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Vini piemontesi tra storia e curiosità!

Vini piemontesi tra storia e curiosità!
Il Piemonte è terra di ottimi vini noti in tutto il mondo. Ma Vi siete mai domandati da dove deriva il loro nome? Che cerca di dare una spiegazione dell’origine dei vini piemontesi. Inizio con il Barolo, il nome deriva da Villa Barogly, il nome con cui fu indicato nel 1200 il castello di Barolo. La sua produzione fu iniziata agli inzi dell’Ottocento dai marchesi Falletti di Barolo, la marchesa ne offrì 300 carrà, botti da carro, al re Carlo Alberto, che apprezzò tanto da voler acquistare un proprio vitigno. Il Dolcetto tra il suo nome dalla radice della parola doset che voleva dire collina, perché è buonissimo ma non dolce. La Barbera, vino declinato rigorosamente al femminile, trae origine dalla chiesa di S.Evasio a Casale tra il 1246. In quel tempo i canonici affittavano lotti di 4 campi ai contadini, affinché fossero lavorati e vi fossero collocate piante “de bonis vitibus Berbexinis”, ovvero di viti berbesine, specie di uva coltivata nella zona fin da prima dell’anno Mille da dove derivano anche i cognomi piemontesi come Barbero, Barberi e Barberis. Secondo altri l’etimologia del nome Barbera pare che derivi dal nome vinum berberis, un succo fermentato di bacche selvatiche prodotte dalla pianta detta Crespino, Berberis Vulgaris, anticamente consumato a Nord delle Alpi, ma che godette di buona fama nel Piemonte tardo-medievale per le supposte proprietà terapeutiche. Infine altri ancora collegano il nome del vitigno Barbera al latino medievale Barberus nel significato di irruente, aggressivo, indomito, con allusione al carattere forte, rude, del vino che si ricava da queste uve. In antichi documenti viene citato il vitigno della Barbera con il nome di Grisa, Grisola cioè Uva Grigia), accomunando così il vitigno all’uva spina per la spiccata nota acida. Arneis, il nome del vitigno ha un’origine incerta, secondo alcuni deriva direttamente dal nome del monte Renesio, Renexij, altura posta a guardia dei vitigni della zona di Canale d’Alba, secondo altri deriva dal termine piemontese “arneis” o “arnais” che significa burbero, scontroso, simile al il carattere di questo vino che è originario di Canale d’Alba. Barbaresco, questo vitigno prende il nome dal Comune di Barbaresco in provincia di Cuneo. Qui anticamente abitavano popolazioni celtiche liguri, circondati da un bosco, quando i Romani colonizzarono il territorio, abbatterono l’antico bosco, dissodarono la terra e lo fecero coltivare a uva, il cui nome deriva proprio dalla barbarica silva, il bosco dei barbari antecedenti ai Romani. Le uve del vitigno nebbiolo sono usate per barbera e barolo, ma anche per un vino che porta lo stesso nome. Quanto al nome, due le ipotesi principali, entrambe collegate alla nebbia o per definire l’aspetto dell’acino, scuro, ma appannato, annebbiato, o forse per indicare la maturazione molto tardiva delle uve, che porta spesso a vendemmiare nel periodo delle nebbie autunnali. Dalla chiesa di San Roc, Rocco di Castagnole Monferrato dove è originario il vitigno Ruché, oppure tra il nome dalla rocca ben soleggiata che ospitava le prime vigne. Per l’origine del nome Grignolino vino che deriva anch’esso dalle viti berbesine del Monferrato da una parte l’ipotesi che deriva dalla parola piemontese astigiana grignole, per indicare i semi nell’acino, numerosi in questa varietà. Dall’altra, ma sempre con riferimento al dialettale piemontese astigiano, grignare, che significa ridere, l’effetto di allegria che induce un bicchiere di questo vino. Storicamente, la prima volta che il nome del vino Freisa risale al 1517, quando ne furono registrate delle casse all’ingresso della dogana di Pancalieri, le botti di fresearum, erano tra i vini nobili, e il prezzo era il doppio del vino normale. Pare che il nome derivi dalla parola francese fraise, con il significato di fragola, il cui aroma si percepisce gustando un bicchiere di Freisa. Il vino detto di Ghemme è originario del Novarese, in particolare proprio del Comune di Ghemme. Pare che la prima testimonianza di questo vino sia un’iscrizione romana sulla lapide di Vibia Earina, di proprietà di Vibio Crispo, senatore romano ai tempi dell’imperatore Tiberio. I Romani possedevano in queste terre delle vigne modello che coltivavano seguendo regole stabilite in tutte le fasi di produzione. Il nome latino della località, Pagus Agamium, fa invece riferimento agli Agamini, popolazione celtica che viveva qui prima dei Romani. Dal muschio al Moscato, il vitigno e il vino moscato hanno un’origine molto lontana, addirittura dal bacino Mediterraneo medio orientale. Furono gli antichi Greci a portare questo vitigno nella Magna Grecia italiana, mentre successivamente i Veneziani lo hanno diffuso nel nord italiano ed europeo. Il nome di questo vino non deriva pare che derivi dal muschio, per via dell’aroma appunto muschiato che sprigiona. Nel citare i vari vini piemontesi non possiamo dimenticare il Canavesano, in particolare di Caluso, Erbaluce che ha una storia che risale dal lontano 1606, quando fu nominato in un libro di Giovan Battista Croce, gioielliere presso il duca Carlo Emanuele I. Il nome di questo vitigno deriva dal colore che assumo gli acini in autunno, riflessi rosati e caldi si fanno più intensi, ambrati, nelle parti esposte al sole. L’origine del nome Bonarda è incerta. Secondo alcuni autori, il nome deriverebbe dal patronimico longobardo Bono con l’aggiunta di hard, che in longobardo significava, coraggioso e forte. Questa supposizione si basa sul fatto che i Longobardi ebbero come capitale Pavia, con estensione del loro dominio anche in Oltrepò. Il vino Oltrepò Bonarda si ottiene da uva Croatina, la cui etimologia deriverebbe da, croatta, cravatta, e starebbe a indicare che il vino ottenuto da Croatina si beveva nei giorni di festa, quando appunto veniva indossata la cravatta. Concludo con il Cortese di Gavi, Corteis, in Piemontese uno dei vini bianchi più antichi e noti. La sua origine risale al Medioevo, e precisamente al 972, quando il primo documento storico ne testimoniò la produzione, pare che il nome derivi dal Comune alessandrino e l’etimologia rimanda a un’antica lingua ligure in cui Ga, terra e Va, buca, per indicare un territorio ricco di grotte.
Favria, 17.09.2019 Giorgio Cortese

Dimenticare come zappare la terra e curare il terreno significa dimenticare noi stessi.

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