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Perché il Papa incontra a sorpresa la leader dell’opposizione venezuelana dopo l’arresto di Maduro?

L’udienza riservata tra Papa Leone XIV e María Corina Machado arriva nel pieno della crisi venezuelana, a pochi giorni dal blitz degli Stati Uniti d’America e dalla cattura di Nicolás Maduro. Una mossa diplomatica che parla di diritti umani, transizione politica e di un Vaticano deciso a entrare nella partita.

Perché il Papa incontra a sorpresa la leader dell’opposizione venezuelana dopo l’arresto di Maduro?

Machado

C’è un dettaglio che racconta più di quanto sembri. Lunedì mattina, nella Biblioteca del Palazzo Apostolico, María Corina Machado è entrata con passo rapido e un rosario al collo. L’udienza non compariva nella nota stampa sull’agenda papale ed è emersa solo in seguito nel Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede come appuntamento aggiunto. Un incontro non annunciato con Papa Leone XIV, primo pontefice nato negli Stati Uniti d’America, arrivato a dieci giorni dal blitz americano a Caracas e dalla cattura di Nicolás Maduro, evento che ha rimesso in movimento equilibri politici e diplomatici in tutto l’emisfero occidentale. La visita di Machado, leader dell’opposizione venezuelana e fresca vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2025, è stata confermata nel corso della giornata sia dal Vaticano sia dalle principali agenzie internazionali. L’aggiornamento tardivo dell’agenda è un segnale della natura riservata del colloquio.

papa leone

L’udienza tra Papa Leone XIV e María Corina Machado non era stata preannunciata e resta priva di resoconti ufficiali. Il contesto è però chiaro. Il 3 gennaio 2026 un’operazione militare degli Stati Uniti d’America ha portato alla cattura di Nicolás Maduro e di Cilia Flores, trasferiti negli USA per rispondere di accuse federali. A Caracas è stata proclamata presidente ad interim Delcy Rodríguez, fino a quel momento vicepresidente. Poche ore dopo l’incontro in Vaticano, fonti diplomatiche hanno ribadito la linea del pontefice: difesa dei diritti umani, sostegno a una transizione che rispetti la sovranità del Venezuela, rifiuto dell’uso della forza militare come soluzione ordinaria delle crisi. Una posizione già espressa pubblicamente da Leone XIV all’inizio di dicembre 2025, quando aveva invitato Washington a privilegiare il dialogo e strumenti di pressione non armata.

Un’udienza fuori agenda è spesso il segnale di un’attività diplomatica discreta. La presenza di María Corina Machado, che negli ultimi anni ha rappresentato la richiesta di elezioni libere e di un superamento ordinato del chavismo, invia messaggi a più livelli. Alla nuova leadership venezuelana, frammentata dopo l’arresto di Maduro, indica che Roma intende avere un ruolo, ma pone condizioni chiare: rispetto della Costituzione venezuelana, garanzie per i prigionieri politici, contenimento di vendette e giustizia sommaria. A Washington e ai partner regionali segnala che esiste uno spazio per una via d’uscita non violenta, capace di tenere insieme giustizia e stabilità. È la linea che emerge anche da documenti citati dal Washington Post, secondo cui la Segreteria di Stato vaticana si è mossa già a fine dicembre 2025, quando il cardinale Pietro Parolin ha convocato l’ambasciatore degli Stati Uniti d’America per chiedere chiarimenti sui piani in corso e sollecitare un canale negoziale.

Dietro le quinte, la diplomazia della Santa Sede non ha mai smesso di seguire il dossier venezuelano. Secondo i documenti citati dal Washington Post, alla vigilia di Natale il cardinale Pietro Parolin ha incontrato l’ambasciatore americano per comprendere se l’obiettivo fosse limitato alle reti del narcotraffico o includesse un cambio di vertice politico. In quell’occasione avrebbe chiesto tempo e garanzie per un’uscita negoziata di Maduro, valutando anche l’ipotesi di un asilo in Russia, poi tramontata quando a Washington è maturata la scelta di un’azione militare rapida. Le stesse fonti precisano che il Vaticano non difendeva lo status quo: Parolin avrebbe condiviso la necessità che Maduro lasciasse il potere, ma temeva una spirale di violenza e un’instabilità regionale difficile da controllare. È una linea coerente con le parole di Leone XIV del 2 dicembre 2025, quando invitò a privilegiare dialogo e pressione economica rispetto allo scontro armato.

Nel messaggio diffuso dopo l’udienza, María Corina Machado ha parlato di “benedizione e onore” e ha indicato due priorità: l’intervento per la liberazione dei prigionieri politici e il sostegno a un rapido avanzamento della transizione democratica. Il linguaggio è misurato e riflette la posizione di una leader che, pur forte del Premio Nobel per la Pace 2025, continua a muoversi tra esilio, minacce e la necessità di tenere unita un’opposizione segnata da anni di repressione. La sua biografia politica è nota: ingegnere, cofondatrice del movimento civico Súmate, eletta deputata all’Assemblea Nazionale del Venezuela nel 2010, espulsa dal Parlamento nel 2014. Alle presidenziali del 2024 le autorità vicine a Maduro le avevano impedito di candidarsi; lei aveva sostenuto un candidato alternativo, ritenuto vincitore da osservatori indipendenti nonostante la proclamazione ufficiale di Maduro. Anche per questo il Comitato Nobel norvegese le ha assegnato il premio il 10 ottobre 2025.

