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VIU. Mella: “Ho deciso di raccontare i personaggi travolti dalla storia”

Viù, Caffè Rocciamelone.

Alessandro Mella siede al tavolo con il computer ad un palmo dal naso. Riordina appunti, studia, scrive, taglia, riscrive. Come un fiume in piena.

In 35 anni ha scritto 9 libri di storia apprezzati dagli studiosi e dalla gente comune. 

L’ultimo, pubblicato nelle scorse settimane, racconta la vita di un viucese doc. Il titolo? “Dalle Valli di Lanzo alla Nuova Italia – Note storiche su Giovanni Rastelli”.

Mella, com’è nata la sua passione per la storia?

“Ce l’ho fin da bambino! I miei genitori mi hanno raccontato che quando a 4 anni visitai il museo egizio di Torino rimasi estasiato. Dai tempi delle elementari ho iniziato a interessarmi di archeologia. Insomma, si tratta di una passione antica e radicata”.

Come si è evoluta la sua passione negli anni?

“Purtroppo, per motivi personali, non ho potuto fare studi umanistici. Ho dovuto studiare da tecnico. Ma, nel tempo libero, ho letto migliaia di libri, visitato mostre e musei, cercato di fare qualsiasi cosa per accrescere il mio bagaglio culturale”.

Così è diventato uno storico…

“Io non mi definisco storico, mi sentirei un usurpatore di titoli. Mi sono sempre attribuito la qualifica di storiografo, sono una persona che scrive di storia per amore e passione. Devo dire però che moltissimi storici di grande levatura mi hanno sempre accolto come uno di loro”.

Quando ha cominciato a scrivere?

“La mia insegnante alle scuole medie diceva a mia madre che non sarei mai stato in grado di scrivere neanche un cruciverba. Invece nel 1999, a 17 anni, ho scritto il mio primo articolo. Cinque anni dopo, nel 2004, ho pubblicato il primo libro. Una volta cominciato, ogni spunto, storia, pensiero che mi ha ispirato ragionamenti l’ho messo nero su bianco. Un po’ con l’obiettivo di ridare voce a chi l’ha persa nel grande calderone della storia. D’altronde tante piccole storie e tante piccole persone formano la grande storia, e da questa sono in qualche modo travolte. Sento una sorta di dovere morale di riportarle a galla”. 

Ci parli dei suoi libri…

“All’inizio mi sono concentrato molto sulla storia dei Vigili del Fuoco, poi ho cominciato ad allargare il mio campo d’interesse. L’opera più importante che ho pubblicato è sicuramente il penultimo volume, “Viva l’imperatore! Viva l’Italia! Le radici del risorgimento: il sentimento italiano nel ventennio napoleonico”. Ho tracciato una sorta di percorso che normalmente la storiografia non aveva mai affrontato nei dettagli, e devo dire di aver ricevuto recensioni positive, anche a livello nazionale. Questo libro ha segnato un po’ una svolta a livello di metodo di lavoro”.

Adesso ha pubblicato il libro su Giovanni Rastelli…

“Sì. Come l’ha definito Aldo Mola nella prefazione, Rastelli è un po’ il paradigma della Nuova Italia. Fece il classico percorso politico che si faceva al tempo, partendo dall’elezione a sindaco e passando all’esperienza nel consiglio provinciale, fino ad entrare in Parlamento. Rastelli era un costituzionale-liberale, molto vicino a Giolitti. Un parlamentare consacrato come statista nel momento in cui votò contro il disegno di legge del Governo Salandra del 20 maggio 1915 che portò alla Grande Guerra. Rastelli fu tra i 26 giolittiani a votare contro”.

Quanto fu importante il suo impegno in Parlamento per le Valli di Lanzo?

“Rastelli si interessò sempre al suo territorio, più volte sollecitò in provincia e alla Camera interventi a favore delle Valli. Tra i tanti me ne viene in mente uno, che di primo acchito può sembrare anche un’azione abbastanza irrilevante. Rastelli si mosse per far intraprendere al Governo provvedimenti per affrontare il problema dei castagni malati. L’importanza sta nel fatto che con con le castagne, ai tempi, si faceva di tutto. Erano fondamentali per i valligiani…”.

Com’è nata l’idea del libro?

