chiami il Sovracup regionale, non abbia un appuntamento e sia costretto a richiamare. Da settembre, l’impegno è di definire una data utilizzando lo stesso metodo dei vaccini che si è rivelato efficiente.». Insomma, tanta roba. A leggerla bene, una vera e propria provocazione ai “baroni” della sanità, cioè a quei dottori che lavorano nella sanità pubblica ma evitano quanto più possibile le prime visite ai pazienti, preferendo incontrarli, nei propri studi privati e a pagamento, a botta di 200, 250 o 300 euro (sistema Bindi). La tattica è straconosciuta da tutti, talmente conosciuta che non si capisce come mai le Procure d’Italia non abbiano mai pensato di indagare... Diventa per così dire anche un po’ truffaldina se alla visita medica è legato un ricovero o un intervento chirurgico negli ospedali pubblici. Chiaro a tutti, infatti, che così facendo, quelli che stanno aspettando di essere visitati dalla struttura pubblica restano in coda e quelli che si son fatti visitare “privatamente” si garantiscono un ricovero saltando la fila. La punta dell’iceberg La punta dell’iceberg sono le operazione di “Cataratta” definite, per loro natura “non urgenti” ma necessarie per rendere la vita delle persone anziane meno complicata. Qui, proprio per la “non urgenza” alcuni medici han messo in piedi un vero e proprio giro d’affari. Peraltro parliamo di un intervento per niente invasivo, semplice semplice, e che consente al paziente di tornare a casa dopo poche ore. Alla bisogna, per una visita medica specialistica, anche all’Asl To4, ci va non meno di un anno, a cui si aggiunge un altro anno e mezzo forse anche due, prima dell’intervento. Ci si può arrendere e aspettare oppure rivolgersi ad una clinica privata spendendo tutto quel che c’è da spendere. Esiste una “terza via” ed è l’operazione in mobilità passiva verso altre strutture pubbliche o nelle cliniche convenzionate con l’Asl To4. Per riuscire ad aggiudicarsela però occorre la solita visita a pagamento, non da un oculista qualsiasi ma da qualcuno che lavora presso il soggetto che si è convenzionato o presso l’altra struttura pubblica. La domanda a questo punto è banale ma inesorabilmente compromettente. Per chi sono stati utilizzati i 100 interventi acquistati, per 90 mila euro, nel 2021, dall’Asl To4 al Gradenigo a cui se ne sono aggiunti altri 250 alla Clinica Eporediese? Da chi era in coda nel servizio pubblico o da chi ha saltato la fila con la “visita specialistica” privata? La domanda è lecita non foss’altro che l’investimento avrebbe dovuto riguardare, almeno sulla carta, solo ed esclusivamente “il recupero delle liste di attesa e delle prestazioni erogate nei diversi periodi di lockdown”. E si ritorna, manco a dirlo, a puntare il dito sulle “agende “dei primari “Con il Dirmei - commenta con noi l’assessore regionale alla sanità Luigi Genesio Icardi - stiamo cercando di far di tutto per obbligarli a dirci come impegnano la giornata, ma è praticamente impossibile. E’ tutta colpa della Bindi. Bisognerebbe impedire a chi lavora nel pubblico di lavorare anche nel privato e viceversa...”. Colpa di Bindi, fino ad un certo punto, considerando che in materia sanitaria le Regioni hanno tutta la competenza che vogliono. A ben vedere un sistema per far soldi all’interno di un caos ben organizzato (facimme ammuina), con i primari che fanno i pesci in barile e fuori dagli ospedali un vero e proprio business. Sarebbe curioso verificare se di tutte queste visite private esistono le relative ricevute fiscali, se così non fosse, oltre al danno avremmo pure la beffa. La verifica, evidentemente, non compete a noi ma agli organi competenti, visto che il medico pubblico che non rilascia la ricevuta può rischiare il posto di lavoro. Come diceva quel tale, a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca. E ci viene in mente - col cavolo che ce ne dimentichiamo - di quell’oculista vincitore, nell’ormai lontano 2019, di un concorso per un posto all’ospedale di Chivasso. Peccato che i vari commissari e direttori succedutisi negli uffici di via Po a Chivasso, presso il nuovo fantasmagorico ospedale, non gli abbiano mai trovato neanche una scrivania, nè la disponibilità della sala chirurgica, praticamente costringendolo ad andare via. Una stanza – a dire il vero – alla fine gliel’avevano trovate ma all’ospedale di Settimo, poi è arrivato il Covid e di lui non se n’è più saputo nulla. Sparito da tutto i radar ... Insomma, l’impressione, è che se per una cataratta ci va tre anni il motivo è chiaro. Solo chi non vede o non vuol credere ai propri occhi, può continuare a far finta di nulla.
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