Nelle stesse ore dell’udienza è arrivato un segnale concreto sul piano umanitario: la liberazione di due cittadini italiani, Alberto Trentini e Mario Burlò, detenuti a Caracas da 423 giorni e ora sotto la tutela dell’Ambasciata d’Italia in attesa del rientro. La decisione segue l’annuncio dell’8 gennaio con cui Caracas aveva promesso la scarcerazione di un numero consistente di detenuti, compresi stranieri, come gesto di distensione nel nuovo contesto politico. Roma ha fatto sapere di voler rafforzare le relazioni bilaterali. È una fase in cui gesti umanitari e calcolo politico coincidono, ed è in questo spazio che l’azione di Leone XIV e della rete diplomatica di Parolin cerca di orientare gli eventi verso una de-escalation controllata.

Dal suo insediamento nel 2025, Papa Leone XIV ha dato alla politica estera vaticana una linea riconoscibile: difesa dei diritti umani, richiamo alla legalità costituzionale, rifiuto della guerra come strumento diplomatico. Nei discorsi al Corpo Diplomatico e nelle celebrazioni che hanno chiuso l’Anno Santo 2025, ha criticato consumismo, xenofobia e politica della forza, rivendicando il primato della dignità umana. Sul Venezuela ha chiesto di superare la violenza e di garantire la sovranità del Paese nel pieno rispetto della Costituzione. A inizio dicembre 2025 aveva ammonito direttamente gli Stati Uniti d’America a cercare dialogo e pressioni piuttosto che ricorrere alle armi.

Il peso della Santa Sede oggi deriva anche da un lavoro accumulato negli ultimi dieci anni. La Segreteria di Stato vaticana ha costruito una rete di relazioni locali, dalla Conferenza Episcopale Venezuelana ai movimenti civici, e internazionali, con contatti in Qatar, Turchia e Russia, che può essere utile per una transizione con garanzie. La neutralità attiva consente al Vaticano di non legittimare governi contestati ma di mantenere aperti i canali con chi può fermare la violenza, ottenendo risultati concreti come le liberazioni mirate. L’autorità morale di un Papa con esperienza pastorale in America Latina rafforza questa capacità di interlocuzione.

Il Premio Nobel per la Pace 2025 ha dato a Machado una visibilità globale. Il Comitato Nobel norvegese ha motivato il riconoscimento con la sua lotta per una transizione giusta e pacifica e per i diritti democratici. Dopo mesi di clandestinità, la leader dell’opposizione è tornata sulla scena internazionale tra dicembre e gennaio. Oltre a Roma, è attesa a Washington per un colloquio con il presidente Donald Trump, che potrebbe influenzare il disegno statunitense sul dopo-Maduro. Resta però un nodo politico rilevante: secondo diverse ricostruzioni, gli Stati Uniti d’Americaavrebbero accettato Delcy Rodríguez come garante di stabilità nella fase iniziale post-Maduro, una scelta che parte dell’opposizione considera un compromesso al ribasso ma che riflette l’urgenza di mantenere operative istituzioni, forze armate e servizi essenziali in un Paese segnato da una lunga crisi umanitaria.

Sul terreno la situazione resta fragile. La rimozione forzata di un capo di Stato è un fattore di rischio. Le segnalazioni di questi giorni parlano di colectivos armati, perquisizioni arbitrarie e tensioni alle frontiere. Senza una cornice legale condivisa e garanzie di sicurezza per tutti gli attori, la situazione può degenerare. In questo contesto il richiamo di Leone XIV alla non violenza e ai diritti assume un valore operativo per chi negozia.

Nei prossimi mesi alcuni snodi saranno decisivi: un pacchetto ampio di scarcerazioni verificabili da osservatori indipendenti, la definizione di una road map della transizione se Delcy Rodríguez resterà alla guida, l’organizzazione di elezioni credibili con osservatori internazionali, un possibile alleggerimento graduale delle sanzioni legato a progressi sui diritti e un percorso di giustizia transizionale che affronti il passato senza alimentare nuove fratture. Il Vaticano non scrive le leggi, ma richiama alla necessità di verità e responsabilità.

La figura di Leone XIV, primo Papa statunitense con una lunga esperienza in America Latina, gli consente di parlare sia il linguaggio della realpolitik di Washington sia quello delle società latinoamericane. È anche per questo che la sua voce contro l’uso della forza è così insistente: senza ricostruire il rapporto tra istituzioni e cittadini non può esserci stabilità duratura.

Nel lessico vaticano il non detto pesa quanto le dichiarazioni ufficiali. Il fatto che l’udienza con María Corina Machado sia comparsa nel Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede solo a posteriori indica la volontà di evitare clamori, ma manda un segnale chiaro: la Santa Sede considera l’opposizione democratica un interlocutore centrale della transizione, chiede legalità a chi esercita il potere e invita la comunità internazionale a non confondere stabilità e rinuncia alla giustizia. Se nelle prossime settimane arriveranno altre liberazioni, l’apertura a osservatori indipendenti e un calendario credibile verso le elezioni, quell’incontro riservato nella Biblioteca del Palazzo Apostolico avrà avuto un peso concreto. In caso contrario resterà come il segno di un’occasione mancata, mentre Papa Leone XIV continuerà a misurare tutti, alleati e avversari, sulla stessa scala: diritti, dignità e sicurezza delle persone.

Fonti: Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, Washington Post, Agenzie internazionali di stampa, Comunicati del Vaticano, Dichiarazioni ufficiali di María Corina Machado, Comitato Nobel norvegese.

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