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CHIVASSO. Nucleare, Doria: “Il chivassese ha già dato”

Il tema del nucleare e dell’individuazione del sito nazionale delle scorie radioattive tiene banco anche in Consiglio comunale a Chivasso.

Il sindaco Claudio Castello e la sua maggioranza si sono dichiarati contrari alla realizzazione del sito nella cosiddetta area TO-10, tra i comuni di Caluso, Mazzè e Rondissone.

Anche l’opposizione chivassese di “Amo Chivasso e le sue frazioni” s’è espressa sul punto. Ed ha ribadito la propria contrarietà.

Abbiamo chiesto al capogruppo in Consiglio, Matteo Doria, perché.

Sei favorevole alla produzione di energia mediante la fissione nucleare?

Questo è un argomento per il quale si discute da anni. Da un lato abbiamo la necessità di produrre energia pulita in quantità sempre maggiore: la grande spinta verso le auto, le biciclette, i monopattini, le pompe di calore, i pian di cottura etc etc elettrici a cui stiamo assistendo possono essere azioni veramente volte alla tutela dell’ambiente se a monte vengono alimentati da energia elettrica prodotta veramente in modo pulito, cosa che al momento non avviene in Italia (le fonti rinnovabili non sono sufficienti da sole a soddisfare il grande fabbisogno attuale); ad oggi la fonte ritenuta pulita in grado di far fronte alla grande necessità di energia è quella nucleare.

Dall’altro lato però c’è la grande problematica della gestione in sicurezza delle scorie sul medio-lungo periodo (dato che necessitano di tempi lunghissimi, secoli, prima di potersi ritenere non pericolose), cosa che desta non poca preoccupazione in un Paese dove il business dello smaltimento rifiuti è spesse volte oggetto di protocolli sicuri sulla carta ma poi non esattamente conformi a quanto previsto anche a causa di infiltrazioni.

La fissione nucleare produce scorie radioattive, che in buona parte mantengono la loro pericolosità per centinaia di anni. Dove vanno messe?

Le scorie radioattive ad alta attività vanno stoccate in un deposito geologico, ovvero questo deve essere scavato a grandi profondità dentro rocce litoidi, quindi principalmente all’interno di montagne. Il deposito nazionale che potrebbe essere realizzato non è adatto a contenere in modo permanente i rifiuti ad alta attività, come indicato nella documentazione ad oggi consultabile sul sito del deposito, ma secondo il progetto potrebbe temporaneamente ospitare, per un tempo non meglio precisato, anche rifiuti ad alta attività oltre a quelli a bassa e media, per il quale avrebbe le caratteristiche necessarie

Nel caso italiano, considerato che la quantità di rifiuti radioattivi ad alta attività (incluso il combustibile esaurito) da smaltire è modesta, la soluzione della realizzazione di un deposito geologico nel territorio nazionale per questo tipo di scorie è ritenuta secondo quanto riportato, sovradimensionata, oltre che economicamente non percorribile.

La domanda che sorge spontanea è la seguente: se il sito ipotizzato nella nostra area non è idoneo ad ospitare le scorie più pericolose, perché si prevede di lasciarle comunque lì “per un po’”…?

Perché nel nostro Paese non si riesce a risolvere il problema dello stoccaggio delle scorie radioattive?

L’italia è un paese ricco di caratteristiche geomorfologice, idriche e fisiche, basti pensare che la penisola italiana si trova su 3 margini di placca, quindi tutta l’Italia è a rischio sismico, ovviamente con zone più o meno pericolose. L’Italia non ha una zona di pianura così estesa, contando che all’interno di questa ci sono aree facilmente alluvionabili. Per poter trovare un sito adatto per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi bisogna seguire dei criteri, elencati nella guida tecnica n. 29, sul sito ISPRA (circa una trentina di criteri). Viene da sé che alla fine i luoghi per lo stoccaggio sono molto pochi, poiché devono rispettare tutti questi criteri.

Lo sai che l’Unione Europea ha aperto una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia perché non ha ancora individuato un sito in cui costruire il deposito nazionale per il materiale radioattivo?

Si, entro agosto 2020 l’Italia avrebbe dovuto consegnare il piano nazionale per il deposito, scadenza che il governo Conte non ha riaspettato nonostante l’iter fosse iniziato ben 10 anni fa. Non ottemperando in particolare alla normativa 2011/70 Euratom è stata aperta la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, così come per Austria e Croazia

Conosci il “Programma Nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nell’ottobre 2019? Lo condividi?

Sono sincero, lo sto leggendo in questi giorni a seguito della notizia dell’eventualità concreta di realizzazione del deposito nella nostra zona, così come mi sto consultando con alcuni esperti del settore non essendo un tecnico. Il fatto che questo programma evidenzi, tra le altre cose, che la Comunità Europea da alcuni anni preveda che ogni Stato debba smaltire al proprio interno i rifiuti nucleari prodotti sottolinea la necessità di realizzare un deposito nazionale.

Il sindaco di Trino ha pubblicamente dichiarato la disponibilità ad ospitare, nel suo Comune, il deposito. Ha fatto bene? Cosa ne pensi?

Non entro nel merito di dichiarazioni effettuate da altri. In ogni caso verranno valutati i criteri di idoneità dell’area, oltre che le posizioni assunte.

Venendo alla questione locale: come gruppo consiliare Amo Chivasso e le sue Frazioni vi siete dichiarati contrari alla realizzazione del deposito nazionale nella nostra zona. Per quali motivi?

Pare evidente che l’Italia necessiti della realizzazione di un deposito nazionale per le scorie radioattive, che sostituisca gli attuali depositi certamente meno sicuri rispetto a quello in progetto. Ma la nostra area ha dato veramente tanto in termini ambientali, con discariche e depositi di vario genere che hanno causato in alcune occasioni problemi di inquinamento, imputabili spesso alla malgestione ed a decisioni prese in corso d’opera diverse da quanto inizialmente previsto; penso che “il Chivassese abbia già dato”.

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