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Il Canavese non può diventare deposito nazionale di scorie radioattive

Il Canavese non può diventare  deposito nazionale di scorie radioattive

MANIFESTAZIONE MAZZè NUCLEARE

A difendere il nostro territorio canavesano dalla possibilità di diventare deposito nazionale di scorie radioattive eravamo in molti sabato 6 novembre a Mazze: giovani, comitati locali, associazioni di categoria, sindacati, sindaci,  consiglieri comunali. Il rischio è altissimo, coinvolge il nostro presente e il futuro delle prossime generazioni. Le caratteristiche del territorio, le sue attività, la sua conformazione geologica e la vicinanza ai centri abitati rendono l’area indicata da SOGIN assolutamente non adeguata. Il progetto del deposito presentato dalla società non garantisce la necessaria sicurezza della popolazione in quanto la tipologie di scorie radioattive previste devono essere stoccate in impianti molto più sofisticati e situati nella profondità di rocce adeguate. Dopo l’incidente nucleare di Cernobyl e il successivo referendum, in Italia nel 1988 viene presa la decisione di chiudere tutte le centrali nucleari all’epoca in attività: Trino Vercellese, Caorso (PC),  Latina, Garigliano (CE) e il loro smantellamento viene completato nel 1990. L’azienda statale che oggi gestisce il “decommissioning” del nucleare in Italia è la SOGIN che, in continuità con il programma, si sta occupando di stoccaggio e smaltimento delle scorie radioattive derivate dal passato periodo ma anche di quelle più attuali legate alla ricerca e alle attività ospedaliere che ad oggi creano la maggior parte degli scarti radioattivi. Da circa 30 anni la SOGIN ha iniziato uno studio per l’individuazione di siti idonei ad accogliere un deposito unico di scorie nucleari senza mai arrivare ad una vera soluzione e questo ha causato da parte della UE diverse sanzioni all’Italia per i continui ritardi e rinvii. Oltre a questo, SOGIN, ha dovuto prevedere il rientro di diverse tonnellate di scorie altamente radioattive delle nostre centrali dismesse, inviate oltre 20 anni fa in Francia e nel Regno Unito per attività di “riprocessamento” e che, per accordi, avrebbero dovuto rientrare in Italia già da diverso tempo. A gennaio 2021 la SOGIN ha improvvisamente pubblicato una carta (CNAPI) che raggruppa in 4 aree distinte da nord a sud fino alle isole, 67 potenziali siti idonei ad ospitare un deposito UNICO di scorie radioattive. Sebbene la SOGIN da decenni si stia occupando dell’individuazione dei siti idonei,  ai comuni interessati è stato concesso un tempo troppo breve  per presentare le osservazioni  necessarie a evidenziare le criticità legate alla salute e all’ambiente relative alla costruzione di un deposito di scorie e provare che l’area interessata non è idonea allo scopo; la mancanza del tempo necessario ha causando forti reazioni e proteste da parte di Sindaci, Presidenti Regionali e Cittadini.  Per quanto riguarda il Piemonte, le zone individuate sono in tutto 8, delle quali 6 in provincia di Alessandria e 2 in provincia di Torino dove è compresa l’area denominata TO10 cioè quella che ci interessa più da vicino perché riguarda un’area di 15 ettari compresa fra i comuni di Caluso, Mazzè e Rondissone.  L’area TO10, è descritta come terreno agricolo ghiaioso molto permeabile, servita da due consorzi irrigui, quello del Canale di Caluso e quello di Chivasso che servono anche per la ricarica delle falde acquifere più a sud verso il Vercellese. Uno studio approfondito, svolto dall’Università di Torino, ha dimostrato che la conformazione idrogeologica  della zona presenta un quadro decisamente inadeguato ad ospitare un deposito in superficie di scorie radioattive e lo stesso studio evidenzia  che la zona potrebbe essere soggetta a scosse sismiche anche importanti. A poco meno di 2km da quest’area scorre la Dora Baltea che poco più avanti si riversa poi nel Po. E’ quindi più che giustificato pensare che, in caso di perdite, la grande permeabilità del terreno permetterebbe un veloce deflusso di materiale nei canali e nelle zone circostanti con effetti disastrosi che potrebbero coinvolgere direttamente anche la Pianura Padana proprio attraverso il fiume Po. Infine, la parte più delicata e importante riguarda l’estrema vicinanza dell’eventuale deposito a zone ad alta densità di popolazione, nel cuore dell’area TO10 sono presenti siti storici di rilevante importanza, come la “Tenuta settecentesca della Mandria”, strade e siti archeologici, una centrale elettrica e altre importanti attività industriali oltre che ad un utilissimo e molto  frequentato Agri-Asilo. Per quanto riguarda l’economia di zona, questi terreni vengono coltivati con prodotti di eccellenza a partire dai famosi vitigni di Erbaluce di Caluso, ai prodotti ortofrutticoli di qualità nella maggior parte biologici, ai noccioleti e ai cereali (mais, soia, frumento) indispensabili per la catena alimentare a chilometro zero della popolazione e degli animali da allevamento. Togliere ai coltivatori i terreni più fertili della zona, danneggiare l’immagine di prodotti di eccellenza  per costruire un sito per lo stoccaggio di scorie radioattive, significa danneggiare  l’agricoltura locale e tutte le aziende zootecniche circostanti, causando un danno enorme non solo ai diretti interessati ma a tutta la comunità.
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