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30 Settembre 2025 - 00:15
Andrea Cantoni e Vanessa Vidano
È stata tutto fuorché un consiglio comunale incandescente, quello tenutosi a Ivrea ieri sera. "Balneare" salvo che intorno ad una mozione presentata dai consiglieri di Fratelli d’Italia Andrea Cantoni e Marzia Alessandra Vinciguerra per l'istituzione un Nucleo operativo cinofilo comunale. Obiettivo dichiarato: contrastare lo spaccio e la diffusione di stupefacenti, individuando utilizzando i 40 mila euro destinati all’associazione 21 luglio, impegnata nei progetti di superamento del campo rom di San Giovanni.
Cantoni ha difeso la sua mozione con toni decisi.
“Questa è una proposta concreta, con tanto di copertura già trovata - ha spiegato - Non ci limitiamo a fare proclami, abbiamo individuato i fondi e indichiamo una strada di responsabilità. È da tempo che in aula si parla di sicurezza, ma ora non servono più chiacchiere. Non bisogna avere lauree o master per capire che il crimine in città è legato principalmente alla contesa delle piazze di spaccio tra bande di criminali. Cosa dobbiamo fare? Affrontare il problema. Con risposte specifiche a problemi specifici. L’esperienza del nucleo cinofilo può essere un primo passo, non l’unico, ma un passo concreto verso soluzioni reali”.
Il sindaco Matteo Chiantore ha riconosciuto la bontà dell’intento, ma ha subito frenato.
“La mozione parte da un presupposto errato: i fondi per l’associazione 21 luglio non vengono ritirati, ma saranno erogati entro l’anno - ha replicato - Questo perché fanno parte di un percorso amministrativo coerente con le direttive europee sul superamento dei campi rom. Lodevole l’intenzione, ma nelle modalità non è accoglibile. Detto ciò, ci siamo già mossi per una collaborazione: siamo in contatto con l’unità cinofila di Strambino, con il nulla osta della sindaca e con il comandante della municipale, il dottor Vittone. L’idea è condividere servizi e interventi, anche davanti ai licei. Ma non ci sono le condizioni per creare un’unità autonoma a Ivrea”.
A quel punto la discussione è entrata nel vivo. A lanciare la prima stocca è stata la consigliera Vanessa Vidano.
“Quando ho letto la mozione mi sono sorpresa - ha decantato - perché mai prendere i fondi proprio da quel capitolo? Perché toccare i 40 mila euro destinati all’associazione 21 luglio, proprio ora che il campo rom è finito sotto i riflettori nazionali? Mi sembra una coincidenza curiosa, quasi una forzatura. Quei finanziamenti rispondono a raccomandazioni della Comunità europea e hanno l’obiettivo di superare i campi rom, non di confondere le acque con lo spaccio di droga. Le persone che vivono al campo sono cittadini della nostra comunità e meritano politiche serie di inclusione, non di esclusione”.
Andrea Gaudino ha rincarato: “La mozione si fonda su informazioni inesatte. Non c’è mai stata la volontà di ritirare il contributo all’associazione 21 luglio. E comunque non possiamo pensare alla sola repressione: stiamo già lavorando sull’educativa di strada, con personale qualificato in grado di prevenire situazioni critiche nelle zone a rischio. Ringrazio la vicesindaca e gli uffici che hanno preparato il progetto durante l’estate”.
Di tutt'altro avviso Elisabetta Piccoli.
“I cittadini eporediesi pagano tasse, permessi edilizi, anche per spostare un muro di venti centimetri - ha stigmatizzato -. Pagano tutto, fino all’aria che respirano, e si trovano davanti a contributi destinati a chi vive in un campo rom da decenni. È comprensibile la rabbia. Non possiamo dire sempre ‘poverini, ne hanno diritto’. Anche i cittadini onesti hanno diritto a servizi migliori. Questi soldi sono dei contribuenti e devono essere spesi pensando a loro”.
E su quel "poverini" Vidano non ci ha più visto.
“Non mi permetterei mai di dire ‘poverini’ - è intervenuta a gamba tesa nel dibattito - Non ho usato quella parola e respingo questa rappresentazione. Io parto dal presupposto che il welfare sociale è parte integrante della nostra Repubblica: cancellarlo significherebbe cancellare novant’anni di storia. Le persone fragili esistono e hanno bisogno di sostegno, non di elemosina. Non mischiamo i piani: qui non si parla di permessi edilizi o di uffici tecnici, si parla di politiche di inclusione. Invito la consigliera Piccoli a misurare le parole, perché con un solo intervento ha spazzato via decenni di welfare sociale italiano”.
E ancora Piccoli con ironia: “Che io abbia cancellato ottant’anni di storia mi fa sorridere… Resta il fatto che quei soldi si possono reperire anche da quel capitolo. Non vedo lo scandalo”.
Un tentativo per riportare la discussione nel merito lo han fatto in tanti. Prima Erna Restivo: “La vera novità positiva è la capacità di fare rete con Strambino. Perché spendere risorse se si può collaborare e ottenere lo stesso risultato?”). Poi Massimiliano De Stefano: “Il sindaco ha già dato la risposta più giusta. Tutto il resto, sul reperimento dei soldi, è secondario”. Infine la capogruppo PD Barbara Manucci: “La problematica della sicurezza in città è reale, ma non si può mettere in discussione il fondo per il campo rom, che risponde a una direttiva europea. Dopo il Covid i numeri delle presenze sono già diminuiti: è una linea da perseguire”.
