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Cronaca

Sedati e lasciati nella "cacca" per far dormire gli infermieri. Appalti, corruzione e silenzi all’Ospedale Civico di Settimo Torinese

Secondo la Procura di Ivrea, tra il 2021 e il 2023 nell’ospedale pubblico di Settimo si sarebbe consumato un sistema di maltrattamenti, abusi e gare truccate da oltre 12 milioni di euro. Un intreccio di potere e indifferenza che racconta il volto più oscuro della sanità piemontese

Sedati per far dormire gli infermieri. Appalti, corruzione e silenzi all’Ospedale Civico di Settimo Torinese

Sedati per far dormire gli infermieri. Appalti, corruzione e silenzi all’Ospedale Civico di Settimo Torinese

C’è un ospedale, a Settimo Torinese, che per anni ha portato il nome di “Civico”. Civico, cioè della città, della gente, della cura pubblica.
Ma nelle carte della Procura di Ivrea, di chiusura delle indagini, questo ospedale appare come tutt’altro: l'ultimo girone dell'inferno dove i pazienti venivano sedati senza motivo, lasciati sporchi per ore, ignorati quando chiedevano aiuto, abbandonati come pacchi su una carrozzina.
E dove, mentre i malati dormivano forzatamente, gli infermieri dormivano davvero.

foto archivio

Al centro delle accuse c’è Damian Toader, infermiera professionale in servizio per conto della CM Service Srl, società che gestiva il personale infermieristico.

Secondo gli inquirenti, Toader — coordinatrice del personale — non solo avrebbe consentito quei maltrattamenti, ma avrebbe costruito un clima di indifferenza e abuso, in cui la notte diventava un tempo sospeso: pazienti sedati con farmaci non prescritti, sacche di flebo ancora piene sui comodini la mattina, persone lasciate nei propri escrementi per ore.
Uno di loro, la paziente del letto 338B, sarebbe stata trovata fradicia e sporca. Altri, come l’uomo del letto 304A, svegliavano solo tardi, ancora intontiti dai sedativi somministrati per far dormire i turnisti.

Le accuse sono precise e devastanti.
La Procura parla di “trattamenti scorretti e tali da integrare il reato di maltrattamenti”. Non episodi isolati, ma un metodo, una prassi accettata, conosciuta, tollerata. In reparto, raccontano gli atti, c’erano persino infermieri che non comprendevano l’italiano, e dunque incapaci di leggere le prescrizioni mediche o comunicare con i pazienti.
E tutto questo sotto gli occhi di chi doveva controllare, ma ha scelto di non vedere.

Poi c’è l’altro capitolo, quello che spiega perché tutto ciò poteva accadere: gli appalti.
Dietro la facciata della gestione sanitaria, emerge un mondo di carte false, affidamenti diretti e favori incrociati. Nomi noti: Alessandro Rossi, Luca Asvisio, Fabrizio Mondello, Mauro Milan, Rita Carmela Conversa, Massimo Ferdinando Cassinelli. Secondo la Procura, in qualità di amministratori, liquidatori, consulenti e rappresentanti di società pubbliche e private, avrebbero truccato le gare per la gestione dei servizi infermieristici e del global service, pilotando milioni di euro verso CM Service.

Le date, i ruoli e i flussi economici parlano da soli.
Da luglio 2020 in poi, mentre SAAPA Spa — la società partecipata dal Comune di Settimo e dall’ASL To4 — gestiva la struttura, le gare pubbliche venivano sistematicamente evitate.
Prima con la scusa dell’urgenza (“non c’è tempo per bandire”), poi con quella dell’incertezza istituzionale (“la Regione deve decidere il futuro dell’ospedale”).
Il risultato: una pioggia di affidamenti diretti a CM Service per un valore complessivo di 12.455.920 euro.
Senza gara, senza confronto, senza trasparenza.
Un flusso di denaro costante che — secondo i magistrati — teneva in vita un sistema fondato sul favore reciproco e sulla paura del cambiamento.

