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11 Gennaio 2026 - 23:08
Ivrea vista dall'alto
Ivrea prova a immaginare il proprio futuro partendo dalle sue radici più profonde, quelle legate all’esperienza olivettiana e al riconoscimento UNESCO. Si è conclusa con un bilancio più che positivo la prima edizione della Call for Ideas “OLIVETTI LAB: Innovating the Future of Ivrea”, promossa dal Comune di Ivrea e ideata e sviluppata dalla Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura, un’iniziativa pensata per raccogliere idee, visioni e progetti capaci di valorizzare Ivrea, città industriale del XX secolo, Sito Patrimonio Mondiale UNESCO, e l’intero territorio.
La Call ha coinvolto progettisti, start-up, associazioni, imprese culturali, studenti e ricercatori, chiamati a misurarsi con una sfida ambiziosa: immaginare nuovi strumenti e nuove modalità per la tutela, la gestione e la promozione del patrimonio materiale e immateriale di Ivrea. Un patrimonio che non è solo architettonico o urbanistico, ma anche sociale, culturale e identitario. L’iniziativa si inserisce infatti nelle strategie di aggiornamento del Piano di Gestione del Sito UNESCO e si è articolata attorno a tre aree tematiche chiave: Conoscenza, Comunità e Sviluppo.
I numeri raccontano un interesse concreto e diffuso. Sono stati infatti 27 i progetti presentati, provenienti dal Piemonte, dal Canavese e da altre regioni italiane, a testimonianza di come il “modello Ivrea” continui a esercitare un forte richiamo anche al di fuori dei confini locali. Proposte diverse per approccio, linguaggio e strumenti, ma accomunate dall’idea che il patrimonio olivettiano possa essere ancora oggi una leva per costruire futuro. La Call si è così rivelata una vera e propria sperimentazione pilota, capace di generare un patrimonio di idee che potrà alimentare le strategie territoriali dei prossimi anni.
A valutare i progetti è stata una giuria composta da rappresentanti della Fondazione Adriano Olivetti, della Regione Piemonte, della Fondazione Compagnia di San Paolo e del Comune di Ivrea, con il supporto tecnico e scientifico della Fondazione Santagata. Undici i progetti arrivati in short list, analizzati secondo criteri di coerenza con gli obiettivi della Call, grado di innovazione, fattibilità, sostenibilità economica e gestionale, impatto potenziale sul territorio.
Tre i progetti vincitori, uno per ciascuna area tematica. Per l’Area Comunità si è imposto Alessandro Giovanni Gatti con Ivrea Counter-Atlas, un progetto che punta a rileggere il territorio attraverso mappe alternative e partecipate. Nell’Area Sviluppo il riconoscimento è andato a Officine Urbane con OLIVETTI.XXI. Ecosistema Integrato per la Rigenerazione Neoumanistica, una proposta che guarda alla rigenerazione urbana e sociale in chiave contemporanea. Per l’Area Conoscenza ha vinto Studio 3Mark con Percorso Multisensoriale Olivettiano, un’idea che intreccia narrazione, esperienza e nuovi linguaggi per raccontare l’eredità industriale eporediese.
La giuria ha inoltre assegnato due menzioni speciali. Per l’Area Comunità a Camilla Dardanelli con Cromatismi di Comunità, e per l’Area Conoscenza a Sara Aimone con Ivrea Rivelata: Viaggio immersivo tra passato industriale e futuro urbano. Ai progetti menzionati sarà offerta la possibilità di partecipare a un percorso di mentoring curato dalla Fondazione Santagata: niente premio in denaro, ma un accompagnamento mirato per trasformare le idee in proposte operative e sostenibili, rafforzandone struttura e impatto.
La premiazione è in programma mercoledì 14 gennaio 2026 alle ore 14.00, nella Sala Dorata del Palazzo Municipale di Ivrea. Un momento pubblico durante il quale, oltre alla consegna dei riconoscimenti, saranno presentati anche i prossimi passi del percorso avviato con Olivetti Lab.
La Call rientra nel più ampio percorso di community development legato all’aggiornamento del Piano di Gestione del Sito Patrimonio Mondiale “Ivrea, Città Industriale del XX secolo” ed è finanziata ai sensi della Legge 20 febbraio 2006, n. 77, dedicata alla tutela e alla valorizzazione dei siti UNESCO.
Un segnale chiaro: il futuro di Ivrea passa ancora una volta dalla capacità di fare sistema, di coinvolgere competenze e comunità, e di trasformare la memoria industriale in progetto collettivo.
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