AGGIORNAMENTI
Cerca
05 Gennaio 2026 - 16:44
Foto x
Un rombo di motori, ghiaccio a perdita d’occhio, il cielo polare che si fa lattiginoso. A bordo dell’Air Force One, il presidente Donald Trump si lascia scappare una battuta: “Ne parliamo tra 20 giorni”. Pochi minuti dopo arriva la correzione: la Groenlandia “ci serve” ed è “una questione di sicurezza nazionale”, tema da affrontare “tra un paio di mesi”. È l’ennesima scintilla accesa nell’Artico. A migliaia di chilometri di distanza, a Copenaghen e Nuuk, quelle parole vengono percepite come un segnale di allarme. Non tanto per la forma, quanto per il contenuto. Dietro quella frase c’è un intreccio di radar, rotte marittime, risorse minerarie, equilibri militari e diffidenze diplomatiche che, dopo anni di tensioni latenti, torna a correre lungo i ghiacci della più grande isola del pianeta.
Secondo quanto riportato da RaiNews il 5 gennaio 2026, Trump ha ribadito che la Groenlandia è “strategica” e che la Danimarca non sarebbe in grado di difenderla adeguatamente, accompagnando il concetto con ironia sulle capacità militari di Copenaghen. Non è una novità. Nel 2019 l’allora presidente aveva avanzato l’idea di “comprare” l’isola, provocando un incidente diplomatico con la premier danese Mette Frederiksen, che definì la proposta “assurda” e ribadì un principio rimasto invariato: la Groenlandia non è in vendita e il suo futuro spetta ai groenlandesi. Quell’episodio portò alla cancellazione di una visita ufficiale negli Stati Uniti. Oggi il linguaggio cambia solo in parte: non più un acquisto, ma una questione di sicurezza nazionale, legata alla presenza di Russia e Cina nell’Artico e a una competizione che si annuncia di lungo periodo.
Groelândia, depois do aperitivo pic.twitter.com/2JxBTkaRBl
— Felyx (@FelyxFelyx) January 5, 2026
La centralità della Groenlandia non è uno slogan. È innanzitutto geografica. L’isola è una piattaforma naturale proiettata tra Nord Atlantico e Artico. A Pituffik Space Base, ex Thule Air Base, la United States Space Forcegestisce uno dei tre grandi radar del sistema BMEWS/UEWR (Ballistic Missile Early Warning System / Upgraded Early Warning Radar), fondamentali per l’allerta precoce contro i missili balistici e per la sorveglianza spaziale. È un nodo essenziale che alimenta i centri NORAD (North American Aerospace Defense Command) in Colorado e contribuisce alla postura difensiva dell’intero blocco transatlantico. La base, istituita in base a un accordo del 1951 tra Stati Uniti e Danimarca, è la più settentrionale installazione del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, operativa senza interruzioni anche durante la notte polare e dotata del porto in acque profonde più a nord del pianeta. In un contesto internazionale in cui il rischio di escalation tra potenze è tornato concreto, la capacità di osservare e intercettare resta un asset strategico.
C’è poi la dimensione marittima. Il progressivo scioglimento dei ghiacci estivi sta rendendo sempre più praticabili le rotte artiche. La Northern Sea Route, lungo le coste russe, viene percorsa con frequenza crescente da navi commerciali, accorciando sensibilmente i tempi di percorrenza tra Asia ed Europa, in alcuni casi sotto i venti giorni rispetto ai quaranta o cinquanta via Canale di Suez. Per Russia e Cina l’Artico è una scorciatoia strategica e un banco di prova per nuove forme di cooperazione. Per Washington e per gli alleati europei è invece una vulnerabilità da governare, perché più traffico significa più competizione, più rischi e una maggiore necessità di presenza e regole condivise.
La terza variabile è sotto la superficie. La Groenlandia possiede potenziali giacimenti di terre rare, grafite, niobio, ilmenite, molibdeno e altri metalli critici utilizzati nella transizione energetica, nell’industria della difesa e nei programmi spaziali. Negli ultimi due anni il governo groenlandese ha concesso licenze trentennali per progetti sostenuti dall’Unione Europea, come la grafite di Amitsoq e il molibdeno di Malmbjerg, mentre società con interessi statunitensi hanno firmato accordi per rifornire impianti di separazione delle terre rare negli Stati Uniti. Parallelamente, Nuuk ha ribadito il divieto sull’uranio, al centro della controversia internazionale sul progetto di Kvanefjeld, con richieste di risarcimento miliardarie. È un promemoria costante: le risorse minerarie non garantiscono automaticamente consenso politico e sociale.
Dal punto di vista istituzionale, il quadro è chiaro ma spesso semplificato nel dibattito pubblico. La Groenlandia fa parte del Regno di Danimarca, ma dal 2009 gode di un ampio autogoverno grazie al Greenland Self-Government Act. La legge riconosce i groenlandesi come “popolo” secondo il diritto internazionale e attribuisce a Nuukcompetenze legislative e amministrative estese, comprese quelle sulle attività minerarie. Difesa e politica estera restano a Copenaghen. È prevista anche la possibilità di un referendum sull’indipendenza, politicamente legittima ma economicamente complessa. Ogni anno la Groenlandia riceve trasferimenti statali danesi per diversi miliardi di corone, che coprono una parte rilevante del bilancio pubblico. Un rapporto di interdipendenza che la politica locale cerca di ridurre attraverso istruzione, sviluppo economico e sfruttamento selettivo delle risorse.
