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"Volevo fare il pompiere". E voi sapevate la storia di "Giò il piadinaro"?

Da dieci anni ha la piadineria in via dell'Asilo 7 e partecipa al sondaggio "Commerciante dell'Anno" a Chivasso

Giuseppe Papalia

Giuseppe Papalia con la compagna, Alba Bombardieri

Da piccolo voleva fare il pompiere, o il supereroe. 

Parliamo di Giuseppe Papalia, Giò il piadinaro, per gli amici e i clienti.

A giugno ha festeggiato i 10 anni di Piada Boom, la sua piadineria di via dell'Asilo 7 a Chivasso. Ma prima di lanciarsi in quest'avventura, Giuseppe ha fatto altri lavori.

"Sono stato molti anni in Olivetti, poi, quando le cose hanno iniziato ad andare male, ho seguito amici che facevano questo mestiere. Ma non è stata una vera scelta di vita o una passione, perché se in Olivetti le cose avessero continuato ad andare bene, sarei rimasto lì. Non avrei mai cambiato".

Ti piace il lavoro che fai?

"Sì, molto, ho capito da subito che faceva per me. Io poi sono stato un gran frequentatore delle zone della Romagna, le più calde. E anche da quelle parti ho iniziato ad avere amici che facevano questo mestiere. Mi sono inserito così in questo mondo. Quando ho conosciuto Alba, la mia compagna da 10 anni, abbiamo deciso di mettere su quest'attività e ho lasciato il chiosco dei cocomeri. Lei faceva già questo mestiere da 13 anni, è giovane, ma l'ha fatto per tanti anni a Bergamo, la sua città". 

Giuseppe Papalia e Alba Bombardieri, titolari di Piada Boom a Chivasso 


Avresti potuto ricominciare ovunque, perché hai scelto Chivasso?

"Perché questa è la mia città e quando abbiamo stabilito di mettere su un'attività ho sentito il richiamo delle origini".

E com'è andata?

"Prima del Covid, benissimo, poi durante il Covid e dopo, un po' di sofferenza c'è stata. Ma alla fine abbiamo superato quel periodo difficile".

Come hai fatto?

"Ci abbiamo messo del nostro, abbiamo stretto i denti e siamo riusciti ad uscirne. Prima le piadine le facevamo solo, ma con l'emergenza sanitaria abbiamo iniziato a fare quelle d'asporto e continuiamo a dare questo servizio. Stiamo modificando un po' la nostra storia".

Che mercato è Chivasso?

"E' un bel mercato, una cittadina grande. Un po' chiusa di mentalità, non c'è altro passaggio. Ma 27mila abitanti sono tanti. Se un cliente non viene oggi, viene domani. Alla fine vedo che lavoriamo tutti. Se lavori bene, lavori. Certo, non siamo a Milano, ma devi sapere cosa aspettarti".

E tu, cosa ti aspetti?

"Mi aspetto di andare avanti così. Di stare tranquillo. Più che altro, mi aspetto di lasciare un buon ricordo il giorno in cui chiuderò. Che la gente si ricordi di Piada Boom e di Giò il piadinaro. Io sarei già contento così e credo che ci stiamo già riuscendo".

Se c'è una qualità che ti riconosci, qual'è?

"Riesco a digerire tutti, sopporto tutti. Questa è una cosa fondamentale quando lavori con tanta gente. I caratteri sono tanti e devi saperci fare con tutti. Quando avevo il chiosco era diverso: prendevano le angurie, le casse di frutta e se ne andavano". 

Dov'era il tuo chiosco?

"L'ultimo che ho avuto era sulla strada per Castelrosso. L'ho tenuto un paio d'anni, poi l'ho dato via. Ora non esiste più".

Per fare questo lavoro a cosa rinunci?

"Dal punto di vista delle ore lavorative, a niente. Le ore sono quelle. Forse, però, rinuncio alla serenità nelel ore non lavorative. Il pensiero del lavoro c'è sempre. pesano le tante ore non trascorse con nostro figlio. Lavorando insieme, io ed Alba, non riusciamo ad alternarci e alla fine il tempo sottratto a lui e come se fosse doppio. Facendo due lavori diversi, invece, l'uno o l'altro starebbe col bambino. Ma, fortunatamente, tutto sta filando liscio. La domenica stiamo tutto il giorno insieme, ho tolto il sabato sera. Per lui sto modificando anche il nostro lavoro. Prima la sera i ragazzi dicevano: "andiamo da Giò che è sempre aperto", ma non è più così. Ed è giusto che non lo sia più".

Raggiunta la pensione, cosa vorresti fare?

"L'età pensionabile non ce l'ho, ma quella contributiva sì. Devo dire che mi piacerebbe molto passare più tempo nella mia Calabria. Sono di Catanzaro. E avevndo più tempo libero starei più tempo giù. Non mi trasferirei definitivamente perché qui ho molti interessi. Primo tra tutti una figlia grande di 23 anni. Ho i miei genitori".

Da piccolo cosa sognavi di fare?

"Il pompiere. Quei mestieri al servizio delle persone. Il supereroe, insomma. Quelli sono i veri supereroi. E mio figlio è come me, stravede per i vigili del fuoco e si veste da pompiere appena può". 

Saresti felice se tuo figlio portasse avanti la tua attività un giorno?

"Sì, perché ti dà soddisfazione. Però spero che decida di studiare, come sta facendo mia figlia. Che anche lui pretenda di più. Che studi per arrivare a ben altri livelli. Poi, devo dire che questo è un bel lavoro e io lo faccio per passione. Non sono diventato ricco, ma mi piace farlo. I miei figli, preferirei facessero qualcosa di più gratificante".

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