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Yalta gialloverde

Movimento 5 Stelle e Lega non si pestano i piedi l’un l’altra, lasciandosi reciprocamente mano libera nella rispettiva sfera d’influenza elettorale. Un po’ come a Yalta, i capi delle potenze vincitrici della seconda guerra mondiale s’incontrarono per «spartirsi» il mondo in aree d’influenza e l’Europa venne divisa da quella «cortina di ferro» che sarebbe caduta col Muro di Berlino nel 1989.

I risultati della «non ingerenza» sanciti nel cosiddetto «contratto di Governo» cominciano a vedersi e a dimostrare chi, tra i due, mette a segno più punti. L’approvazione al Senato della legge di modifica degli articoli del Codice penale sulla legittima difesa è un colpo messo a segno dalla Lega al quale non ha saputo far fronte nemmeno il Pd.

Nessuno lo ricorda, ma un «colpetto» era già stato incassato dalla Lega nel 2006, durante il terzo governo Berlusconi, quando vennero allargate le maglie della legittima difesa non solo nel domicilio ma all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale. Per la precisione, «chi usa un’arma legittimamente detenuta contro il soggetto che ha violato il privato domicilio per difendere la propria o altrui incolumità oppure i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione, non sarà più punibile».

L’attuale disegno di legge è approdato in Parlamento per iniziativa di un sindacato di Polizia penitenziaria (collaterale all’Italia dei Valori che fu) e del Movimento nazionale per la sovranità (fondato dagli orfani di Alleanza nazionale e prima ancora del Movimento sociale italiano). Ciò non toglie che oltre un milione di italiani abbia firmato, presentando i documenti, per sentirsi «più sicuri».

Nella relazione di accompagnamento al disegno di legge dei sovranisti si legge che «il testo dell’art. 52 (del Codice penale n.d.r.), nonostante l’importantissimo ampliamento del secondo comma voluto dal legislatore del 2006, si presta ad una eccessiva discrezionalità di applicazione, cui i giudici hanno sempre preferito le ipotesi maggiormente restrittive ai danni delle vittime di aggressioni». Insomma i giudici sarebbero più propensi a proteggere i delinquenti che le vittime perché, secondo i proponenti, «appare assurdo che possano configurarsi fattispecie delittuose, finanche colpose, nella condotta del reagente, che al contrario andrebbe tutelato da quello stesso Stato che non è riuscito ad evitare, con i propri mezzi, che si verificasse l’intrusione in casa sua».

Ecco il punto. Con questa norma lo Stato «accorda all’aggredito una delega in bianco all’esercizio di una frazione del monopolio pubblico della forza», vale a dire che lo Stato cede al farsi giustizia da sé.

Nel disegno di legge approvato dal Senato in questi giorni, infatti, si «corregge» ancora l’articolo 52 del Codice penale aggiungendo che «non sussiste eccesso colposo in legittima difesa quando la condotta è diretta alla salvaguardia della propria o altrui incolumità o dei beni propri o altrui», facendo prevalere la difesa del «bene patrimoniale» dell’aggredito rispetto al «bene vita» dell’aggressore.

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Blogger: Marta Rabacchi

Marta Rabacchi
Qualcosa di sinistra

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