“Rastelli è stato spesso citato nei libri che trattano le cronache dell’epoca, poi già il fatto che fosse un onorevole è di per sé interessante. Mi è sembrato curioso che il viucese non avesse una pubblicazione a lui dedicata, a prescindere dalla rilevanza politica del personaggio. Ho iniziato a interessarmi all’argomento, venendo a conoscenza di una quantità sempre maggiore di informazioni sparse. Si è trattato insomma semplicemente di ricostruire quel mosaico. Rastelli è l’unico parlamentare che Viù ha espresso nella sua storia millenaria, non si può non dargli il giusto riconoscimento”.

Com’è stata accolta l’opera?

“Molto bene dai viucesi e dagli storici. Qui, nell’ambito dei Caffè Culturali, ho presentato il libro davanti a ottanta persone che mi hanno ascoltato entusiaste. Il sindaco Daniela Majrano, nel suo intervento, ha colto perfettamente lo spirito del volume, cioè voler restituire questo personaggio alla memoria storica del paese e voler offrire qualcosa ad una comunità che mi ha dato tanto in termini di stima e affetto”.

Quanto è importante la storia di Viù per comprendere il suo presente?

“La storia di ogni comunità è importante. La grande storia, come dicevo, è fatta di tante piccole storie. Ogni comunità, ogni individuo, è travolto e coinvolto nella storia. Qualunque gesto viene compiuto da noi, ogni forma di partecipazione, concorre a fare la grande storia. Pensiamo ad un muro: ognuno di noi è un mattone. Nei libri compaiono solo i mattoni più grandi, ma non possiamo dimenticarsi dei più piccoli perché sono fondamentali e insostituibili”. 

Quali sono i “mattoni grandi” della storia viucese?

“Ce ne sono tanti, ad esempio i marchesi di Barolo, non originari di Viù ma che a Viù hanno dato tanto, permettendo la costruzione della strada che porta in paese. Mi vengono in mente anche i baroni Franchetti, ma anche molti personaggi che hanno partecipato alle guerre mondiali, come Giovanni Cibrario. Sono innumerevoli le figure che emergono per il loro valore, per le loro capacità”.

In quale periodo storico le sarebbe piaciuto vivere?

“Nel Risorgimento! L’Ottocento è stato un secolo straordinario sotto tutti gli aspetti: arte, letteratura, grandi valori, ideali. In quel periodo, nonostante le tensioni, le persone hanno saputo superare le divisioni per uno scopo comune. L’idealismo e la buona creanza del Risorgimento possiamo respirarli ancora un po’ oggi nell’atmosfera torinese. È stato un secolo di grandi ideali e grandi sacrifici che hanno portato all’unificazione dell’Italia. Parlando di Ottocento, mi viene da pensare che dovremmo ogni tanto volerci più bene in quanto italiani, sì difendendo e amando le nostre culture locali ma in un quadro più ampio. Ci conosciamo molto poco, nonostante tutto”.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

“Attualmente sono molto impegnato con i Caffè Culturali di Viù insieme all’assessore Alberto Guerci, al professor Milo Julini, a Karen Giacobino che cura la logistica, a mio padre Massimo che pensa alla grafica. Con il sostegno della Pro Loco e dell’Amministrazione cerchiamo di portare momenti di incontro e scambio culturale qui a Viù. Un altro grande impegno riguarda la presidenza dell’associazione di studi storici “Giovanni Giolitti” di Cavour, che ha per direttore scientifico Aldo Mola e presidente onorario l’avvocato Giovanna Giolitti, nipote dello statista”.

Sta pensando già al prossimo libro?

“Ho alcune idee in mente, ma le svilupperò più avanti. Nel frattempo continuo a scrivere articoli per riviste e periodici. Il mio scopo principale rimane sempre scovare un personaggio e dargli voce. Ad esempio sul prossimo numero della rivista Canaveis sarà pubblicato il mio studio su un personaggio semi sconosciuto, uno dei pochi sopravvissuti alla battaglia di Dogali, Stefano Teppa di San Francesco al Campo”.

Qual è il suo sogno?

“Poter vivere una vita tranquilla, serena, senza eccessi, con le piccole soddisfazioni che la quotidianità può offrire. Spero di poter continuare a costruire il mio futuro con Karen, e contestualmente di proseguire con i miei studi storici e culturali. Insomma sogno semplicemente un futuro sereno, una casa, una famiglia. Certo, continuando a dare il mio piccolo contributo alla memoria storica di questa comunità. Mi sono sempre mosso con l’ambizione di fare qualunque cosa pensando ad uno scopo superiore, morale. Un po’ come i vecchi uomini politici ottocenteschi. È il mio modo di vivere!”.

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Blogger: Manuel Giacometto

Manuel Giacometto
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