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Asl To4, la rete dei concorsi falsati: “Forniva domande e risposte ai candidati”

Le selezioni riguardavano posti di coordinamento tra Ivrea, Chivasso, Ciriè, Lanzo e Settimo Torinese

Asl To4, la rete dei concorsi falsati: “Forniva domande e risposte ai candidati”

Asl To4, la rete dei concorsi falsati: “Forniva domande e risposte ai candidati”

«Massacrala, falla desistere. Dille che il posto è a Ivrea, che lì nevica, che da Torino c’è un sacco di strada da fare, tutti i giorni. Dille che le sarà chiesta una reperibilità h24, sempre, che lavorerà sabato e domenica, che sarà complicato fare le ferie e che non avrà mai il trasferimento». È una delle frasi chiave intercettate dagli investigatori e finite nel fascicolo della Procura di Ivrea.

A pronunciarla, secondo gli atti, sarebbe stata Carla Fasson, ex dirigente del Dipsa dell’Asl To4, a Massimo Gai (coordinatore dello Spresal di Ivrea).

Oggi al centro di un’indagine che ipotizza un sistema di concorsi pilotati all’interno dell’azienda sanitaria.

Le accuse formalizzate a suo carico sono quelle di rivelazione e utilizzo di segreti d’ufficio, abuso d’ufficio, corruzione e turbativa d’asta, tutte aggravate dal ruolo di pubblico ufficiale.

Secondo la Procura, tra maggio e settembre del 2022, Fasson avrebbe manipolato almeno diciotto procedure concorsuali relative a posizioni interne dell’Asl To4, comunicando in anticipo i temi e le risposte delle prove a candidati selezionati.

Gli atti giudiziari, firmati dai pm Valentina Bossi e Alessandro Gallo, descrivono un meccanismo preciso: Fasson, nella sua veste di direttrice della Struttura complessa Dipsa – Direzione Professioni Sanitarie, avrebbe abusato della propria funzione per procurare vantaggi illeciti a soggetti a lei vicini, sia sul piano personale sia professionale, trasmettendo loro informazioni riservate sui test, le domande d’esame e i criteri di valutazione. I passaggi sono documentati da chat, email e testimonianze. In alcuni casi le domande sarebbero state inviate via WhatsApp, in altri i candidati sarebbero stati invitati a proporre essi stessi gli argomenti che poi sarebbero stati inseriti nelle tracce ufficiali. Le selezioni contestate riguardano posti di coordinamento in laboratori analisi, radiologie, dipartimenti diagnostici e servizi territoriali delle sedi di Ivrea, Ciriè, Lanzo, Settimo e Chivasso.

Secondo la ricostruzione accusatoria, Fasson avrebbe agito “con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso”, procurandosi e procurando ad altri “un indebito profitto patrimoniale e non patrimoniale” e causando “un ingiusto danno ai concorrenti pretermessi”. In un episodio, l’accusa si estende anche al reato di corruzione: Fasson avrebbe ottenuto, da un candidato da lei favorito, l’accesso ai risultati di esami clinici di due persone con cui aveva una relazione sentimentale, in cambio dell’assicurazione della vittoria a un concorso per coordinatore tecnico sanitario. In altri casi, la dirigente avrebbe anticipato le date delle prove per consentire la partecipazione di determinati candidati o modificato le commissioni per agevolarne l’esito.

Le condotte contestate si inseriscono nel quadro più ampio dell’inchiesta sulla “cricca dei concorsi” dell’Asl To4, un’indagine che coinvolge 38 persone tra dirigenti, medici, infermieri e imprenditori. Gli inquirenti sostengono che Fasson fosse il fulcro di un sistema di potere interno, capace di orientare nomine, assegnazioni e progressioni di carriera. In più occasioni, scrivono i magistrati, le informazioni riservate sulle prove concorsuali sarebbero state divise e fatte circolare tra vari uffici, con l’intermediazione di dipendenti e funzionari compiacenti. Alcuni di questi avrebbero ricevuto, a loro volta, benefici o incarichi in cambio della collaborazione.

Dalle carte emerge inoltre che le attività di Fasson sarebbero avvenute con la copertura dell’allora direttore generale Stefano Piero Scarpetta, anche lui indagato, che avrebbe consentito alla dirigente di risultare presente in servizio pur trovandosi altrove. L’inchiesta ha portato alla luce anche collegamenti con gli appalti gestiti dalla cooperativa Cm Service, ma per Fasson il cuore dell’impianto accusatorio resta la gestione pilotata delle selezioni interne. Domande, risposte, anticipazioni e cambi di calendario: un sistema che, secondo la Procura, ha alterato la regolarità di almeno diciotto concorsi pubblici.

Oggi, con la chiusura delle indagini notificata dalla Procura di Ivrea, la vicenda entra nella sua fase decisiva. Sarà ora il giudice dell’udienza preliminare a stabilire se le accuse di rivelazione di segreti, abuso d’ufficio e corruzione a carico di Carla Fasson e degli altri indagati dovranno essere discusse in aula o resteranno tra le carte di uno dei dossier più delicati della sanità piemontese.

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