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VISTRORIO. Delitto Moschini, per la difesa non fu premeditato

Sarà aggiornata al 14 luglio l’udienza preliminare per l’omicidio del 57 enne Roberto Moschini, detto Bobo, avvenuto la notte tra il 19 e il 20 luglio dell’anno scorso a Vistrorio, in Valchiusella.

Per quel delitto è imputato per omicidio premeditato Alberto Diatto, 61 anni, infermiere del centro di salute mentale a Biella, ora rinchiuso in carcere a Cuneo.

Un rinvio deciso giovedì mattina, dopo un’ora di discussione, dal giudice Marianna Tiseo per avere il tempo di valutare la tesi difensiva avanzata dagli avvocati Gianpaolo Zancan e Silvia Alvares del Foro di Torino. Per la difesa quella notte: “Non ci fu premeditazione”.

Se venisse confermato l’impianto accusatorio raccolto dal sostituto procuratore Daniele Iavarone, invece, per l’infermiere non ci sarebbe più la possibilità di beneficiare del rito abbreviato e finirebbe dritto davanti alla Corte d’Assise. Sarebbe il primo caso in Canavese da quando è entrata in vigore la legge del 12 aprile 2019, che esclude lo sconto di pena (un terzo) per i delitti puniti con l’ergastolo. Perché l’aggravante della premeditazione prevede l’ergastolo.

Secondo la ricostruzione della procura di Ivrea, quella notte, Alberto Diatto aveva infatti raggiunto in auto Vistrorio con il chiaro intento di uccidere Roberto Moschini.

Addirittura, Diatto, era salito in Valchiusella già la mattina del 19 luglio per discutere con Moschini e da qui sarebbe poi scaturita la lite, ma secondo le testimonianze raccolte dai carabinieri il giorno dopo il delitto, Diatto, dopo quel litigio, non si sarebbe allontanato. Sarebbe rimasto nei pressi dell’abitazione di Moschini, nascosto dietro ad un muretto ad osservarlo. Solo dopo qualche minuto sarebbe ripartito per Biella.

Poi, in giornata, sarebbe andato a Torino prima di ritornare a Vistrorio e uccidere Roberto Moschini colpendolo con cinque colpi inferti con un punteruolo in metallo, parte di un bastone.

Ferite che avevano provocato a Roberto Moschini la morte da shock emorragico con lacerazione dell’aorta.

La famiglia Moschini, la sorella Patrizia e il padre Orvinio, attraverso l’avvocato Paolo Campanale del Foro di Ivrea, si costituirà parte civile.

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Blogger: Andrea Bucci

Andrea Bucci
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