E intanto Damian Toader continuava a lavorare. Anche quando non poteva.
La Procura ha accertato che tra il 22 settembre e il 31 dicembre 2021, Toader era sospesa dall’albo professionale FNOPI, e dunque non abilitata a esercitare la professione. Eppure, continuò a farlo.
Con la piena consapevolezza — dicono gli inquirenti — dei vertici di CM Service, Conversa e Scusello, che non solo non intervennero, ma permisero il proseguimento dell’attività. Un reparto intero, gestito da chi non poteva neppure firmare un’iniezione.

Ma il quadro si allarga.
Perché, come in ogni sistema di potere che si rispetti, il denaro non basta.
Serve il favore giusto, l’amico nel posto giusto.
Ed è qui che entra in scena Francesco Comoglio, dirigente dell’ASL To4 prima, e poi dell’ASL Città di Torino.
Secondo l’accusa, Comoglio avrebbe fornito a Cassinelli, amministratore di fatto di CM Service, informazioni riservate sulle gare pubbliche: bandi ancora da pubblicare, valori delle lavorazioni, nomi delle commissioni giudicatrici.
In cambio, l’assunzione della fidanzata del figlio.
Un vecchio classico italiano: il bando “fotografia”, tagliato su misura per chi doveva vincere. E mentre le carte passavano di mano, l’idea stessa di concorrenza moriva sotto la burocrazia.

Le date fanno tremare: 18 luglio 2022, Comoglio avverte Cassinelli dell’apertura delle buste per le RSA di San Mauro e Settimo; 22 luglio, gli comunica l’esito della gara; 28 ottobre 2022, lo informa di un nuovo avviso per l’assistenza medica al carcere “Lorusso e Cotugno” di Torino. Tutto prima che gli altri concorrenti potessero saperlo. Così si costruisce il potere: con le notizie prima degli altri, con i favori che non si dimenticano mai.

E poi c’è Carlo Bono, un altro nome che pesa.
Coordinatore dell’area territoriale dell’ASL To4, direttore del Distretto di Settimo, presidente della commissione giudicatrice per gli appalti e direttore dell’esecuzione del contratto per la RSA “Mezzaluna” di San Mauro.
Secondo la Procura, Bono avrebbe intrecciato un rapporto corruttivo con Cassinelli, chiedendo l’assunzione della sua compagna, come direttrice della struttura.
In cambio, l’aiuto per far vincere a CM Service la gara. Un “do ut des” che puzza di vecchio potere: tu mi dai la donna che amo, io ti do l’appalto che vuoi.

E questa donna che fa? Convinta - raccontano gli atti - che il suo compagno l’avrebbe “sponsorizzata” per un ruolo dirigenziale, firma un contratto a tempo indeterminato, poi accetta un incarico provvisorio da direttrice per sei mesi. Ma il sogno svanisce presto: nessuna conferma, solo promesse.
Fino al licenziamento e al crollo psicologico, segnato da un esaurimento nervoso e da una diagnosi di depressione.
Una tragedia nella tragedia, in cui il confine tra corruzione e abuso emotivo si confonde.

Tutto questo è successo, secondo la Procura, a Settimo Torinese, tra il 2021 e il 2023.
Mentre la Regione Piemonte chiudeva la sperimentazione, mentre l’ASL To4 firmava proroghe, mentre il Comune — socio di SAAPA Spa — nonostante tutte le cose che si scrivevano sui giornali, si girava dall'altra parte.
Un silenzio istituzionale che oggi suona come complicità.
Perché i conti tornavano, i turni venivano coperti e le carte erano in regola.
Solo i pazienti no. Loro, invisibili, anestetizzati due volte: dai farmaci e dall’indifferenza.

E ora, le carte della Procura raccontano quello che la politica non ha voluto vedere.
Un ospedale pubblico trasformato in un centro di potere privato, dove le regole si piegavano, le coscienze si spegnevano e la dignità viene archiviata.
Dodici milioni di euro in appalti, una coordinatrice sospesa che continua a lavorare, un dirigente che regala bandi al telefono, un altro che scambia l’amore per un contratto.
Una parabola perfetta della sanità italiana: quando la cura si riduce a numeri, la malattia diventa morale.

Il processo dovrà stabilire la verità giudiziaria. Ma quella etica è già sotto gli occhi di tutti.
Perché se davvero in quell’ospedale di Settimo Torinese qualcuno ha sedato i malati per poter dormire tranquillo, allora l’unico sonno che resta da interrompere è quello delle coscienze.

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