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Deposito Nazionale per il materiale radioattivo: il dibattito

Deposito Nazionale per il materiale radioattivo: il dibattito

Un modello dello stoccaggio delle scorie radioattive nel Deposito Nazionale

Dopo la pubblicazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi), avvenuta il 5 gennaio, fino ai primi di Marzo si potrà consultare la documentazione e presentare osservazioni, ma è pressoché certo che i termini verranno prorogati: ne discute la Camera dei Deputati in questi giorni.

La proroga dovrebbe far slittare anche il Seminario Nazionale (che avrebbe dovuto essere organizzato nel giro di quattro mesi) con la partecipazione di enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca, nel corso del quale saranno esaminati tutti gli aspetti legati al deposito. In base ai risultati del seminario, Sogin aggiornerà la Cnapi e la nuova versione verrà sottoposta ai pareri dei Ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente e delle Infrastrutture, e dell’ente di controllo Isin. A quel punto il Mise preparerà la versione definitiva del documento, la Cnai (Carta Nazionale delle Aree Idonee). Se nessuno dei Comuni in cui si trovano aree idonee presenterà la propria candidatura spetterà al Governo scegliere il sito definitivo.

Secondo la Sogin, la società pubblica responsabile del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi, i cui costi sono coperti dalla bolletta elettrica, per realizzare il deposito saranno necessari quattro anni di cantieri. La struttura occuperà 150 ettari: 110 per il deposito e 40 per un parco tecnologico dedicato a ricerca e formazione.

In attesa di un deposito definitivo di superficie, però, le scorie prodotte in Italia si trovano in depositi temporanei, molti dei quali (progettati per essere operativi 50 anni) sono saturi, vecchi e richiedono periodici e costosi interventi di manutenzione. In Italia sono decine i centri che producono o dove sono stoccati temporaneamente rifiuti radioattivi; in Piemonte i principali sono a Saluggia, a Trino e a Bosco Marengo.

I costi del ritardo

Secondo la Sogin ritardare la costruzione del Deposito Nazionale costerebbe, solo per esercizio e manutenzione “tra 1 e 4 milioni di euro l’anno per ciascun sito, senza tener conto dei costi dell’eventuale realizzazione di nuovi depositi temporanei”. L’investimento di circa 900 milioni di euro per realizzare deposito e parco tecnologico sarà finanziato da una componente tariffaria della bolletta elettrica, che già copre i costi dello smantellamento degli impianti nucleari, mentre per la gestione degli altri rifiuti (come quelli medicali) il finanziamento avverrà attraverso una tariffa di conferimento, che i produttori corrisponderanno all’esercente del deposito per lo smaltimento. Dal 2001 al 2018, dei 3,7 miliardi di euro pagati dai consumatori in bolletta solo 700 milioni sono stati spesi nello smantellamento, realizzando fino al 2018 solo un terzo del programma; il resto è andato ai costi di gestione e per far trattare il combustibile radioattivo in Francia e nel Regno Unito. Ogni anno lo Stato spende 60 milioni di euro per stoccare all’estero parte dei rifiuti nucleari. Il 30 giugno 2020 Sogin ha presentato l’aggiornamento del programma 2020-2035 dei suoi cantieri per smantellare le centrali: oltre 2,3 miliardi di euro nei prossimi quindici anni nell’ambito di un piano che ne vale 7,2.

Alla Camera

E’ in discussione in queste ore una mozione presentata dal gruppo parlamentare della Lega, che impegna il Governo

- ad adottare tutte le opportune iniziative, nell’ambito della leale collaborazione tra enti istituzionali, per porre rimedio alle carenze di informazione ufficiale e alla mancanza di una preventiva informazione delle regioni e degli enti locali in merito alle caratteristiche tecniche del proprio territorio, che lo hanno reso idoneo ad ospitare il deposito nazionale per il combustibile irraggiato e i rifiuti radioattivi e ad inserirsi nella Cnapi;

- ad attivare la massima condivisione con i territori interessati e il coinvolgimento delle regioni nel processo per la scelta dei siti da inserire nella Carta nazionale delle aree idonee, e ad escludere qualsiasi imposizione ai territori di scelte di livello governativo centrale;

- ad informare preventivamente il Parlamento sugli esiti della consultazione pubblica e sulle scelte dei ministri interessati per la definitiva approvazione della Carta nazionale delle aree idonee;

- ad adottare iniziative per informare i cittadini sulla procedura tecnica fino ad oggi attivata per giungere alla redazione della Cnapi e sulle procedure che verranno attivate prossimamente per l’approvazione della Cnai e la scelta effettiva del sito per il deposito nazionale;

- a promuovere iniziative normative per prorogare i tempi a disposizione degli enti territoriali e dei soggetti interessati per la consultazione pubblica e lo svolgimento del Seminario Nazionale in presenza, almeno per sei mesi dalla cessazione dello stato di emergenza dovuta alla pandemia Covid-19;

- nell’ambito della consultazione pubblica, ad informare gli enti territoriali sulle effettive e congrue compensazioni economiche e di riequilibrio ambientale e territoriale che saranno assegnate ai territori che ospiteranno il deposito nucleare per tutto il periodo di giacenza di rifiuti nucleari, in aggiunta alle compensazioni ambientali che verranno previste nell’ambito della procedura di valutazione di impatto ambientale;

- allo scopo di evitare tensioni sociali, nell’ambito della consultazione pubblica e in accordo con gli amministratori locali, a valutare l’opportunità di adottare maggiore attenzione nel coinvolgimento della popolazione per l’individuazione nella Cnai dei siti in territori con alta densità abitativa o particolare vocazione agricola;

- anche in seguito alla consultazione pubblica, ad approfondire promuovendo l’eliminazione delle proposte che eventualmente presentano distanze di un solo chilometro da strade, ferrovie e centri abitati, e ad esplicitare la definizione di «adeguata» distanza dai centri abitati;

- ad escludere le proposte relative all’ubicazione dei siti nelle due isole maggiori che richiederebbero trasporto di rifiuti radioattivi per via marittima o aerea, con alti profili di rischio;

- ad escludere le proposte che interessano aree prossime a siti definiti dall’Unesco “Patrimonio dell’umanità”.

Ha annunciato inoltre una propria mozione Carlo Giacometto, deputato di Forza Italia.

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