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#Sensocivico
13 Novembre 2023 - 16:29
Meloni
Sono passati 7 anni da quando fui espulso dal PD, insieme ad altri 20 compagni e compagne, per aver aderito ai Comitati per il NO al cambiamento della Costituzione. Vincemmo, dopo qualche mese, il ricorso ma il solco era stato tracciato. Tutte le correnti del PD torinese si mobilitarono per mettere la loro bandierina su Settimo e trovarono terreno fertile nell’unione delle ambizioni personali dei giovani di sinistra, di qualche vecchio opportunista in cerca di carriera, e dei sempreverdi democristiani.
Il resto è storia di questi anni. Ma ora arriva lei, ancora una volta il nuovo che avanza. La Meloni annuncia “la madre di tutte le riforme”, la stessa già annunciata 7 anni fa dalla coppia Renzi-Boschi e molti anni prima da Tambroni.

Cambiare la Costituzione e dare più potere al Presidente del Consiglio, ovviamente senza creare contrappesi e con una legge elettorale che già oggi consente ai Segretari di Partito (che poi diventano Primi ministri) di scegliere i futuri parlamentari con liste bloccate. Un pizzico (piuttosto robusto) di premio di maggioranza che aggiunga voti virtuali fino a raggiungere il 55 – 60% di consensi che non ci sono e voilà le madri di tutte le riforme sono pronte, con il relativo corollario dei figli, fratelli e affini di…. cotanti madri.
Ora, come sette anni fa, sarò orgoglioso di dire NO e di partecipare ai Comitati di difesa della democrazia e della Costituzione (Coordinamenti per la Democrazia Costituzionale) che si formeranno nei prossimi giorni e settimane. Spero pure che questa battaglia consenta di ricucire gli strappi a sinistra ma sarà necessario per il PD riattivare la memoria e ripartire dagli errori compiuti.

Quanto meno sarà necessario che quel gruppo dirigente che votava per l’espulsione di chi manifestava il proprio dissenso ad una proposta molto simile a quella oggi proposta dalla Meloni riconosca di aver cambiato idea. .
In alcune realtà, come ad esempio Settimo, dove a quei tempi si erano trasformati tutti in ultrà renziani, sarà necessario che nel PD riemerga la volontà di confronto e di dialogo che è mancata in tutti questi anni. Quanto meno sarà necessario che quel gruppo dirigente che votava per l’espulsione di chi manifestava il proprio dissenso ad una proposta molto simile a quella oggi proposta dalla Meloni riconosca di aver cambiato idea.
Uguale è la voglia di accentrare il potere pubblico nelle mani del Presidente del Consiglio togliendo peso e poteri di controllo al Parlamento. Uguale è il fastidio manifestato per le opposizioni, ma questo accade anche nei Comuni dove sono sempre di più i Sindaci e le maggioranze che vorrebbero dare patenti e decidere anche come si deve fare l’opposizione.
Uguale è l’accento alla stabilità in contrasto con la rappresentanza democratica e la conseguente attribuzione di premi di maggioranza abnormi e offensivi del voto dei cittadini. Uguale, infine, la retorica usata e l’appello al “popolo” contro i partiti (gli slogan di Renzi e della Meloni possono tranquillamente essere sovrapponibili) fatti da Segretari di Partito diventati Presidenti del Consiglio grazie a leggi elettorali che hanno prodotto liste e candidature bloccate totalmente asservite e dipendenti dalle sorti del Presidente del Consiglio protempore e Segretario di partito.

Se si vuole ridare fiducia ai cittadini e rimobilitare i milioni di persone che hanno rinunciato, per sfiducia, ad esercitare il fondamentale diritto al voto allora dobbiamo dare priorità, con convinzione e determinazione, alla difesa della Costituzione e all’allargamento della partecipazione e della democrazia in tutti i settori (dai luoghi di lavoro e di studio, alle istituzioni). Ad esempio mi auguro che la Sindaca di Settimo che sette anni fa, a proposito del Referendum costituzionale, disse “non credo che sia così importante” sappia oggi alzare lo sguardo dal suo “ego” e “particolarismo” e possa dira “ci sono anch’io”. La aspettiamo, e con lei i rappresentanti delle forze politiche e sociali che non condividono l’accentramento dei poteri pubblici nelle mani di poche persone, nella costruzione dei comitati per la difesa della costituzione e della democrazia.
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