In questo contesto, l’idea che una potenza esterna possa “prendere il controllo” dell’isola entra in rotta di collisione con i principi di sovranità e autodeterminazione su cui si fonda l’alleanza euro-atlantica. Lo hanno ribadito più volte Mette Frederiksen e i leader groenlandesi: la Groenlandia non è in vendita. Per gli Stati Uniti, del resto, la strategia storica è stata diversa: accordi bilaterali con la Danimarca, cooperazione diretta con Nuuk, presenza militare regolata e diplomazia economica.
Le affermazioni di Trump si scontrano anche con l’evoluzione recente della politica danese. Negli ultimi due anni Copenaghen ha annunciato investimenti miliardari per rafforzare la presenza nell’Artico, con nuove navi d’altura, droni a lungo raggio, radar, caccia F-35, la creazione di un Comando Artico e l’apertura di un’unità militare in Groenlandia. Sono seguite esercitazioni sul territorio, spesso in collaborazione con partner europei. Al netto delle risorse limitate di un Paese di sei milioni di abitanti, il messaggio è esplicito: l’Artico è tornato una priorità operativa condivisa tra Danimarca, Groenlandia e Isole Faroe.
Sul piano europeo, nel marzo 2024 la Commissione Europea ha aperto un ufficio a Nuuk, rafforzando la cooperazione su istruzione, energia pulita e materie prime critiche. L’Unione Europea ha inserito progetti groenlandesi tra quelli strategici del Critical Raw Materials Act (Regolamento sulle materie prime critiche), con l’obiettivo di ridurre la dipendenza da fornitori extraeuropei, in particolare dalla Cina.
La linea statunitense, al di là delle dichiarazioni, resta improntata alla continuità. La base di Pituffik rimane il pilastro militare. Sul piano diplomatico, Washington ha riaperto nel 2020 un consolato a Nuuk. Sul fronte industriale, gli Stati Uniti sostengono la creazione di una filiera nordamericana dei metalli critici, con investimenti in impianti di separazione delle terre rare in Louisiana, anche con fondi del Pentagono, e accordi di fornitura che coinvolgono progetti groenlandesi. È una strategia che normalmente procede per intese, non per atti unilaterali, ed è proprio per questo che le uscite presidenziali vengono accolte con irritazione nelle capitali europee: rischiano di complicare percorsi già avviati e di destabilizzare il dibattito interno groenlandese.
La società groenlandese resta prudente. Il divieto sull’uranio del 2021 e il caso Kvanefjeld hanno dimostrato che lo sviluppo delle risorse non è accettabile a qualsiasi costo. Altri progetti, come quelli sulla grafite e sul molibdeno, avanzano con il sostegno di Unione Europea, Danimarca e operatori internazionali, ma con una forte attenzione a standard ambientali e ricadute locali. In parallelo, restano problemi strutturali: disuguaglianze sociali, carenza abitativa, alti tassi di suicidi, difficoltà nel trattenere competenze. Per questo la cooperazione internazionale insiste sulla formazione e sull’istruzione tecnica.
La promessa di tornare sul dossier “tra un paio di mesi” apre scenari noti. Il più realistico è il rafforzamento dello status quo, con maggiore cooperazione militare tra Stati Uniti e Danimarca, investimenti condivisi e diplomazia economica con Nuuk. Un secondo scenario prevede una retorica dura accompagnata da politiche sostanzialmente cooperative. Il terzo, il più rischioso, sarebbe rilanciare l’idea di un controllo diretto della Groenlandia, con effetti destabilizzanti sui rapporti con Unione Europea, Danimarca e opinione pubblica locale.
Per ora, i segnali vanno nella prima direzione. Copenaghen investe, Nuuk seleziona con cautela, Bruxelles consolida la propria presenza, Washington aggiorna la propria architettura di sorveglianza. Un equilibrio fragile ma funzionale. Alterarlo con dichiarazioni ad effetto ha un costo elevato e non aumenta la sicurezza di nessuno.
Per l’Italia e per l’Europa, la partita groenlandese non è distante. Batterie, aerospazio, difesa e rinnovabili dipendono da materie prime oggi in larga parte controllate dalla Cina. Costruire filiere affidabili tra Groenlandia, Scandinavia ed Europa continentale significa ridurre vulnerabilità industriali. Le scelte dell’Unione Europea vanno in questa direzione. La differenza, in Artico come altrove, non la fa la forza delle dichiarazioni, ma la solidità delle relazioni costruite nel tempo.
Fonti: Governo della Danimarca, Governo della Groenlandia, Commissione Europea, Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, United States Space Force, NATO, Critical Raw Materials Act dell’Unione Europea.
Edicola digitale
I più letti
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.