Come non detto!
Il dibattito si è riacceso con la controreplica di Cantoni.
“Bene la collaborazione con Strambino, è un primo passo. Ma resta che la mozione non parte da presupposti sbagliati: è il sindaco stesso che, a Fuori dal Coro, aveva dichiarato che quei 40 mila euro non sarebbero stati più assegnati. Non lo dico io, lo dice lui. Ora che ha cambiato idea, bene: significa che sceglie una direzione diversa. Ma resta il fatto che l’associazione 21 luglio è nota per i suoi esposti contro il governo italiano. Per noi è una vergogna. Se lo strumento del nucleo cinofilo è condiviso, allora iniziamo a lavorarci seriamente, cerchiamo altri fondi...”.
A chiudere la discussione Emanuele Longheu (PD) sul senso pratico della proposta: “Vorrei capire quali azioni intendete con questo strumento. Se si tratta di prevenzione, allora bene. Ma se pensiamo solo di retate, il problema dello spaccio rimarrà tale e quale”. Amen!

In consiglio comunale a Ivrea si è consumata l’ennesima sceneggiata: il sindaco Matteo Chiantore non avrebbe mai parlato dei soldi stanziati per il campo rom. Mai! Fantasie giornalistiche, invenzioni dell’opposizione, distorsioni della stampa cattiva. Peccato solo un piccolo dettaglio: è tutto registrato e ancora lo si trova in rete sul sito di Mediaset. E non registrato su un taccuino di un cronista, ma davanti a una telecamera.
Le parole sono lì, scolpite.
«Penso che stavolta al campo nomadi hanno esagerato. Penso che se ci sarà un processo il Comune si costituirà parte civile. Avevamo messo dei soldi a bilancio ma questa seconda aggressione cambia tutto. Noi non tolleriamo la violenza, soprattutto quando è reiterata. La prima volta c’era l’attenuante di persone non abituate a ricevere queste attenzioni, ma adesso no. Avevamo teso loro la mano ma quel che è successo oggi cambia tutto, con i dovuti distinguo tra la villa abusiva e tutto il resto. Il danno che stan facendo alla città con il loro comportamento è enorme e questo modo di fare non ci rappresenta…».
E se non bastassero le dichiarazioni rilasciate a Mediaset, si aggiunge quella pubblicata da La Sentinella: «Inaccettabile quanto avvenuto martedì, una violenza reiterata che non appartiene alla città. Siamo pronti a costituirci parte civile in un eventuale processo perché questi episodi ledono l’immagine di Ivrea». «Se la risposta al lavoro giornalistico è la violenza si mettono in discussione anche i progetti che questa amministrazione ha avviato a favore del campo nomadi. Abbiamo bisogno di collaborazione e non di violenza».
E son frasi che più chiare di così non si può. Non un’interpretazione, non un rumor, non un sentito dire. No: proprio lui, il sindaco Matteo Chiantore, in carne, ossa, telecamera e "taccuino".
Eppure, in aula, c’è chi si stupisce. Vanessa Vidano, ad esempio, quasi inorridita domanda perché nella mozione dell’opposizione si fosse fatto cenno proprio a quei soldi lì, destinati all’associazione 21 luglio.
Una “strana coincidenza”, li ha definiti. Strana? Macché: più lineare di così si muore. Se il sindaco annuncia in televisione che quei fondi “cambiano destinazione”, è logico che qualcuno raccolga la palla e la metta in una mozione. Non servono i maghi della dietrologia, basta la memoria.
E allora viene da ridere. Anzi, da piangere. In consiglio comunale si nega l’evidenza, come se bastasse dire “non è vero” per cancellare un nastro.
E qui arriva il colpo di genio del consigliere Emanuele Longheu, che dall’alto della cattedra ci ammonisce sull’importanza della “verifica delle fonti”. Ah, la verifica delle fonti! Certo consigliere, ha ragione: è la base del mestiere giornalistico. Ma si immagini la scena: davanti a un sindaco che parla in tv, dovremmo forse chiedergli di firmare una ricevuta in bollo? O pretendere la trascrizione autenticata dal notaio? Più verifica di una dichiarazione rilasciata davanti a un microfono, cos’altro c’è: un giuramento in tribunale?
La verità è che qui non c’è alcun problema di fonti, ma solo di coerenza. Il sindaco ha detto una cosa, chiara e limpida, e poi, probabilmente sulla spinta di un "comune sentire all'interno della maggioranza" l’ha negata. Punto. Non serve un master in giornalismo investigativo per accorgersene.
E allora, se davvero vogliamo parlare di verifica, verifichiamo pure la memoria corta di chi governa la città. Perché i cittadini hanno diritto a sapere non solo cosa viene detto, ma anche se chi lo dice è pronto ad assumersene la responsabilità il giorno dopo.
Poi concordiamo su tutto il resto, a cominciare dal superamento del campo rom. Sono rimasti solo in Italia.
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